Anche in questi primi dieci giorni di settembre le forze di polizia, hanno già arrestato, in tutto il territorio nazionale, una cinquantina di nigeriani trafficanti e spacciatori di stupefacenti. Il bilancio, provvisorio, è di oltre 1.600 dall’inizio del 2019 con la prospettiva, stando all’attuale trend, di superare il numero degli arresti (2.144) del 2018 che già aveva registrato un incremento di oltre il 23% rispetto all’anno prima. In diversi casi si tratta di “cani sciolti” ( talvolta anche di richiedenti asilo e di protezione internazionale), in molti casi, tuttavia, si tratta di manovalanza che fa capo a gruppi e organizzazioni criminali di nigeriani che si sono radicate nel nostro paese ( ma anche in altri paesi europei). Strutture criminali che, come emerso in molteplici attività di indagine e inchieste giudiziarie, hanno assunto anche le caratteristiche di vere e proprie associazioni mafiose.

E’ il caso di Maphite, acronimo di Maximo Academy Performance Highly Intelectual Empire, confraternita fondata nel 1978 in Nigeria e la cui presenza in ambito nazionale è emersa a Torino, poco più di due anni fa, a seguito di indagini collegate al traffico di stupefacenti e all’immigrazione clandestina soprattutto di donne da destinare alla prostituzione. Anche nell’ultima  relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) presentata al Parlamento dal Ministro dell’Interno a luglio scorso, si da conto di Maphite come “..di un nuovo gruppo criminale (..) transnazionale..” caratterizzato esclusivamente da una presenza di persone di sesso maschile, fortemente omertoso e con l’uso di un linguaggio volutamente di difficile comprensione, che è stato possibile individuare solo grazie alla collaborazione di un nigeriano che ha deciso di collaborare con la magistratura torinese nell’inchiesta “Athenaeum” conclusa nel settembre 2016.

Inchiesta che ha consentito di individuare la presenza di cellule di Maphite in Canada, Regno Unito, Olanda, Germania, Malesia e Ghana ed una presenza, altrettanto inquietante, in “..quasi tutti gli Stati europei..” e in diverse regioni italiane (complessivamente dodici). In particolare, come annota la DIA, sono quattro le famiglie del sodalizio mafioso che operano in Italia e cioè la Famiglia Vaticana la cui sede principale è in Emilia Romagna (con influenze in Toscana e Marche), la Famiglia Latino che “controlla” il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, la Famiglia Roma Empire, presente nella Capitale e in altre città del Lazio ma con “attività” anche in Campania, Abruzzo e Calabria e la Famiglia Light House of Sicily operante in Sicilia e Sardegna. Famiglie, dunque, con regole, strutture gerarchiche, ruoli, cariche interne e riti di affiliazione tipici delle mafie nostrane ma anche più violente (come il rito di affiliazione che prevede prove durissime superate le quali si viene “battezzati” e si entra a far parte del cult con un nuovo “nome”). Se, a livello nazionale, Maphite ha un capo (il Don nazionale), ogni famiglia ha un suo Don in Council mentre in ogni regione esiste un coordinatore delle attività illecite sulle zone di competenza ( Coordinator in Council) che è in contatto diretto con il Don nazionale.

Le attività criminali delle famiglie sono demandate ad apposite Sezioni (Tyrus quella addetta al narcotraffico, Jazibel-Rhaba quella per la prostituzione, Mario Monti, per il movimento di denaro, Canaland per le estorsioni), ognuna diretta da una persona nominata dal Don e sette collaboratori che restano in carica di norma per un biennio. Gli affari vanno a gonfie vele e qualche preoccupazione in più dovrebbe averla anche la nostra classe politica dirigente se la criminalità nigeriana è arrivata persino a “impressionare  i mafiosi italiani” come ha sottolineato la DIA.

 

Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).