La preoccupazione di determinare una condizione di addiction da analgesici oppioidi in pazienti che soffrono di dolore, rappresenta una condizione ostativa non infrequente nella pratica clinica quotidiana.
I farmaci oppioidi, infatti, oltre a possedere un effetto antalgico, sono in grado di modulare il sistema cerebrale della gratificazione e della ricompensa di qualsiasi individuo.
Questi effetti possono essere “valutati” e vissuti dal soggetto in diversi modi: in alcuni casi non rivestono un’importanza rilevante e non determinano alcuna alterazione dell’equilibrio psichico e comportamentale del soggetto in altri, invece, possono rappresentare la base per l’inizio di un misuso del farmaco oppioide e dell’instaurazione progressiva di uno stato di dipendenza “complessa” o addiction propriamente detti.
Infatti, sebbene tutti i farmaci oppioidi siano in grado di determinare uno stato di dipendenza iatrogeno correlato alle loro caratteristiche farmacodinamiche, questo non rappresenta di per sé una condizione patologica, bensì un normale processo fisiologico collegato al progressivo instaurarsi del fenomeno della tolleranza che, inevitabilmente, questi farmaci determinano, alla stessa stregua di altre molecole che insistono su qualsiasi tipologia di recettore cerebrale.
Pertanto, essere affetti da una condizione di dipendenza da oppioidi in corso di terapia antalgica, non significa essere diventati dei “malati” né, tantomeno, essere nella precondizione di diventare dei soggetti “addicted”.
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