Non appena le porte dei sensi entrano in contatto con i loro rispettivi oggetti, nel corpo appaiono sensazioni. Esse sono percepite come gradevoli, sgradevoli o neutrali in base alla valutazione che ne dà una parte della mente. Appena avvertite, riconosciute e valutate, la mente reagisce con desiderio o rifiuto, in base ai condizionamenti passati. Ne deriva una costante moltiplicazione di profondi condizionamenti mentali. Grazie alla Mindfulness gradualmente la consapevolezza si fa più acuta: non si è più ignari di ciò che avviene al nostro interno. E si diventa capaci d’osservare sensazioni in ogni parte del corpo: sensazioni di caldo, freddo, fremito, pulsazione, leggerezza, pesantezza, prurito, bruciore, dolore. Si osservano il loro sorgere e il loro passare. Si sperimenta il loro carattere impermanente, la loro natura effimera. Il fare esperienza di questo processo costituisce una vera conquista. Si arriva a osservare oggettivamente le sensazioni senza nessuna identificazione con l’io.( Dhamma Giri, Igatpuri, India, dicembre 1989)
Cos’è la Mindfulness? E’ la traduzione inglese della parola “SATI” termine che in lingua Pali (la lingua in cui il Buddha ha dato i suoi insegnamenti) indica uno specifico e ben definito “fattore mentale”, una qualità della coscienza che può essere coltivata e sviluppata. Non è facile descriverla a parole perché si riferisce prima di tutto a un’esperienza diretta. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio: “Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare:a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”. Si può descriverla anche come di un modo per coltivare una piena presenza all’esperienza del momento. La Mindfulness affonda le sue origini nella tradizione Theravada del Buddismo e si rifà alla Vipassana che in lingua pali è una parola composta dal prefisso vi che viene tradotto come “in maniera speciale” e la radice passana che significa “osservare, guardare” pertanto assume il significato di “vedere in modo speciale … guardare in profondità … osservare le cose come sono in profondità”. Possiamo ritenere tuttavia che non sia casuale che la Mindfulness emerga dalla tradizione buddhista, perché fin dalle sue origini il Buddhismo si è proposto non tanto come una religione quanto invece come disciplina interiore, come filosofia applicata con molte implicazioni di carattere psicologico, avendo come preoccupazione fondante il sollievo dal dolore e dalla sofferenza umana. Tradizionalmente infatti l’origine del Buddhismo viene fatto risalire all’enunciazione delle Quattro Nobili Verità, espresse intorno al 523 a.c. dal Buddha Shakyamuni, che si possono così enunciare: 1. La vita è sofferenza e dolore (DUKKHA); 2. La sofferenza e il dolore sono conseguenza della bramosia e dell’attaccamento (TANHA); 3. E’ possibile superare il dolore e la sofferenza; 4. La via che porta al superamento del desiderio e dell’attaccamento che sono causa di dolore e di sofferenza è la via della disciplina interiore, che poi verrà esplicitata nel cosiddetto Nobile Ottuplice Sentiero. Il nobile ottuplice sentiero è l’esplicazione di 8 comportamenti dette retti associati a stati mentali: Retta Comprensione, Retta Motivazione, Retta Parola, Retta Azione, Retta Vita, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione.
Retta Consapevolezza o Mindfulness può essere definita come uno stato mentale correlato a particolari qualità dell’attenzione e della consapevolezza, in cui la persona ascolta e osserva le proprie emozioni, le proprie sensazioni fisiche e i propri pensieri, accettandoli così come sono, senza giudicarli, senza cercare di modificarli, né bloccarli. La pratica della mindfulness si propone quindi, di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli e appropriate al contesto. Non cambia i contenuti della nostra mente (pensieri) ma le nostre relazioni con essi e si presenta come uno strumento che può essere integrato ad una terapia.
Nell’ accezione Mindfulness si tratta di essere attenti al presente, nel qui ed ora. Il concetto di “hic et nunc” latino, traducibile appunto con “qui ed ora” non è nuovo in ambito psicologico. Fritz Perls nella Gestalt-therapy ne aveva fatto un costrutto quasi “religioso” per l’importanza che ne attribuiva. Tutta la sua pratica clinica infatti era centrata nel cogliere quello che sta accadendo nel “qui ed ora” tra paziente e terapeuta. Ma la stessa attenzione al “qui e ora”, la ritroviamo anche in altri approcci psicoterapeutici e l’idea portante è che “la vita con i suoi vari eventi può realizzarsi solo nel presente, perché un attimo dopo è già consegnata al passato e un attimo prima è ancora nel limbo del futuro”.
Continua la lettura dell’articolo completo su sipad.network
Dott.ssa Antonella D’Andrea Psicologa – Psicoterapeuta
Insegnante Mindfulness e protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction)