Il Senatore Nicola Morra, da pochi giorni presidente della Commissione parlamentare Antimafia, in una recente intervista ha dichiarato che tra i principali temi da “approfondire” della Commissione ci saranno quelli della presenza della c.o. nella sanità, nel business del gioco d’azzardo, nei rapporti tra mafia e chiesa, nella cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. Temi, sia chiaro, rilevanti e sicuramente ci sarà un buon lavoro di analisi e di “approfondimento” dei vari comitati che, in seno alla Commissione, si occuperanno delle singole tematiche. Tuttavia, una buona base di partenza per la Commissione da poco insediatasi a San Macuto (la legge istitutiva è dell’agosto scorso), dovrebbero essere alcune precedenti relazioni, per esempio quella “conclusiva” dell’ultima Commissione presieduta da Rosy Bindi (febbraio 2018), quella relativa alle infiltrazioni di cosa nostra e della ‘ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria (dicembre 2017) e l’altra, più “antica” ma sempre importante, del 17 giugno 2014, relatrice l’On. Laura Garavini ( ancora componente dell’attuale Commissione) sulla “lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea”.
Uno studio attento di questi documenti dovrebbe consentire ai nuovi singoli componenti la Commissione (25 deputati e 25 senatori) di avere un quadro di riferimento preciso e circostanziato su gran parte delle attività criminali delle varie organizzazioni italiane e straniere che controllano vaste zone del nostro Paese, condizionando il sistema economico e imprenditoriale. Dal nostro osservatorio vorremmo soltanto che si dedicasse maggiore attenzione al fenomeno criminale del narcotraffico, che è la vera priorità per la sicurezza, anche di molti altri Paesi. E’ il narcotraffico la maggiore fonte di profitti illeciti in Italia ( ben oltre 10 miliardi di euro l’anno), seguito dall’estorsione, dallo sfruttamento della prostituzione e dalla contraffazione( ciascuna con oltre 4,5miliardi di euro). Sulla c.o. si sa tutto, da tempo e, comunque, quanto basta per ridurla ai “minimi termini” se solo lo si volesse. Occorrono, oggi più che mai, se veramente è il tempo del “cambiamento”, azioni concrete per approntare strumenti normativi e organizzativi che consentano di raggiungere risultati migliori nel contrasto alle varie forme di criminalità. E per far ciò non è necessario che la nuova Commissione parlamentare Antimafia torni a fare missioni sul territorio e ad “audire” i vari esponenti delle realtà locali e delle istituzioni deputate alla sicurezza.
E’ da oltre mezzo secolo che le Commissioni Antimafia (la prima risale al 1962) ascoltano, scrivono, analizzano e sottolineano, nelle “conclusioni” delle relazioni stilate, spesso, in modo netto e preciso, le iniziative che il Parlamento avrebbe dovuto e potuto adottare per conseguire un contrasto più efficace, reale, verso la criminalità mafiosa italiana che, nel frattempo si è andata insediando tranquillamente in molti Paesi europei. Alcune (poche) iniziative sono state messe in campo, ma non c’è stato quell’auspicato salto di qualità che era necessario, per esempio, in tema di cooperazione tra le forze di polizia e gli organismi giudiziari europei. Quella cooperazione, talvolta integrazione, che invece si è avuta tra soggetti di diversa nazionalità nel contesto di quei 3.600 circa di gruppi criminali censiti nel 2014 in ambito UE. Vere e proprie reti criminali multinazionali, con una forza economica straordinaria. Ecco, è su questo punto che auspichiamo azioni politiche definitive, senza attendere gli ulteriori allarmi dell’Antimafia di ogni Legislatura con le sue proposte rimaste, spesso, lettera morta.
Per “paoloberretta.com” – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).