Un recente contributo redatto da Anna Paola Lacatena, intitolato “Salute mentale e dipendenze, l’accorpamento non convince”, apparso su Avvenire, offre una riflessione puntuale sulle tensioni emerse tra due documenti ufficiali di rilievo.
Il terzo testo del Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030, inviato alle Regioni dal Ministro della Salute Orazio Schillaci il 13 novembre 2025 e le dichiarazioni rilasciate dall’Onorevole Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, al termine della VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze tenutasi a Roma il 7 e 8 novembre scorso.
Il nodo centrale del dibattito riguarda il modello organizzativo dei servizi attivi nel campo della salute mentale e delle dipendenze.
Nonostante il Piano Nazionale ribadisca ancora l’idea di un “Dipartimento a matrice integrata e inclusiva” — interpretata da molti come una proposta di fusione strutturale tra i Dipartimenti di Salute Mentale e quelli dedicati alle Dipendenze — Mantovano ha ribadito con chiarezza che i Dipartimenti per le Dipendenze debbano conservare autonomia operativa, privilegiando forme di collaborazione concreta e sinergica rispetto a un’assimilazione organizzativa.
Lacatena individua una serie di criticità, in linea con le osservazioni avanzate in passato dalla Società Italiana Patologie da Dipendenza (S.I.Pa.D.), legate alla sostanziale eterogeneità tra i due settori: le necessità cliniche, psicosociali e assistenziali delle persone con dipendenze si discostano profondamente da quelle delle persone con disturbi mentali.
Mentre in quest’ultimo ambito il controllo del comportamento e la gestione di sintomi psichiatrici sono prioritari, nel campo delle dipendenze l’intervento richiede un approccio complesso e articolato, che combini competenze mediche, psicoterapeutiche, sociali ed educative, con particolare attenzione alla motivazione al cambiamento, alla gestione delle crisi acute e alla prevenzione delle ricadute.
I servizi per le dipendenze, infatti, seguono percorsi specifici: si avvalgono di strutture territoriali ad accesso diretto e collaborano con comunità terapeutiche specializzate, diverse da quelle che accolgono pazienti con patologie psichiatriche o con doppia diagnosi.
Una fusione forzata, dunque, rischia di appiattire queste specificità, smorzando l’efficacia degli interventi e disperdendo risorse professionali mirate.
Inoltre, la diversificazione delle popolazioni coinvolte — adolescenti, donne, consumatori di sostanze legali o illegali, soggetti con dipendenze comportamentali o con uso polisostanziale — richiede risposte calibrate e differenziate.
L’unificazione dei dipartimenti potrebbe condurre a sovrapposizioni di funzioni, confusione nei ruoli e disomogeneità nei percorsi di presa in carico, senza alcun vantaggio tangibile in termini di efficienza, e con possibili ricadute negative sull’accessibilità e tempestività dei servizi.
L’autrice mette in evidenza un paradosso: se l’obiettivo dichiarato è migliorare la reattività del sistema sanitario alle emergenze e ai bisogni complessi dei cittadini, l’accorpamento potrebbe produrre l’effetto opposto, rendendo i servizi più rigidi, meno specializzati e meno capaci di rispondere in modo mirato.
In conclusione, l’ipotesi di un dipartimento unificato — per quanto animata da buone intenzioni — appare priva di fondamento pratico e potenzialmente dannosa per la qualità complessiva dell’assistenza.
La proposta, infatti, rischia di privilegiare una logica di semplificazione amministrativa a scapito di un approccio clinico articolato, proprio in un momento storico in cui le dipendenze stanno mutando profondamente, sia per le sostanze coinvolte che per le modalità con cui si manifestano.
Sulla scorta di queste considerazioni, S.I.Pa.D. si allinea alle posizioni espresse da Mantovano, ribadendo la necessità di preservare una distinzione organizzativa netta tra i due ambiti.
Al contempo, la società scientifica auspica lo sviluppo di forme stabili e strutturate di cooperazione — tramite protocolli condivisi, piani terapeutici congiunti e scambi professionali regolari — che valorizzino le competenze specifiche di ciascun settore senza comprometterne l’identità né l’efficacia operativa.
🔗 Link utili
- Sito del Ministero della Salute – Salute Mentale
→ https://www.salute.gov.it/portale/salute-mentale/homeSaluteMentale.jsp
Qui trovi i documenti ufficiali, tra cui le versioni precedenti del Piano Salute Mentale. - S.I.Pa.D. – Società Italiana per lo Studio delle Patologie da Dipendenza
→ https://www.sipad.it
Sito ufficiale con linee guida, posizioni istituzionali e pubblicazioni scientifiche. - Avvenire – Sezione Salute
→ https://www.avvenire.it/salute
Puoi cercare articoli di Anna Paola Lacatena usando la funzione di ricerca del sito. - Conferenze Nazionali sulle Dipendenze – Archivio ISS (Istituto Superiore di Sanità)
→ https://www.iss.it/conferenze-dipendenze
Documenti e atti delle edizioni precedenti (es. VI Conferenza, 2022).
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