Le immagini sono certamente insolite: turisti che fanno il bagno nelle acque cristalline del Mar Ionio mentre, a pochi metri di distanza, alcuni maiali entrano in acqua, nuotano e raggiungono le imbarcazioni in cerca di cibo.
Accade ad Atokos, piccola isola privata situata tra Lefkada e Itaca, diventata nel 2026 un fenomeno sui social proprio per la presenza dei suoi maiali neri mediterranei. Video e fotografie mostrano visitatori che li accarezzano, li alimentano e, soprattutto, nuotano insieme a loro.
La scena può sembrare soltanto curiosa. Dal punto di vista della salute pubblica, però, solleva una domanda più interessante: condividere un’acqua di balneazione con animali terrestri può comportare un rischio microbiologico?
La risposta corretta non è «sì, è pericoloso», ma nemmeno «il mare disinfetta tutto». Il rischio dipende dal tipo di animale, dalla presenza effettiva di microrganismi patogeni, dalla contaminazione fecale o urinaria, dalle caratteristiche dell’acqua e, soprattutto, dall’entità dell’esposizione.
Cosa sta succedendo sull’isola greca di Atokos
Le immagini diffuse nel settembre 2026 sono autentiche. Atokos è un’isola dello Ionio priva di residenti permanenti e frequentata da imbarcazioni turistiche. Una popolazione di maiali neri vive liberamente sull’isola e alcuni animali hanno sviluppato l’abitudine di avvicinarsi alla spiaggia e di entrare in mare, apparentemente anche perché i visitatori li attirano offrendo loro del cibo.
È quindi opportuno parlare di maiali che vivono allo stato libero o semiselvatico, evitando di trasformarli automaticamente in “cinghiali”. Le stesse cronache utilizzano terminologie non sempre uniformi.
Quello che invece le fotografie non possono stabilire è se quegli animali siano portatori di specifici patogeni oppure se abbiano contaminato microbiologicamente l’acqua.
Questa distinzione è fondamentale.
Maiali e cinghiali possono trasportare microrganismi zoonotici
Suini domestici e selvatici possono ospitare numerosi microrganismi. Studi condotti sui cinghiali hanno documentato, per esempio, la presenza di batteri quali Salmonella, Campylobacter, Escherichia coli e Clostridium perfringens. Uno studio sperimentale pubblicato sul Journal of Environmental Quality ha inoltre dimostrato che l’accesso diretto dei suini selvatici all’ambiente acquatico può aumentare localmente indicatori fecali e microrganismi potenzialmente patogeni [1].
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera infatti le deiezioni animali una possibile fonte di contaminazione microbiologica delle acque, comprese quelle destinate alla balneazione [2].
Questo non significa, però, che la presenza di un maiale in acqua renda automaticamente il mare pericoloso.
Perché esista un rischio infettivo devono verificarsi diversi passaggi: l’animale deve essere portatore di un agente patogeno, deve eliminarlo nell’ambiente, il microrganismo deve sopravvivere abbastanza a lungo, deve essere presente in dose sufficiente e infine deve raggiungere una via d’ingresso nell’organismo umano.
È la differenza tra pericolo biologico potenziale e rischio effettivo di infezione.
Leptospirosi: il rischio esiste, ma non va sovrastimato nel mare aperto
La leptospirosi merita attenzione perché Leptospira può essere eliminata con le urine di numerosi mammiferi, compresi roditori, bovini, cani, suini e animali selvatici.
Secondo CDC e WHO, l’uomo può infettarsi attraverso il contatto con urine infette oppure con acqua o terreno contaminati. Il batterio può penetrare attraverso abrasioni e lesioni cutanee o attraverso le mucose di occhi, naso e bocca [3,4].
Il collegamento tra leptospirosi e attività ricreative in acqua è ben documentato. Tuttavia, la maggior parte degli episodi descritti riguarda acqua dolce, corsi d’acqua, fango, alluvioni o ambienti tropicali e subtropicali, non normali immersioni in mare aperto. Una review pubblicata nel 2026 continua infatti a identificare l’esposizione ricreativa all’acqua dolce come uno dei contesti caratteristici della malattia [5].
È quindi eccessivo affermare che nuotare accanto a questi maiali ad Atokos comporti di per sé un importante rischio di leptospirosi.
Più corretto è dire che un animale infetto potrebbe teoricamente contaminare l’ambiente attraverso le urine, e che il contatto con acqua realmente contaminata rappresenta una modalità riconosciuta di trasmissione.
Ma il sale non disinfetta automaticamente il mare
Anche l’idea secondo cui la salinità renda automaticamente innocui i microrganismi è sbagliata.
Salinità, temperatura, radiazione solare, pH, materia organica e diluizione influenzano in maniera diversa la sopravvivenza dei vari agenti biologici.
Nel caso di Leptospira, l’acqua dolce rappresenta generalmente un ambiente più favorevole. Tuttavia, esperimenti pubblicati in letteratura hanno mostrato che alcuni ceppi potevano rimanere vitali per alcuni giorni anche nell’acqua marina, soprattutto in presenza di sedimento [6].
Questo dato deve essere interpretato correttamente: dimostrare la sopravvivenza sperimentale di un batterio nell’acqua di mare non equivale a dimostrare un rischio epidemiologico significativo per i bagnanti di Atokos.
In mare aperto entrano inoltre in gioco diluizione, movimento dell’acqua e irraggiamento solare, che possono ridurre notevolmente la concentrazione e la persistenza di diversi microrganismi.
Il problema più generale è la contaminazione fecale
Il tema più solido, dal punto di vista della salute pubblica, non è quindi esclusivamente la leptospirosi ma la contaminazione fecale delle acque ricreative.
L’OMS identifica gli scarichi fecali umani e animali tra le possibili sorgenti di contaminazione delle acque costiere. La stessa normativa europea sulla qualità delle acque di balneazione utilizza indicatori microbiologici, in particolare Escherichia coli ed enterococchi intestinali, proprio per valutare la contaminazione fecale e classificare la qualità delle acque.
Gli escrementi animali possono contenere batteri, protozoi e altri microrganismi zoonotici. La loro presenza, tuttavia, varia enormemente tra specie, singoli animali, area geografica e condizioni ambientali.
Di nuovo: un maiale che nuota non equivale a un’acqua microbiologicamente pericolosa.
Ma la presenza visibile di feci animali nell’area di balneazione rappresenta un motivo ragionevole per evitare l’immersione.
Anche il mare apparentemente pulito non è sterile
L’aspetto dell’acqua non permette di stabilirne la sicurezza microbiologica.
Una meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Epidemiology, basata su 40 studi, ha rilevato che l’esposizione ricreativa alle acque marine è associata a un aumento di alcuni disturbi rispetto alla mancata esposizione, compresi sintomi gastrointestinali e problemi auricolari [7]. Il risultato non significa naturalmente che fare il bagno al mare sia pericoloso: milioni di persone lo fanno quotidianamente senza conseguenze. Dimostra piuttosto che anche le acque marine possono costituire una via di esposizione a microrganismi quando sono contaminate.
Uno studio italiano condotto anche da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità ha inoltre identificato virus enterici e diverse specie di Vibrio in campioni di acque marine, mostrando quanto complessa sia la valutazione microbiologica degli ambienti di balneazione [8].
Il concetto è quindi semplice: acqua limpida non significa acqua sterile e acqua salata non significa acqua disinfettata.
Chi dovrebbe essere particolarmente prudente
Le indicazioni dell’OMS sulle acque ricreative consigliano di proteggere con medicazioni impermeabili eventuali lesioni cutanee prima dell’ingresso in acqua e di prestare maggiore attenzione quando esistono condizioni che aumentano la vulnerabilità alle infezioni [9].
In presenza di animali che defecano o urinano nella stessa piccola area frequentata dai bagnanti, la prudenza è particolarmente ragionevole per chi presenta ferite o abrasioni, per persone immunodepresse e per bambini, nei quali è anche più probabile l’ingestione accidentale dell’acqua.
Anche per gli altri bagnanti, evitare di ingerire acqua e allontanarsi da zone visibilmente contaminate rappresenta una precauzione elementare.
Quindi è pericoloso nuotare con i maiali di Atokos?
Non abbiamo dati che permettano di affermarlo.
Non risultano analisi microbiologiche della specifica acqua frequentata dai maiali che dimostrino una contaminazione, né evidenze pubblicate di casi di leptospirosi o di altre zoonosi provocati dal nuoto con questi animali ad Atokos.
Sarebbe quindi scientificamente scorretto trasformare il video virale in un allarme sanitario.
Allo stesso tempo, trasformare volontariamente il contatto ravvicinato con animali liberi in un’attrazione turistica — fino ad alimentarli per richiamarli tra i bagnanti — aumenta inutilmente occasioni di contatto diretto e di contaminazione dell’ambiente.
È questo, più che la scena insolita in sé, il punto di sanità pubblica.
Una foto con un maiale che entra spontaneamente in mare è una cosa. Incentivare sistematicamente l’interazione tra numerosi turisti e animali liberi all’interno della stessa piccola area di balneazione è un’altra.
La soluzione non richiede allarmismi: basta applicare un principio elementare di prevenzione.
Osservare gli animali a distanza è preferibile a trasformare il loro habitat e l’acqua di balneazione in un’esperienza di contatto.
Bibliografia e fonti
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Brooks JP, et al. A preliminary investigation of wild pig (Sus scrofa) impacts in water quality. J Environ Qual. 2020. PubMed
[2] World Health Organization. Animal waste, water quality and human health. WHO, 2012. WHO
[3] Centers for Disease Control and Prevention. About Leptospirosis. Updated 10 February 2026. CDC
[4] World Health Organization. Human leptospirosis: guidance for diagnosis, surveillance and control. WHO
[5] Hawley GD, et al. Probable Leptospirosis in the Adventure Traveler with Freshwater Exposure: Narrative Review and Case Series. Pathogens. 2026;15(7):677. DOI: 10.3390/pathogens15070677. PubMed
[6] Saito M, et al. PCR and Culture Identification of Pathogenic Leptospira spp. from Coastal Soil in Leyte, Philippines, after a Storm Surge during Super Typhoon Haiyan. Appl Environ Microbiol. 2014.
[7] Leonard AFC, Singer A, Ukoumunne OC, Gaze WH, Garside R. Is it safe to go back into the water? A systematic review and meta-analysis of the risk of acquiring infections from recreational exposure to seawater. Int J Epidemiol. 2018;47:572-586. DOI: 10.1093/ije/dyx281. PMID: 29529201. PubMed
[8] La Rosa G, et al. Enteric viruses, somatic coliphages and Vibrio species in marine bathing and non-bathing waters in Italy. Mar Pollut Bull. 2019. PMID: 31542593. PubMed
[9] World Health Organization. Guidelines on recreational water quality. Volume 1: Coastal and fresh waters. WHO, 2021. WHO
Per la cronaca dell’episodio: Euronews/AFP, settembre 2026.
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Costume bagnato: quali sono i rischi reali? Il pezzo è pertinente soprattutto per il tema della barriera cutanea e per la distinzione tra plausibilità biologica e reale dimostrazione di un’infezione. Costume bagnato: quali sono i rischi reali?
[PB2] Paolo Berretta. L’ameba mangia-cervello: un vero pericolo da non sottovalutare. Può essere utilizzato come collegamento secondario sul tema dei microrganismi nelle acque ricreative, chiarendo però che si tratta di un agente e di un contesto epidemiologico completamente differenti. L’ameba mangia-cervello
Non inserirei altri link interni: la ricerca sul dominio non ha individuato altri articoli abbastanza vicini all’argomento da giustificare un collegamento naturale.