Torniamo a fare qualche considerazione sulle migrazioni, più realistica, meno approssimativa, speculativa e confusionaria di alcune di quelle fatte nei giorni scorsi dopo le inopportune e incomprensibili dichiarazioni del procuratore di Catania relativamente a ipotesi di contatti fra trafficanti e navi Ong per il soccorso di migranti in mare. E lo facciamo nel momento in cui, da poche ore, proprio due di queste imbarcazioni, la Prudence e la Hestia, sono approdate nei porti siciliani con a bordo le salme di 5  migranti recuperati nella zona costiera della Libia. Vanno ad aggiungersi ai 32 cadaveri recuperati nel 2017, ai 390 del 2016, ai 296 del 2015, ai 168 del 2014. Si badi bene che ho indicato cadaveri recuperati, persone sulle quali la morte, per le autorità, è certa, perché le altre migliaia, vengono indicate, burocraticamente, ancora come  dispersi . E sono davvero molti: 3.538 nel 2014, 3.784 nel 2015 e 4.734 nel 2016 ( fonte, UNCHR, maggio 2017 ).

Un’ecatombe nel mare Mediterraneo, il Mare Nostrum! Un bollettino che sarebbe stato ancora più drammatico se nell’area marina prospiciente la Libia non ci fossero state gli assetti navali delle Ong che, solo nel 2016, con 457 interventi in mare sul totale dei 1.580 registrati ( inclusi, naturalmente, quelli delle operazioni EunavforMed-Sophia, Tritone e dei mercantili intervenuti all’occorrenza), hanno soccorso/salvato 53.875 persone sul totale di 181.436 (fonte, Ministero dell’Interno, maggio 2017). Navi che sono aumentate nel corso del 2016, fino ad arrivare a 14 unità, rispetto alle tre del novembre 2015, e che navigano in prossimità delle acque territoriali libiche, talvolta spingendosi anche all’interno delle stesse, per fare quegli interventi che, negli anni passati hanno fatto, con straordinario impegno, i marinai della nostra Marina Militare nell’operazione Mare Nostrum (operazione, poi, accantonata su pressioni politiche nazionali e dell’UE). D’altronde,la ricerca e il salvataggio in mare non sono i compiti prioritari delle operazioni Tritone ( cinque assetti navali e cinque aerei per il controllo delle frontiere esterne UE in questo scorcio di anno) né, tanto meno, del dispositivo aeronavale di Eunavfor Med-Sophia (attualmente 5 navi inclusa la flag-ship italiana e 6 aerei ) che, dopo una prima fase – conclusa da tempo -di individuazione e di monitoraggio delle reti di migrazione e di raccolta di informazioni, è passata ad una seconda fase in cui può procedere a fermi, ispezioni e sequestri in alto mare di imbarcazioni sospettate di essere utilizzate nel traffico di esseri umani. La terza fase ( se mai ci sarà), presuppone risoluzioni ONU ( non adottate) o il consenso dello Stato costiero ( con la Libia non c’è) per far si che le navi dell’operazione Sophia intervengano nelle acque territoriali per adottare, alle condizioni previste da dette risoluzioni o detto consenso, le misure necessarie nei confronti di imbarcazioni sospettate di essere usate nel contrabbando e nella tratta di persone.

L’operazione Sophia, la cui durata prevista, per ora, è fino al 27 luglio p.v., si è ampliata, da giugno dello scorso anno, con altri compiti tra cui l’addestramento ( con il concorso di Frontex) della Guardia Costiera e della Marina libica, il controllo dell’embargo sulle forniture di armi alle milizie libiche. Ma c’è di più. Le attività informative che scaturiscono dalla importante missione e che consentono anche di formulare “ipotesi” per spunti investigativi possono essere oggetto di scambio con l’Interpol ( tutto questo in virtù della Decisione 2016/2314 del Consiglio del 19 dicembre 2016). Restano fuori da questo circuito, sicuramente importante, le informazioni riguardanti il traffico di armi e di esser umani che potranno essere oggetto di scambio soltanto con una decisione dell’Assemblea Generale dell’Interpol ( che non c’è ancora stata). Resta preziosa, a Catania, la presenza ed il lavoro fatto ( qualche volta anche di ipotesi) dal team di esperti della European Regional Task Force, operativi dal giungo 2015, composto da rappresentanti delle nostre forze di polizia, di Frontex, di EunavforMed, di Easo, della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, del Corpo delle Capitanerie di Porto. Rispetto per il servizio che viene svolto da tale struttura e finalizzato al contrasto dell’immigrazione irregolare delle organizzazioni criminali collegate, per la condivisione,a livello nazionale ed europeo, delle informazioni. Rispetto profondo anche per le navi delle varie Ong che anche in questi primi quattro mesi del 2017 hanno partecipato ad un centinaio di eventi di soccorso in mare con oltre 10mila persone salvate sul totale delle 37.240 alla data del 3 maggio.

 

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).