Le persone che usano oppioidi possono riconoscere tempestivamente un’overdose e intervenire efficacemente somministrando naloxone a un proprio pari.

È quanto emerge dallo studio europeo NalPORS, pubblicato sulla rivista scientifica Addiction e ripreso da Medscape.

Il risultato rafforza una strategia di sanità pubblica già sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità: rendere il naloxone disponibile non soltanto ai professionisti sanitari, ma anche alle persone che usano oppioidi, ai familiari e a chiunque abbia un’elevata probabilità di assistere a un’overdose [1–3].

Che cos’è il naloxone

Il naloxone è un antagonista dei recettori oppioidi. Quando viene somministrato rapidamente, può contrastare la depressione respiratoria provocata da eroina, fentanyl, metadone, morfina e altri oppioidi.

Il farmaco non produce euforia, non determina dipendenza e ha effetti minimi nelle persone che non hanno assunto oppioidi. Può tuttavia provocare una sindrome da astinenza acuta nelle persone fisicamente dipendenti, con agitazione, nausea, vomito, sudorazione e dolori muscolari.

La priorità, in presenza di una grave depressione respiratoria, resta comunque il ripristino della respirazione [3].

Il naloxone non agisce sulle intossicazioni causate esclusivamente da sostanze non oppioidi.

La sua somministrazione non sostituisce la chiamata ai servizi di emergenza, il supporto delle funzioni vitali e l’osservazione medica successiva.

Lo studio NalPORS

NalPORS è uno studio prospettico osservazionale condotto in 22 servizi per il trattamento delle dipendenze e la riduzione del danno in Inghilterra, Galles, Scozia e Svezia.

Tra giugno 2021 e novembre 2023 sono state reclutate 1.025 persone che usavano oppioidi e alle quali era stato consegnato un kit di naloxone da portare con sé. I partecipanti sono stati seguiti per sei mesi per verificare se avessero assistito a un’overdose, riconosciuto correttamente i sintomi e utilizzato il farmaco [1,2].

Il follow-up a sei mesi è stato completato da 594 persone, pari al 58% del campione iniziale. Tra queste:

  • 160, il 27%, avevano assistito ad almeno un’overdose;
  • il naloxone era stato somministrato nell’83% degli eventi osservati;
  • quando il farmaco era disponibile, veniva utilizzato nel 90% delle emergenze;
  • il 95% dei partecipanti aveva riconosciuto almeno uno dei principali segni dell’overdose e aveva risposto in modo appropriato [1].

La probabilità di assistere a un’overdose era significativamente maggiore tra le persone che non si trovavano in trattamento al momento del reclutamento: 56% rispetto al 23% osservato tra quelle inserite in un percorso terapeutico.

L’odds ratio era pari a 4,4, con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 2,69 e 7,21.

Sette decessi nonostante l’intervento

Durante il periodo di osservazione furono riferiti sette decessi, corrispondenti al 4,4% delle persone che avevano assistito ad almeno un’overdose.

In cinque casi il naloxone era stato somministrato, ma secondo i partecipanti l’intervento era avvenuto quando la persona era probabilmente già deceduta.

Questo dato chiarisce un punto essenziale: possedere il naloxone non è sufficiente se l’overdose viene riconosciuta troppo tardi.

La rapidità dell’intervento, la disponibilità immediata del farmaco, l’attivazione del numero di emergenza e il supporto respiratorio sono determinanti.

Perché i pari possono essere decisivi

Le overdose avvengono frequentemente in presenza di altre persone che usano sostanze. Questi testimoni possono trovarsi sul posto prima dell’arrivo dell’ambulanza e rappresentare, di fatto, i primi soccorritori.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha rilevato una sopravvivenza del 98,3% negli episodi trattati all’interno di programmi rivolti a persone che usano droghe.

I programmi rivolti a familiari o ad altri membri della comunità presentavano una sopravvivenza aggregata del 95%.

Gli autori hanno ipotizzato che la maggiore prossimità dei pari all’evento possa favorire una somministrazione più precoce [4].

Le sintesi dell’European Union Drugs Agency classificano come benefiche le iniziative che associano formazione sulla gestione dell’overdose e distribuzione del naloxone.

Un’umbrella review comprendente sei revisioni sistematiche e 87 studi unici ha rilevato una riduzione della mortalità correlata agli oppioidi [5].

Non è stata invece riscontrata evidenza che la disponibilità del naloxone induca le persone ad aumentare il consumo di oppioidi o ad assumere comportamenti più rischiosi, smentendo il cosiddetto argomento del “rischio morale”. [6]

I limiti dello studio

I risultati di NalPORS sono rilevanti, ma devono essere interpretati correttamente.

Lo studio non era randomizzato e non comprendeva un gruppo di controllo privo di naloxone. Le overdose, le modalità dell’intervento e gli esiti sono stati riferiti dai partecipanti e non sempre verificati attraverso cartelle cliniche, referti dei servizi di emergenza o registri di mortalità.

Inoltre, il 42% del campione iniziale non ha completato il follow-up. Non è possibile escludere che le persone non rintracciate avessero caratteristiche o risultati differenti da quelle intervistate.

Il campione era costituito prevalentemente da uomini, persone bianche e utenti di servizi specialistici, limitando la generalizzabilità ad altre popolazioni.

Il protocollo NalPORS riferisce inoltre un finanziamento di Mundipharma Research Limited, impresa che ha sviluppato e commercializzato lo spray nasale Nyxoid.

La dichiarazione non invalida i risultati, ma deve essere considerata nella valutazione indipendente delle evidenze [7].

La situazione europea e italiana

Secondo l’European Drug Report 2026, programmi di naloxone da portare con sé erano disponibili in 19 Paesi europei entro il 2025. La formulazione intranasale veniva utilizzata in 17 Paesi, mentre sette impiegavano anche formulazioni iniettabili.

In Italia il naloxone è disponibile senza obbligo di prescrizione. Il nostro Paese rientra inoltre tra quelli che utilizzano fiale iniettabili da 0,4 mg/1 ml nei programmi territoriali [8].

L’accessibilità giuridica non garantisce però automaticamente una copertura adeguata.

Servono distribuzione capillare, formazione ripetuta, kit immediatamente disponibili e percorsi specifici per le persone maggiormente esposte: utenti fuori trattamento, persone appena dimesse da strutture residenziali o scarcerate, consumatori di sostanze provenienti dal mercato illegale e familiari.

Una misura salvavita, non una terapia della dipendenza

Il naloxone impedisce che una depressione respiratoria evolva verso il decesso, ma non tratta il disturbo da uso di oppioidi.

Dopo l’emergenza devono essere offerti una valutazione clinica e l’accesso ai trattamenti basati sulle evidenze, in particolare metadone e buprenorfina, associati a una riduzione della mortalità e del rischio di nuove overdose.

Nell’aprile 2026 l’OMS ha confermato la centralità dei trattamenti agonisti e ha annunciato l’aggiornamento delle raccomandazioni internazionali sulla dipendenza da oppioidi e sulla prevenzione delle overdose [9].

Il messaggio scientificamente più corretto dello studio NalPORS non è soltanto che le persone che usano oppioidi “possono usare il naloxone”.

I dati mostrano che queste persone costituiscono una componente essenziale della risposta alle overdose: riconoscono gli eventi, si trovano spesso sul posto e intervengono quando il farmaco è disponibile.

Escluderle dai programmi di prevenzione significa rinunciare ai soccorritori che, con maggiore probabilità, saranno presenti nei minuti decisivi.

 


Bibliografia

  1. Metrebian N, Dascal T, Mackie C, et al. Overdose reversal through peer intervention: Findings from NalPORS. Addiction. 2026.
  2. Medscape UK. Opioid Users Safely Reverse Overdoses With Naloxone in Peers. 24 luglio 2026.
  3. World Health Organization. Community management of opioid overdose. WHO; 2014.
  4. Fischer LS, Asher A, Stein R, et al. Effectiveness of naloxone distribution in community settings to reduce opioid overdose deaths. BMC Public Health. 2025;25:1135.
  5. Razaghizad A, Windle SB, Filion KB, et al. The Effect of Overdose Education and Naloxone Distribution. American Journal of Public Health. 2021;111:e1-e12.
  6. Tse WC, Djordjevic F, Borja V, et al. Does naloxone provision lead to increased substance use?. International Journal of Drug Policy. 2022;100:103513.
  7. Metrebian N, Carter B, Eide D, et al. Protocollo dello studio europeo NalPORS. BMC Public Health. 2023;23:16445.
  8. European Union Drugs Agency. Harm reduction – European Drug Report 2026. EUDA; 2026.
  9. World Health Organization. WHO updates guidelines on opioid dependence treatment and overdose prevention. 2 aprile 2026.