Tra il 2010 e il 2011 ho partecipato alle attività del Piano Formativo SAR – Sistema di Allerta Rapida della Regione Campania, un’esperienza che si colloca in una fase particolarmente importante dello sviluppo italiano dei sistemi di early warning sulle droghe e sulle nuove sostanze psicoattive.
Non si trattava semplicemente di un corso di aggiornamento. Il progetto aveva un obiettivo operativo molto più ampio: costruire sul territorio campano una rete capace di riconoscere precocemente nuovi fenomeni di consumo, nuove sostanze e situazioni potenzialmente pericolose per la salute pubblica, mettendo in comunicazione professionalità e istituzioni differenti.
La documentazione ufficiale della Regione Campania, confluita nelle Relazioni al Parlamento sulle tossicodipendenze, descrive infatti il Programma SAR – Sistema Allerta Rapida come espressione di un network formato da Regione, Università, SerT, Enti Ausiliari, Forze dell’Ordine e Istituto Superiore di Sanità, con lo scopo esplicito di creare una rete di operatori territoriali definiti “Drug detector” [1].
Il contesto: l’Italia costruiva il proprio Early Warning System
Per comprendere il significato del Piano SAR della Campania bisogna tornare al quadro nazionale di quegli anni.
Il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva attivato nel 2009 il Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe – National Early Warning System, nell’ambito del meccanismo europeo di scambio rapido delle informazioni sulle nuove sostanze psicoattive [2].
L’obiettivo era – ed è ancora oggi alla base dei sistemi di early warning – individuare tempestivamente fenomeni potenzialmente pericolosi per la salute pubblica, collegati tanto alla comparsa di nuove sostanze quanto a nuove modalità di consumo, e trasformare le informazioni raccolte in segnalazioni e allerte utili alle strutture sanitarie e alle autorità competenti [2].
Già nella configurazione nazionale di quegli anni l’Istituto Superiore di Sanità aveva una funzione specifica nel coordinamento degli aspetti bio-tossicologici del Sistema, accanto al Centro Antiveleni di Pavia per gli aspetti clinico-tossicologici e al Dipartimento delle Dipendenze dell’ULSS 20 di Verona per quelli operativi [3].
Era quindi necessario che questo modello nazionale disponesse anche di antenne territoriali, capaci di intercettare segnali che spesso compaiono inizialmente in contesti locali: servizi per le dipendenze, pronto soccorso, laboratori, comunità terapeutiche, forze dell’ordine e realtà di prossimità.
È precisamente in questa prospettiva che va letto il progetto campano.
La Regione Campania e la costruzione della rete dei “Drug detector”
Nel 2010 il sistema regionale delle dipendenze era articolato su sette Aziende Sanitarie Locali e 46 Servizi per le tossicodipendenze, inseriti nei Dipartimenti per le Dipendenze patologiche e affiancati dalle strutture accreditate del privato sociale [1].
In questo scenario la Regione aveva avviato diverse iniziative di riorganizzazione, prevenzione e monitoraggio. Tra queste compare esplicitamente il Programma SAR – Sistema Allerta Rapida.
La logica era innovativa: non attendere che un nuovo fenomeno fosse già consolidato o che le conseguenze sanitarie diventassero statisticamente evidenti, ma creare una rete capace di intercettarne i primi segnali.
La definizione utilizzata nei documenti ufficiali è particolarmente efficace: una rete di operatori territoriali “Drug detector” [1].
Il termine non indicava naturalmente uno strumento tecnologico, ma il ruolo delle persone inserite nella rete: professionisti in grado di agire come sensori territoriali, riconoscendo informazioni potenzialmente significative e contribuendo alla loro condivisione all’interno del sistema.
Le successive Relazioni al Parlamento confermano la portata dell’iniziativa: nell’ambito del Programma SAR furono interessati oltre 100 operatori dei servizi pubblici e del privato sociale [4].
Dieci giornate seminariali tra il 2010 e il 2011
I miei attestati riportano formalmente la denominazione:
“PIANO FORMATIVO SAR – REGIONE CAMPANIA – SETTEMBRE 2010 – MAGGIO 2011” [5].
Ulteriore documentazione pubblicamente disponibile permette però di ricostruire con maggiore precisione l’articolazione temporale dell’intervento.
Un curriculum istituzionale pubblicato dall’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale relativo a una componente della segreteria tecnica e organizzativa del progetto documenta infatti 10 giornate seminariali, articolate dal 27 settembre 2010 al 13 giugno 2011, finalizzate alla creazione di un Sistema di Allerta Rapida per le nuove sostanze d’abuso attraverso un programma di sensibilizzazione dei referenti territoriali delle Aziende sanitarie [6].
Questo dato è particolarmente interessante perché consente di chiarire anche una piccola apparente incongruenza presente nei documenti conservati: sebbene l’intestazione originaria degli attestati riporti “settembre 2010 – maggio 2011”, esiste un mio attestato relativo a una successiva giornata seminariale del 13 giugno 2011 [7].
Il percorso formativo si sviluppò quindi attraverso più incontri, non attraverso un unico evento.
La mia partecipazione come relatore
La mia attività nell’ambito del Piano SAR è documentata direttamente da un attestato rilasciato per la giornata del 9 maggio 2011, nel quale viene espressamente certificata la mia partecipazione “in qualità di Relatore” [5].
Si tratta di un elemento importante perché consente di qualificare con precisione il mio ruolo: non soltanto partecipazione al percorso, ma attività di docenza e relazione all’interno del programma formativo.
Il mio curriculum professionale registra infatti l’incarico come:
“Docente al Piano Formativo SAR della Regione Campania promosso dall’ISS e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Salerno 9 maggio 2011” [8].
La documentazione fotografica conservata aggiunge un’altra tappa. In una fotografia scattata durante una successiva giornata seminariale, alle spalle dei relatori compare la slide istituzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga, con il riferimento a Istituto Superiore di Sanità – Regione Campania e la data 3 giugno 2011.
Un ulteriore attestato certifica infine la mia partecipazione alla giornata seminariale del 13 giugno 2011 [7].
Le fonti oggi disponibili consentono quindi di documentare direttamente la mia presenza in più momenti del percorso SAR, con una specifica certificazione del ruolo di relatore nella giornata del 9 maggio.
Non ho invece individuato online un programma originale completo che permetta di attribuire con assoluta certezza titolo e contenuti delle singole mie relazioni: per questo motivo ritengo metodologicamente corretto non ricostruirli per supposizione.
Un’attività inserita in un percorso iniziato già negli anni precedenti
La partecipazione al Piano SAR non rappresentava, nel mio percorso professionale, un episodio isolato.
Già il 2 settembre 2008 ero stato designato membro dello staff presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga per l’attuazione del programma “Sistema di allerta precoce” e avevo successivamente collaborato al gruppo di lavoro con mansioni di supporto tecnico-scientifico e all’ampliamento e sistematizzazione del network nazionale dell’Early Warning System [9].
Nel gennaio 2010 avevo inoltre partecipato all’organizzazione del corso rivolto ai Laboratori dell’Early Expert Network del Sistema Nazionale di Allerta Precoce, promosso dall’ISS e dal Dipartimento Politiche Antidroga; nell’aprile dello stesso anno avevo partecipato al workshop nazionale dedicato a organizzazione, flussi informativi e criteri operativi del National Early Warning System [10].
Nel dicembre 2010 risulto inoltre co-redattore di una comunicazione dell’Osservatorio Europeo delle Droghe relativa a diverse nuove sostanze, nell’ambito del Sistema di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe [10].
La docenza nel Piano SAR della Campania si inseriva dunque in un’attività già avviata sul tema dell’early warning, delle nuove droghe, dei flussi informativi e della comunicazione tecnico-scientifica.
Dal segnale locale alla risposta di sanità pubblica
Uno degli aspetti più attuali di quell’esperienza era il tentativo di superare la separazione tra i diversi soggetti che potevano incontrare per primi un nuovo fenomeno.
Un SerT poteva osservare un comportamento insolito.
Una struttura sanitaria poteva registrare un’intossicazione atipica.
Un laboratorio poteva identificare una molecola sconosciuta.
Le Forze dell’Ordine potevano sequestrare un prodotto con caratteristiche nuove.
Gli operatori del privato sociale potevano osservare cambiamenti nelle modalità di consumo.
Il valore del Sistema nasceva dalla possibilità di mettere in relazione questi segnali, verificarli e farli circolare rapidamente.
La stessa Regione Campania, nella valutazione delle attività del 2011, indicava tra le priorità la messa a regime dei sistemi di allerta rapida per intercettare tempestivamente l’immissione sul mercato di sostanze sconosciute e/o nocive [11].
Negli anni successivi la Regione avrebbe ribadito lo stesso obiettivo, collegandolo all’intercettazione precoce dei consumi e all’azione degli operatori territoriali [4].
Una continuità che arriva fino all’attuale Sistema Nazionale di Allerta
A distanza di oltre quindici anni, il principio su cui si fondava il Piano SAR conserva intatta la propria validità.
Oggi il Dipartimento descrive il Sistema Nazionale di Allerta Precoce come una rete che raccoglie informazioni provenienti da strutture sanitarie, tossicologie cliniche e forensi, università, enti di ricerca, aziende sanitarie, centri antiveleni e altre realtà territoriali, allo scopo di identificare tempestivamente fenomeni potenzialmente pericolosi e attivare le conseguenti risposte [2].
L’attuale coordinamento operativo viene svolto attraverso la collaborazione tra il Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze e l’Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale Dipendenze e Doping [2].
Non sarebbe corretto descrivere il SAR campano come una semplice versione anticipata dell’attuale sistema nazionale: strutture, governance e strumenti sono evoluti profondamente nel tempo. È però possibile riconoscere una forte continuità metodologica: intercettazione precoce, rete territoriale, multidisciplinarità, verifica delle informazioni e trasformazione del segnale in una risposta operativa di sanità pubblica.
Per me, il Piano Formativo SAR della Regione Campania rappresenta quindi una tappa significativa di un percorso professionale iniziato molti anni fa e proseguito nel tempo nell’ambito delle attività di allerta precoce sulle droghe e sulle nuove sostanze psicoattive.
La fotografia del 2011 e gli attestati conservati non documentano soltanto una docenza. Documentano una fase nella quale si cercava già di costruire ciò che oggi consideriamo indispensabile per affrontare un mercato delle droghe sempre più rapido e mutevole: una rete capace di vedere prima, condividere prima e intervenire prima.
Fonti e documentazione
- Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga. Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze – Regioni e Province autonome, Regione Campania.
Nel documento è descritto il Programma SAR – Sistema Allerta Rapida, costituito dal network Regione, Università, SerT, Enti Ausiliari, Forze dell’Ordine e Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di creare una rete territoriale di operatori “Drug detector”.
Link: https://www.dipendenze.gov.it/media/1802/capvi2.pdf - Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze. Sistema Nazionale di Allerta Precoce.
Pagina istituzionale dedicata al funzionamento, agli obiettivi e alla rete nazionale dell’Early Warning System italiano.
Link: https://www.dipendenze.gov.it/it/attivita/sistema-nazionale-di-allerta-precoce/ - Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga. Sistema Nazionale di Allerta Precoce.
Documentazione storica sull’organizzazione e sulle funzioni del Sistema Nazionale di Allerta Precoce.
Link: https://www.dipendenze.gov.it/media/1744/cap_iv1-19.pdf - Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga. Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze – Regione Campania.
La relazione documenta nuovamente il Programma SAR – Sistema Allerta Rapida e riporta il coinvolgimento di oltre 100 operatori dei servizi pubblici e del privato sociale.
Link: https://www.dipendenze.gov.it/media/1748/cap_v2.pdf - Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale – Curriculum di Fausta Nasti.
È una fonte particolarmente utile per ricostruire il Piano Formativo: documenta 10 giornate seminariali, articolate dal 27 settembre 2010 al 13 giugno 2011, finalizzate alla creazione di un Sistema di Allerta Rapida per le nuove sostanze d’abuso mediante la sensibilizzazione dei referenti territoriali delle AASSLL.
Link: https://www.istitutotumori.na.it/old/IstitutoPascale/CCVV_CC/CVNASTI.pdf - Dipartimento Politiche Antidroga – Progetto Sistema Nazionale di Allerta Precoce (SNAP).
Documento progettuale utile per contestualizzare storicamente gli obiettivi del Sistema nazionale e l’individuazione precoce dei fenomeni correlati alle sostanze psicoattive.
Link: https://www.dipendenze.gov.it/media/2212/progetto-snap.pdf
Documentazione personale
- Piano Formativo SAR Regione Campania. Attestato di Paolo Berretta in qualità di Relatore, Salerno, 9 maggio 2011.
- Piano Formativo SAR Regione Campania. Attestato di partecipazione di Paolo Berretta, 9 maggio 2011.
- Piano Formativo SAR Regione Campania. Attestato di partecipazione di Paolo Berretta, 13 giugno 2011.