Ragazzi reclutati nel traffico di sostanze stupefacenti: i pericoli e le strategie di prevenzione in Europa

Di Paolo Berretta | Analisi del rapporto EUDA Safe futures 2026

Il reclutamento dei giovani nelle reti criminali legate al traffico di droga rappresenta una sfida crescente per l’Unione europea. Le organizzazioni criminali possono coinvolgere adolescenti e giovani adulti attraverso rapporti personali, promesse di guadagno, pressioni psicologiche e strumenti digitali, sfruttando soprattutto situazioni di vulnerabilità. Un rapporto pubblicato il 30 settembre 2026 dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) analizza i principali meccanismi di reclutamento, le lacune della ricerca e le strategie per migliorare la prevenzione. Il documento, sviluppato nell’ambito del progetto Safe futures, evidenzia un problema fondamentale: nonostante l’attenzione crescente verso il fenomeno, le conoscenze scientifiche disponibili sono ancora insufficienti per stabilire quali interventi siano realmente efficaci nei diversi contesti europei [1].

Come avviene il reclutamento dei giovani nelle reti criminali

Il rapporto EUDA descrive il reclutamento come un processo complesso, influenzato da fattori individuali, familiari, sociali e territoriali.

Tra le condizioni che possono aumentare la vulnerabilità figurano le esperienze traumatiche, l’esclusione scolastica, le difficoltà economiche, l’esposizione familiare alla criminalità e la presenza di reti illegali nel contesto di vita.

Questi fattori, tuttavia, non determinano automaticamente il coinvolgimento criminale. La maggior parte dei giovani che vivono situazioni di disagio non entra in organizzazioni criminali.

La revisione sistematica di Adamse e colleghi, richiamata dal rapporto EUDA, evidenzia inoltre che l’ingresso nelle organizzazioni criminali può avvenire attraverso meccanismi differenti, che richiedono interpretazioni e interventi specifici [2].

Dalla ricerca di appartenenza allo sfruttamento

Una distinzione importante riguarda le modalità attraverso cui un giovane entra in contatto con una rete criminale.

In alcuni casi il coinvolgimento è favorito da relazioni familiari o personali già esistenti; in altri, il giovane viene avvicinato da persone che gli promettono denaro, protezione, riconoscimento sociale o opportunità difficilmente accessibili.

Esistono inoltre situazioni caratterizzate da intimidazioni, minacce, debiti imposti e altre forme di coercizione.

Il rapporto richiama il progetto irlandese Greentown, che distingue percorsi di ingresso collegati alla continuità familiare all’interno delle organizzazioni criminali da percorsi maggiormente associati a vulnerabilità e svantaggio sociale [3].

La distinzione è significativa perché suggerisce che non esiste un unico profilo del giovane reclutato, né un modello preventivo universalmente applicabile.

Social media e piattaforme digitali: nuove modalità di reclutamento

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’impiego delle tecnologie digitali.

Secondo la sintesi EUDA, le organizzazioni criminali possono utilizzare social media, servizi di messaggistica cifrata e ambienti digitali per stabilire contatti, presentare opportunità economiche e affidare attività illegali.

Il processo può iniziare attraverso interazioni apparentemente ordinarie e trasformarsi progressivamente in una relazione di dipendenza o sfruttamento.

Tra le attività che possono essere affidate ai giovani figurano il trasporto e la consegna di sostanze, la movimentazione di denaro e altri incarichi di supporto alla rete criminale [1].

Occorre però distinguere la descrizione di queste modalità dalla misurazione della loro diffusione. Il rapporto non fornisce una stima rappresentativa europea della percentuale di reclutamenti realizzati attraverso i social media.

Inoltre, la ricerca sugli interventi di contrasto al reclutamento online rimane limitata. Non è quindi possibile affermare che una determinata campagna digitale o un particolare sistema di rilevazione automatizzata abbia già dimostrato un’efficacia generalizzabile.

Quali strategie di prevenzione possono proteggere i giovani?

La revisione delle evidenze richiamata da Safe futures identifica otto approcci considerati promettenti, da sottoporre a ulteriori verifiche.

  • Analisi dei meccanismi di reclutamento: Comprendere come funziona una specifica rete criminale e quali fattori favoriscono l’ingresso dei giovani.
  • Prevenzione del reclutamento digitale: Sviluppare interventi online capaci di riconoscere e contrastare i meccanismi di adescamento.
  • Sostegno familiare personalizzato: Rafforzare le risorse familiari con interventi adattabili alle condizioni del giovane.
  • Servizi facilmente accessibili: Garantire percorsi di aiuto tempestivi, senza ostacoli organizzativi o accessi eccessivamente frammentati.
  • Interventi territoriali: Migliorare le capacità di protezione e collaborazione delle comunità locali.
  • Strategie scolastiche basate sulle relazioni: Considerare la posizione dei giovani nei gruppi e nelle reti sociali, non soltanto i loro comportamenti individuali.
  • Interventi nei momenti di maggiore raggiungibilità: Utilizzare occasioni di contatto con i servizi o con il sistema giudiziario per proporre percorsi di protezione e uscita.
  • Alternative economiche e identitarie: Offrire opportunità concrete di formazione, lavoro e riconoscimento sociale al di fuori delle reti criminali.

Queste otto strategie non costituiscono una graduatoria di interventi scientificamente validati. Rappresentano piuttosto un insieme di approcci da sviluppare, sperimentare e valutare nei differenti contesti territoriali [1,4].

Le lacune della ricerca scientifica europea

Il dato forse più importante del rapporto riguarda la debolezza delle evidenze disponibili sull’efficacia degli interventi.

Una revisione sistematica condotta da Boertien e colleghi ha identificato 20.310 record potenzialmente pertinenti, ma soltanto due studi qualitativi hanno soddisfatto i criteri di inclusione previsti [5].

Questo risultato non dimostra che gli interventi preventivi siano inefficaci. Evidenzia invece quanto sia limitata la ricerca empirica direttamente utilizzabile per stabilire quali programmi possano prevenire o ridurre il coinvolgimento giovanile nella criminalità organizzata.

Un’ulteriore difficoltà riguarda la trasferibilità dei risultati. Un programma sviluppato in uno specifico territorio può non produrre gli stessi effetti in un altro, a causa delle differenze tra organizzazioni criminali, servizi disponibili, condizioni sociali e contesti normativi.

Di conseguenza, l’EUDA raccomanda di abbandonare l’idea che sia sufficiente adottare programmi standardizzati senza una preventiva valutazione del contesto locale [1].

Giovani coinvolti nella criminalità: autori di reato o vittime di sfruttamento?

Un altro punto rilevante è la possibile sovrapposizione tra partecipazione ad attività illecite e condizione di vittima.

Alcuni giovani possono essere coinvolti nelle reti del narcotraffico attraverso manipolazione, intimidazione o coercizione, pur risultando formalmente responsabili di condotte penalmente rilevanti.

Questa complessità richiede di riconoscere le situazioni di sfruttamento senza presupporre automaticamente che ogni giovane coinvolto sia una vittima, né ignorare eventuali responsabilità individuali.

L’approccio suggerito dal rapporto integra quindi interventi di sicurezza, tutela dei diritti, assistenza sociale e sanità pubblica.

La protezione dei giovani più vulnerabili diventa particolarmente importante quando la permanenza nella rete è favorita da minacce, dipendenza economica o impossibilità percepita di abbandonare l’organizzazione [1].

Le cinque priorità indicate dall’EUDA per l’Unione europea

Il rapporto individua cinque linee di intervento per orientare la ricerca e le politiche di prevenzione.

Priorità Obiettivo
Definizioni e indicatori comuni Migliorare la comparabilità dei dati tra Stati membri
Programmi pilota progettati con i territori Sviluppare e adattare interventi durante la loro applicazione
Studi longitudinali Comprendere come e quando si sviluppa il reclutamento
Valutazione dell’implementazione Verificare accessibilità, continuità e funzionamento effettivo dei servizi
Infrastruttura europea di valutazione Condividere risultati positivi, negativi e inconcludenti

La prospettiva è quella di una prevenzione costruita attraverso un processo continuo di progettazione, sperimentazione, valutazione e miglioramento.

Il rapporto attribuisce particolare importanza alla collaborazione tra ricercatori, operatori sociali, servizi sanitari, istituzioni e Forze dell’ordine [1].

Prevenzione del narcotraffico e sanità pubblica: le implicazioni per l’Italia

Per il contesto italiano, una possibile applicazione delle indicazioni EUDA riguarda il rafforzamento della collaborazione tra servizi territoriali, scuola, sanità pubblica, servizi per le dipendenze e strutture impegnate nella prevenzione della criminalità minorile.

È importante distinguere tra prevenzione del consumo di droghe e prevenzione del reclutamento nelle reti criminali: sono ambiti che possono sovrapporsi, ma non coincidono.

Un giovane può essere reclutato per il trasporto o la distribuzione di sostanze senza esserne consumatore. Analogamente, il consumo di sostanze non implica un coinvolgimento nelle attività di traffico.

Sul piano della sorveglianza, l’Italia dispone del Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe, NEWS-D, il cui assetto è stato aggiornato dal DPCM 156/2026. Il sistema integra informazioni di natura analitica, clinica e territoriale per individuare minacce emergenti connesse alle sostanze stupefacenti [PB1].

Questa infrastruttura non deve però essere confusa con un sistema di rilevazione del reclutamento giovanile. Il collegamento tra sorveglianza dei mercati della droga e prevenzione dello sfruttamento criminale rappresenta piuttosto un possibile ambito di collaborazione istituzionale e ricerca interdisciplinare.

Per comprendere l’evoluzione dell’approccio nazionale al monitoraggio delle sostanze psicoattive è utile anche il precedente lavoro sul Sistema Nazionale di Allerta Precoce e la diffusione delle nuove sostanze psicoattive [PB2].

Limiti del rapporto e interpretazione dei risultati

Il documento EUDA presenta caratteristiche metodologiche che devono essere considerate nella lettura delle sue conclusioni.

Non si tratta di una nuova indagine epidemiologica europea né di una revisione sistematica originale completa. Gli autori hanno utilizzato una sintesi narrativa di documenti selezionati e contributi raccolti attraverso quattro incontri internazionali di una comunità di pratica, nel periodo marzo 2025–marzo 2026.

Sono stati inclusi studi scientifici, revisioni, documenti istituzionali e materiali di lavoro con livelli differenti di robustezza metodologica.

Gli stessi autori precisano inoltre di aver utilizzato Microsoft Copilot come supporto limitato alla sintesi di alcune fonti e all’elaborazione di elementi interpretativi, dichiarando una successiva supervisione e verifica umana.

Questa informazione non invalida il documento, ma rafforza la necessità di distinguere le evidenze originali dalle conclusioni della sintesi.

Il contributo principale del rapporto è dunque identificare le priorità della ricerca e della prevenzione, non dimostrare sperimentalmente l’efficacia di uno specifico programma.

Conclusioni

Il reclutamento dei giovani nelle reti criminali del traffico di droga è un fenomeno che coinvolge dimensioni sociali, economiche, relazionali e digitali.

Il rapporto EUDA Safe futures evidenzia che le risposte esclusivamente repressive o concentrate sui singoli fattori di rischio non sono sufficienti, da sole, a rappresentare la complessità del problema.

L’indicazione più significativa è la necessità di costruire interventi multidisciplinari, adattati ai territori e accompagnati da valutazioni scientifiche rigorose.

La prevenzione deve quindi perseguire due obiettivi complementari: ridurre le opportunità di reclutamento delle organizzazioni criminali e rafforzare le condizioni che consentono ai giovani di sottrarsi allo sfruttamento.

La sfida europea non consiste soltanto nell’individuare nuove strategie, ma soprattutto nel produrre evidenze affidabili su quali interventi funzionino, per quali giovani, in quali circostanze e con quali risultati nel tempo.


Bibliografia

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] European Union Drugs Agency (EUDA). Protecting young people from recruitment into criminal drug networks: Research gaps and priorities for stronger prevention and intervention in the European Union. Luxembourg: Publications Office of the European Union; 2026. ISBN 978-92-9408-147-6. DOI: 10.2810/4508338.

[2] Adamse I, Eichelsheim V, Blokland A, Schoonmade L. The risk and protective factors for entering organized crime groups and their association with different entering mechanisms: A systematic review using ASReview. European Journal of Criminology. 2024;21(6):859–886. DOI: 10.1177/14773708241250278.

[3] Naughton CM, Redmond S, O’Meara Daly E. The Greentown Project: Building Evidence to Inform Intervention Design for Juveniles Caught-up in Local Criminal Networks. International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology. 2023;67(1):17–33. DOI: 10.1177/0306624X221095043.

[4] European Union Drugs Agency (EUDA), O’Meara Daly E. Addressing the recruitment of young people into criminal drugs networks: Rapid Evidence Review. Luxembourg: Publications Office of the European Union; 2026. Rapporto ufficiale EUDA.

[5] Boertien E, Nguyen Q, van Deuren S, Eichelsheim V, Blokland A. Interventies gericht op het voorkomen en verminderen van de betrokkenheid van jongeren bij georganiseerde criminaliteit: Een systematische literatuurstudie. Jeugd in Ontwikkeling. 2024;1(1). DOI: 10.54447/JiO.16382.

[6] European Union Agency for Law Enforcement Cooperation (Europol). The recruitment of young perpetrators for criminal networks. Intelligence Notification No. 2024-033. The Hague: Europol; 2024. Documento Europol.

[7] Groshkova T, Söderholm A, Liem M, Moeller K, Redmond S, et al. Breaking the cycle: Addressing the evolving dynamic of violence associated with the European drug market. International Journal of Drug Policy. 2026;150:105182. DOI: 10.1016/j.drugpo.2026.105182.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. DPCM 156/2026: come cambia il sistema NEWS-D sulle droghe. Articolo completo.

[PB2] Paolo Berretta. Notiziario Istituto Superiore Sanità: Sistema Nazionale di Allerta Precoce. Articolo completo.

[PB3] Paolo Berretta. Piano nazionale contro il fentanyl: aggiornamento 2026. Articolo completo.