A distanza di sei anni dalla pubblicazione di Pharmacology and legal status of cannabidiol, un nuovo lavoro scientifico torna a utilizzare quella review come riferimento per interpretare uno dei problemi ancora irrisolti nel campo del cannabidiolo: la distanza tra la rapida diffusione commerciale dei prodotti contenenti CBD e la costruzione di un quadro regolatorio e clinico realmente coerente.
La nuova citazione compare nell’articolo di Ana Batinic e colleghi, pubblicato il 6 agosto 2026 sul Journal of Clinical Medicine, dedicato alla regolamentazione e all’impiego del CBD in Croazia confrontati con diversi modelli europei e internazionali [1].
Il dato scientificamente interessante non è semplicemente che un articolo del 2020 venga ancora citato nel 2026. È soprattutto il motivo per cui viene citato.
Il lavoro firmato da Brunetti, Lo Faro, Pirani, Berretta, Pacifici, Pichini e Busardò aveva infatti messo in evidenza come alla crescente rilevanza farmacologica e commerciale del CBD non corrispondesse un sistema internazionale armonizzato di classificazione e regolamentazione [2]. La review croata riprende proprio questo problema e lo trasferisce in uno scenario più recente, nel quale il CBD è ormai contemporaneamente principio attivo di un medicinale autorizzato, componente di numerosi prodotti commerciali, oggetto della disciplina europea sui novel food e sostanza inserita in quadri normativi nazionali molto differenti.
È quindi un ponte scientifico regolatorio e traslazionale: una questione identificata nel 2020 viene utilizzata nel 2026 per leggere il divario tra mercato, regolazione e pratica sanitaria.
Cosa mostra la nuova review del 2026
Batinic e colleghi hanno impostato una narrative review dedicata principalmente alla Croazia, confrontandola con Germania, Paesi Bassi, Slovenia, Italia, Francia e Finlandia. Canada e Australia sono stati aggiunti come modelli internazionali di riferimento [1].
L’analisi non riguarda soltanto la legalità del CBD. Gli autori considerano diversi livelli del problema: classificazione dei prodotti, disponibilità commerciale, accesso alla cannabis medica, rimborsabilità, impiego nella pratica clinica e ruolo dei farmacisti.
Ne emerge uno scenario molto eterogeneo.
Germania e Paesi Bassi presentano sistemi relativamente strutturati per l’accesso alla cannabis medica, mentre altri Paesi mantengono regimi più restrittivi. La Croazia, al centro della review, mostra invece una situazione particolarmente rappresentativa del problema europeo: ampia disponibilità commerciale di prodotti contenenti CBD ma integrazione ancora limitata nella pratica clinica [1].
Gli autori individuano inoltre tre ostacoli ricorrenti: incertezza regolatoria, insufficiente formazione professionale e carenza di indicazioni cliniche standardizzate [1].
È importante interpretare correttamente questa conclusione. La review non dimostra che il CBD debba essere maggiormente utilizzato in medicina. Dimostra piuttosto che la crescita del mercato consumer e quella dell’impiego clinico evidence-based hanno seguito velocità e logiche differenti.
Sono due questioni distinte.
Un prodotto disponibile sul mercato non diventa automaticamente una terapia, così come l’esistenza di un’attività farmacologica non dimostra efficacia clinica per qualsiasi indicazione.
Metodologia e limiti della nuova ricerca
La ricerca bibliografica è stata effettuata tra maggio e giugno 2026 utilizzando PubMed, Scopus e Web of Science. Gli autori hanno integrato la letteratura scientifica con documenti prodotti da EMA, EFSA, Commissione europea, EUDA e autorità regolatorie nazionali. Le informazioni normative sono state aggiornate fino al 3 agosto 2026 [1].
La strategia è appropriata per una ricognizione regolatoria, perché in questo settore una parte importante delle informazioni non si trova necessariamente negli articoli peer-reviewed ma negli atti delle autorità competenti.
Occorre tuttavia ricordare che si tratta di una narrative review, non di una revisione sistematica. Gli autori dichiarano esplicitamente che non sono stati realizzati un diagramma PRISMA, una valutazione formale del rischio di bias o una meta-analisi [1].
Di conseguenza, il valore del lavoro consiste soprattutto nella capacità di organizzare e confrontare sistemi regolatori differenti, non nel fornire una misura quantitativa dell’efficacia o della sicurezza del CBD.
Questa distinzione è particolarmente importante in un settore nel quale i prodotti commercializzati come “CBD” possono differire considerevolmente per purezza, formulazione, dose, via di somministrazione e presenza di altri cannabinoidi.
Il lavoro del 2020: farmacologia e regolamentazione nello stesso quadro
Quando nel 2020 venne pubblicato Pharmacology and legal status of cannabidiol, la discussione sul CBD stava rapidamente passando dalla farmacologia sperimentale alla sanità pubblica, alla regolamentazione dei prodotti e al mercato [2].
La review, pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, aveva due obiettivi principali.
Il primo riguardava farmacologia e tossicologia: farmacocinetica, farmacodinamica, effetti avversi e interazioni. Il secondo riguardava lo status giuridico del CBD, con particolare attenzione agli Stati Uniti, all’Unione europea e all’Italia [2]. La ricerca utilizzava PubMed, Web of Science e fonti istituzionali internazionali e includeva letteratura disponibile fino a novembre 2019. Da circa 2.800 risultati iniziali furono selezionate 29 fonti considerate rilevanti per gli obiettivi della review [2].
Questa impostazione era importante perché impediva di trattare il CBD come una categoria astratta.
Dal punto di vista farmacocinetico, il lavoro descriveva una sostanza altamente lipofila, con assorbimento fortemente dipendente dalla via di somministrazione, metabolismo epatico e intestinale che coinvolge diversi sistemi enzimatici e possibilità di interazioni farmacologiche [2].
Il messaggio rimane metodologicamente attuale: “CBD” non equivale automaticamente a un prodotto standardizzato con esposizione prevedibile.
Questa considerazione è ancora più importante quando si passa da preparazioni farmaceutiche a prodotti consumer.
Anche la distinzione spesso semplificata fra THC e CBD richiede attenzione. Il CBD non produce il tipico effetto intossicante ed euforizzante del THC, ma ciò non significa che sia farmacologicamente inerte. Possiede attività biologica, può interagire con sistemi enzimatici e farmaci concomitanti e la sua sicurezza dipende anche da dose, formulazione, popolazione esposta e durata dell’assunzione.
Proprio per questo sul sito è utile collegare sia il precedente approfondimento dedicato alla farmacologia e allo status legale del cannabidiolo sia il più recente aggiornamento sulla soglia provvisoria EFSA per il CBD negli integratori.
Il nodo di congiunzione: dove il lavoro del 2020 entra nella review del 2026
Il punto più interessante della nuova citazione si trova nell’Introduzione.
Batinic e colleghi osservano che il CBD è sempre più disponibile in Europa, mentre la sua applicazione clinica rimane non completamente definita e persistono differenze tra gli Stati membri in termini di regolamentazione, classificazione e accessibilità dei prodotti. A sostegno di questa affermazione citano due riferimenti, uno dei quali è proprio Brunetti et al. [1,2].
Poco dopo il riferimento n. 29 compare nuovamente quando gli autori affrontano il settore cosmetico [1].
Questa doppia utilizzazione chiarisce la natura della citazione.
Il lavoro del 2020 non viene richiamato principalmente per una specifica proprietà farmacodinamica del CBD. Viene utilizzato per contribuire a definire l’architettura regolatoria del problema.
Il trasferimento di conoscenza può quindi essere sintetizzato in quattro passaggi.
Nel 2020 viene descritta l’assenza di armonizzazione tra farmacologia, disponibilità dei prodotti e sistemi normativi [2].
Nel 2026 la domanda diventa più operativa: come si traduce questa frammentazione nell’accesso reale, nella pratica clinica, nel rimborso e nel ruolo dei professionisti sanitari [1]?
Il nodo di congiunzione è la classificazione regolatoria del CBD.
Il significato traslazionale consiste nel passaggio dalla descrizione dello status legale della sostanza alla valutazione delle conseguenze che differenti modelli normativi possono avere sull’implementazione sanitaria.
Una previsione del 2020 che richiede però un aggiornamento continuo
Il valore della citazione non deve indurre a trattare tutte le informazioni normative contenute nell’articolo del 2020 come se fossero ancora attuali.
Sarebbe metodologicamente scorretto.
La parte normativa di Pharmacology and legal status of cannabidiol fotografava infatti il quadro disponibile fino al novembre 2019 [2]. Da allora sono intervenuti cambiamenti importanti.
Un esempio è la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 19 novembre 2020 nella causa C-663/18, successiva alla ricerca bibliografica della review. La Corte affrontò il caso del CBD legalmente prodotto in un altro Stato membro e stabilì importanti principi in materia di libera circolazione delle merci e tutela della salute pubblica [5].
In Italia il quadro si è ulteriormente modificato. Il decreto del Ministero della Salute del 27 giugno 2024 ha inserito nella sezione B della tabella dei medicinali le composizioni per somministrazione orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis [6].
Nel 2025 sono inoltre intervenute nuove disposizioni sulla filiera della canapa e sulle infiorescenze e relativi derivati, disposizioni che nel 2026 sono state anche oggetto di questioni di legittimità costituzionale sollevate da autorità giudiziarie italiane [10].
Proprio questa evoluzione rafforza, anziché indebolire, il significato storico del lavoro del 2020: il dettaglio delle norme cambia, mentre il problema dell’armonizzazione rimane.
È questo il punto che il nuovo articolo recupera.
Dal mercato alla medicina: la distinzione decisiva
La review del 2026 rende particolarmente evidente un’altra distinzione già implicita nel precedente lavoro: non è possibile parlare di “CBD” come se medicinali, integratori, cosmetici, oli commerciali ed estratti fossero equivalenti.
Epidyolex rappresenta un esempio concreto.
EMA indica il cannabidiolo come principio attivo di un medicinale soggetto a prescrizione, autorizzato per specifiche forme di epilessia. Per Lennox-Gastaut e Dravet l’impiego avviene in associazione a clobazam nei pazienti dai due anni di età; l’indicazione comprende inoltre le crisi associate alla sclerosi tuberosa complessa secondo le condizioni previste dall’autorizzazione [4].
Questo contesto è radicalmente diverso dall’acquisto di un prodotto contenente CBD come bene di consumo.
La stessa EFSA ha ulteriormente precisato il problema nel 2026. L’aggiornamento sulla sicurezza del CBD come novel food ha concluso che persistono importanti lacune conoscitive, in particolare su effetti a lungo termine, fegato, sistema nervoso, riproduzione e sistema immunitario [3].
EFSA ha derivato un valore provvisorio di 0,0275 mg/kg di peso corporeo al giorno, circa 2 mg/die per un adulto di 70 kg, ma esclusivamente in condizioni ben definite e per formulazioni con purezza di CBD ≥98%. Il valore non equivale a un’autorizzazione generalizzata dei prodotti alimentari contenenti CBD e l’Autorità precisa che la sicurezza non può essere stabilita per alcune popolazioni, tra cui soggetti sotto i 25 anni, donne in gravidanza o allattamento e persone che assumono farmaci concomitanti [3].
La Commissione europea continua inoltre a gestire numerose procedure relative al CBD nel quadro dei novel food, comprese diverse decisioni di chiusura di procedure di autorizzazione nel corso del 2026 [9].
Il tema è approfondito anche nell’articolo del sito dedicato a CBD e integratori dopo l’aggiornamento EFSA.
Dal quadro regolatorio al monitoraggio clinico
Un secondo sviluppo interessante riguarda il controllo dell’esposizione.
Quando il CBD viene utilizzato in ambito medico, non è sufficiente sapere che un prodotto contiene un cannabinoide. Diventano rilevanti dose effettivamente assunta, farmacocinetica, metabolismo, aderenza e presenza contemporanea di THC o metaboliti.
Questo filone collega il lavoro regolatorio del 2020 anche agli sviluppi successivi nel monitoraggio analitico della cannabis medica. Sul sito è disponibile, ad esempio, l’approfondimento sul metodo UHPLC-MS/MS per THC, CBD e metaboliti nei capelli di pazienti trattati con cannabis medica.
È un passaggio significativo: dalla domanda “come deve essere classificato il prodotto?” si arriva alla domanda “quale esposizione produce nel paziente?”.
Regolamentazione, farmacologia e analitica non sono quindi compartimenti indipendenti. Sono livelli diversi dello stesso problema di appropriatezza e sicurezza.
Efficacia clinica: evitare l’equazione tra plausibilità e terapia
La crescente popolarità del CBD ha prodotto anche una proliferazione di indicazioni terapeutiche non sempre sostenute da evidenze della stessa qualità.
È quindi necessario distinguere una proprietà farmacologica o un segnale sperimentale dall’efficacia clinica dimostrata.
La review croata mantiene opportunamente questa cautela e sottolinea l’eterogeneità delle formulazioni e delle condizioni studiate [1].
Un esempio utile riguarda il dolore cronico, area in cui la diffusione commerciale dei prodotti contenenti CBD è stata particolarmente rapida nonostante le incertezze sull’efficacia. Questo tema è approfondito nell’articolo CBD e dolore cronico: un’ampia revisione delle evidenze disponibili.
Il principio metodologico generale è chiaro: la presenza sul mercato non costituisce prova di efficacia; l’attività farmacologica non coincide con un’indicazione terapeutica; e l’esistenza di un medicinale autorizzato contenente CBD non rende automaticamente equivalenti gli altri prodotti contenenti la stessa molecola.
Perché la citazione del 2026 è scientificamente significativa
Il collegamento tra i due lavori mostra bene come si costruisce la continuità della letteratura scientifica.
Nel 2020 il problema veniva formulato principalmente in questi termini: il CBD presenta caratteristiche farmacologiche potenzialmente rilevanti e un mercato in rapida espansione, ma il quadro regolatorio internazionale non è armonizzato [2].
Nel 2026 quella stessa questione viene osservata più a valle della catena: cosa accade quando il mercato cresce più rapidamente della capacità dei sistemi sanitari di definire percorsi clinici, competenze professionali, standard di qualità e regole omogenee [1]?
Il lavoro precedente non fornisce la risposta alla nuova domanda. Fornisce però una delle basi concettuali utilizzate per formularla.
Questa è probabilmente la lettura più corretta della citazione.
Limiti da considerare
Anche questa ricostruzione richiede alcune cautele.
La review del 2026 è narrativa e la scelta dei Paesi confrontati non equivale a un campionamento sistematico di tutti i sistemi sanitari europei. Le differenze individuate non devono quindi essere interpretate come una classifica della qualità delle politiche nazionali.
Inoltre, il diritto relativo a cannabis e CBD è particolarmente dinamico. Una pubblicazione scientifica può essere aggiornata al momento della ricerca e diventare rapidamente incompleta dopo un nuovo decreto, una decisione giudiziaria o un intervento europeo.
Infine, la regolamentazione non permette da sola di inferire sicurezza o efficacia clinica. Sono necessari dati farmacologici, tossicologici e clinici specifici per prodotto, dose, formulazione, indicazione e popolazione.
Conclusioni
La citazione di Pharmacology and legal status of cannabidiol nella review pubblicata nel 2026 sul Journal of Clinical Medicine documenta una continuità scientifica precisa.
Il lavoro del 2020 aveva descritto il CBD come una sostanza collocata all’incrocio tra farmacologia, applicazioni terapeutiche, prodotti commerciali e sistemi normativi non armonizzati [2]. Sei anni dopo, Batinic e colleghi utilizzano quel contributo per introdurre un’analisi comparativa che mostra come la stessa frammentazione continui a influenzare classificazione dei prodotti, accesso, pratica clinica e ruolo dei professionisti sanitari [1].
Nel frattempo molte norme sono cambiate e alcune affermazioni regolatorie del 2020 appartengono necessariamente al loro contesto storico. Ma il problema scientifico identificato allora — come governare in maniera coerente una sostanza che attraversa contemporaneamente il confine tra prodotto commerciale e medicinale — rimane aperto.
Ed è proprio su questo punto, non su una generica somiglianza tematica, che si costruisce il ponte tra i due lavori.
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Batinic A, Zecic A, Dujic Z, Sutlovic D. Regulation and Use of Cannabidiol in Croatia Compared with Selected European and International Models: From Consumer Products to Clinical Practice. J Clin Med. 2026;15(15):6123. doi:10.3390/jcm15156123. Articolo completo – Journal of Clinical Medicine
[2] Brunetti P, Lo Faro AF, Pirani F, Berretta P, Pacifici R, Pichini S, Busardò FP. Pharmacology and legal status of cannabidiol. Ann Ist Super Sanita. 2020;56(3):285-291. doi:10.4415/ANN_20_03_06. PMID:32959794. PubMed Annali dell’Istituto Superiore di Sanità
[3] EFSA Panel on Nutrition, Novel Foods and Food Allergens (NDA), Turck D, Bohn T, et al. Update of the statement on safety of cannabidiol as a novel food. EFSA J. 2026;24(2). doi:10.2903/j.efsa.2026.9862. PMID:41668771. PubMed EFSA Journal
[4] European Medicines Agency. Epidyolex (cannabidiol): European Public Assessment Report. EMA – Epidyolex
[5] Court of Justice of the European Union. Judgment of 19 November 2020, Case C-663/18, ECLI:EU:C:2020:938. EUR-Lex – causa C-663/18
[6] Ministero della Salute. Decreto 27 giugno 2024. Inserimento nella tabella dei medicinali, sezione B, delle composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis. GU n.157 del 6 luglio 2024. Gazzetta Ufficiale
[7] Batinic A, Curkovic A, Bukic J, et al. Knowledge and Attitudes of Cannabidiol in Croatia among Students, Physicians, and Pharmacists. Pharmacy (Basel). 2024;12(1):2. doi:10.3390/pharmacy12010002. PMID:38251396. PubMed
[8] Batinic A, Sutlović D, Kuret S, et al. Trial of a Novel Oral Cannabinoid Formulation in Patients with Hypertension: A Double-Blind, Placebo-Controlled Pharmacogenetic Study. Pharmaceuticals (Basel). 2023;16(5):645. doi:10.3390/ph16050645. PMID:37242428. PubMed
[9] European Commission. Novel Food – Decisions terminating the procedure. Aggiornamento 2026. European Commission – Novel Food
[10] Tribunale di Trani. Ordinanza 28 aprile 2026 relativa all’art. 18 del decreto-legge n. 48/2025, convertito nella legge n. 80/2025. Gazzetta Ufficiale – 1ª Serie Speciale Corte Costituzionale, n.21, 27 maggio 2026. Gazzetta Ufficiale
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Pharmacology and Legal Status of Cannabidiol. Leggi su paoloberretta.com
[PB2] Paolo Berretta. CBD integratori: soglia provvisoria. Leggi su paoloberretta.com
[PB3] Paolo Berretta. New UHPLC-MS/MS method to assess Δ9-THC, CBD and respective metabolites in hair. Application to patients in treatment with medical cannabis. Leggi su paoloberretta.com
[PB4] Paolo Berretta. CBD e dolore cronico: un’ampia revisione smonta i falsi miti sul cannabidiolo. Leggi su paoloberretta.com