Circa 33 milioni di persone in tutto il mondo utilizzano oppiacei per scopi non medici. Il sovradosaggio di farmaci è la causa principale della morte accidentale in America, con oltre 50.000 casi di overdose letali riportate nel 2015. Sulla base di questi allarmanti dati è stato pubblicato sull’autorevole rivista Jama Psychiatry lo studio “Effect of Buprenorphine Weekly Depot (CAM2038) and Hydromorphone Blockade in Individuals With Opioid Use Disorder”.

Si tratta di una ricerca sulla somministrazione ed il dosaggio della buprenorfina, condotta dal team della dr.ssa Sharon Walsh, del Center on Drug and Alcohol Research alla University of Kentucky, i cui risultati (e le implicazioni del trial randomizzato) sono stati presentati ufficialmente al convegno annuale del College on Problems of Drug Dependence a Montreal in Canada, lo scorso 22 giugno. Il lavoro ha dimostrato che una formulazione iniettabile di buprenorfina (CAM2038) a ciclo settimanale, diminuisce sensibilmente i sintomi d’astinenza nei pazienti con disturbo dell’uso di oppioidi. È bene ricordare che tale farmaco è stato utilizzato originariamente in Gran Bretagna, verso la fine degli anni settanta, per le sue caratteristiche di analgesico con discreti risultati nel trattamento della dipendenza/astinenza da oppiacei.  

Nello specifico la buprenorfina è un agonista parziale dei recettori μ e un antagonista dei recettori k degli oppiacei. Induce analgesia e altri effetti sul sistema nervoso centrale qualitativamente molto simili a quelli della morfina. Viene utilizzata come terapia sostitutiva nella dipendenza da oppiacei, all’interno di un trattamento medico, sociale e psicologico. I risultati ottenuti dall’Università del Kentucky sono determinati per stabilire l’efficacia di un trattamento iniettivo (a differenza del sublinguale) che produce un vero e proprio blocco contro gli effetti di oppioidi, senza incorrere in rischi di sovradosaggio (di Paolo Berretta).

 

Link allo studio:
Jama Psychiatry. 2017. doi:10.1001/jamapsychiatry.2017.1874