Il ritlecitinib sta modificando le possibilità terapeutiche dell’alopecia areata grave, una malattia autoimmune caratterizzata dalla perdita non cicatriziale dei capelli e, nei casi più estesi, anche dei peli di altre aree corporee. Nuovi dati a lungo termine del programma clinico ALLEGRO suggeriscono che la ricrescita può continuare a migliorare nel tempo e che i pazienti con una perdita di capelli meno estesa all’inizio del trattamento tendono a ottenere risposte migliori.

Il dato è clinicamente interessante, ma richiede una lettura prudente. L’estensione iniziale dell’alopecia sembra infatti essere un fattore prognostico della risposta, senza dimostrare necessariamente che il trattamento precoce sia di per sé la causa del migliore risultato. Inoltre, nel 2026 le autorità regolatorie europee hanno rafforzato le avvertenze di sicurezza per ritlecitinib [1-4].

Che cos’è ritlecitinib e perché viene utilizzato nell’alopecia areata

Ritlecitinib, commercializzato come Litfulo, è un inibitore orale delle chinasi JAK3 e della famiglia TEC. Questi enzimi partecipano alle vie di segnalazione immunitaria coinvolte nel processo infiammatorio che colpisce il follicolo pilifero nell’alopecia areata.

Nell’Unione europea il medicinale è autorizzato per il trattamento dell’alopecia areata grave negli adulti e negli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni [1].

La dose autorizzata è 50 mg una volta al giorno.

L’approvazione è stata sostenuta principalmente dai risultati del programma ALLEGRO e, in particolare, dallo studio randomizzato di fase 2b/3 pubblicato su The Lancet nel 2023 [2].

In quello studio furono randomizzati 718 pazienti di almeno 12 anni con una perdita di capelli del cuoio capelluto pari o superiore al 50%. Dopo 24 settimane, il raggiungimento di un punteggio SALT ≤20, corrispondente a una copertura di almeno l’80% del cuoio capelluto, risultava significativamente più frequente con diversi regimi di ritlecitinib rispetto al placebo [2].

Cosa mostrano i dati a lungo termine

Uno degli aspetti più interessanti emersi negli ultimi anni è che la risposta a ritlecitinib può continuare a svilupparsi ben oltre i primi mesi di terapia.

Un’analisi pubblicata nel 2026 sull’American Journal of Clinical Dermatology ha seguito 191 pazienti provenienti dallo studio ALLEGRO fase 2b/3 e successivamente inclusi nell’estensione ALLEGRO-LT [3].

Tutti avevano inizialmente almeno il 50% di perdita dei capelli del cuoio capelluto.

A circa tre anni, considerando i pazienti per i quali erano disponibili dati al momento della valutazione:

  • il 65,1% aveva raggiunto SALT ≤20;
  • il 52,3% aveva raggiunto SALT ≤10;
  • il 31,2% aveva raggiunto SALT 0, cioè assenza di perdita dei capelli del cuoio capelluto.

Utilizzando invece un’analisi più conservativa basata sull’ultima osservazione disponibile (last observation carried forward, LOCF), le percentuali scendevano rispettivamente al 47,1%, 36,7% e 22,5% [3].

Questa differenza è importante: riportare esclusivamente le percentuali osservate nei pazienti rimasti valutabili potrebbe offrire un’immagine eccessivamente favorevole dell’efficacia.

La risposta sembra dipendere dalla quantità di capelli persi all’inizio

Il risultato che ha suscitato particolare interesse riguarda la relazione tra gravità iniziale dell’alopecia e probabilità di risposta.

Nello studio a tre anni, tra i pazienti che partivano da un SALT compreso tra 50 e meno di 95, il 78,0% dei soggetti con dati disponibili raggiungeva SALT ≤20.

Tra quelli con SALT iniziale compreso tra 95 e 100 — quindi con perdita pressoché completa o completa dei capelli — la percentuale era del 57,4% [3].

Anche le analisi precedenti di ALLEGRO-LT avevano mostrato la stessa tendenza.

Nella coorte de novo dello studio, comprendente 449 pazienti con almeno il 25% di perdita dei capelli del cuoio capelluto, dopo 24 mesi il 73,5% dei soggetti valutabili raggiungeva SALT ≤20 e il 66,4% SALT ≤10 [4].

Le percentuali più elevate erano osservate nei pazienti che partivano da una perdita meno estesa.

Questo significa che bisogna iniziare il trattamento il prima possibile?

È una conclusione plausibile, ma non ancora definitivamente dimostrata.

Le analisi multivariate indicano che una minore estensione della perdita dei capelli e una minore durata dell’episodio corrente sono associate a una maggiore probabilità di risposta [3,5].

Tuttavia, ALLEGRO-LT è uno studio di estensione open-label, senza un gruppo placebo mantenuto per l’intera durata del follow-up.

Inoltre, lo studio non era stato progettato specificamente per dimostrare che iniziare ritlecitinib in una fase precoce dell’alopecia produca risultati superiori rispetto a iniziarlo più tardi.

Gli stessi autori dello studio a 24 mesi sottolineano un altro elemento metodologico: i pazienti con SALT iniziale compreso tra 25 e 50 partivano già più vicini alle soglie SALT ≤20 e SALT ≤10 utilizzate per definire la risposta [4].

Pertanto, i risultati supportano l’ipotesi che una malattia meno estesa e di durata inferiore sia associata a una prognosi terapeutica migliore, ma non consentono di trasformare questa associazione in una prova causale dell’efficacia del trattamento precoce.

Alcuni pazienti possono rispondere lentamente

Un altro risultato clinicamente rilevante riguarda il tempo necessario per osservare la risposta.

Un’analisi delle traiettorie individuali di 191 pazienti ha identificato risposte precoci, intermedie e tardive. Circa l’11% dei pazienti che alla fine rispondevano al trattamento necessitava di oltre un anno per raggiungere SALT ≤20 [5].

Questo dato suggerisce che l’assenza di una risposta marcata nei primi mesi non identifica necessariamente un fallimento definitivo.

Al tempo stesso non significa che il trattamento debba essere prolungato indiscriminatamente: durata della terapia, risposta clinica e profilo individuale di rischio devono essere valutati dal medico.

Cosa sappiamo della sicurezza fino a circa cinque anni

Nel 2026 è stata pubblicata anche un’analisi integrata di sicurezza del programma ALLEGRO comprendente esposizioni a ritlecitinib fino a circa cinque anni [6].

I dati provenivano da quattro studi clinici e indicavano che, nella popolazione studiata, il profilo complessivo di sicurezza a lungo termine rimaneva sostanzialmente coerente con quello precedentemente conosciuto [6].

Questo risultato è rassicurante, ma non equivale a dimostrare l’assenza di rischi rari o a lunghissima latenza.

Ed è proprio qui che diventa particolarmente importante considerare quanto avvenuto sul piano regolatorio nel 2026.

EMA e AIFA hanno rafforzato le avvertenze di sicurezza

Nell’agosto 2026 EMA e AIFA hanno comunicato nuove raccomandazioni per minimizzare alcuni potenziali rischi associati a Litfulo, allineando le avvertenze a quelle previste per altri inibitori JAK [7,8].

Le autorità richiamano in particolare l’attenzione sul rischio di:

  • eventi cardiovascolari avversi maggiori (MACE);
  • neoplasie;
  • infezioni gravi;
  • tromboembolismo venoso;
  • mortalità.

Secondo AIFA, ritlecitinib dovrebbe essere utilizzato solo in assenza di alternative terapeutiche adeguate nei pazienti di almeno 65 anni, nei soggetti con malattia cardiovascolare aterosclerotica o altri fattori di rischio cardiovascolare — compresi fumatori attuali o persone con una lunga storia di fumo — e nei pazienti con fattori di rischio oncologico [8].

È inoltre raccomandata cautela in presenza di fattori di rischio per tromboembolismo venoso e sono indicati controlli periodici della cute per l’identificazione di eventuali neoplasie cutanee [8].

Questo aggiornamento regolatorio è fondamentale per interpretare correttamente i nuovi risultati sull’efficacia.

Efficacia e sicurezza devono essere considerate insieme

L’evoluzione terapeutica dell’alopecia areata negli ultimi anni è stata considerevole. Gli inibitori della via JAK-STAT hanno introdotto per la prima volta trattamenti sistemici mirati capaci di produrre una ricrescita clinicamente significativa in una quota di pazienti con forme gravi.

Ritlecitinib presenta inoltre una caratteristica rilevante: l’autorizzazione comprende anche gli adolescenti a partire dai 12 anni [1].

I dati a lungo termine indicano però una notevole eterogeneità della risposta.

Non tutti i pazienti rispondono, alcuni rispondono lentamente e le probabilità di successo sembrano diminuire quando la perdita dei capelli è estremamente estesa o l’episodio di malattia dura da più tempo [3-5].

Queste informazioni possono diventare importanti nella comunicazione medico-paziente e nella definizione di aspettative realistiche.

Sul sito paoloberretta.com il tema della perdita dei capelli è stato affrontato anche da prospettive differenti, come l’associazione osservata tra farmaci GLP-1 e alopecia [PB1] e il possibile rapporto tra stress e perdita dei capelli [PB2]. Si tratta di condizioni e meccanismi differenti dall’alopecia areata autoimmune, una distinzione importante per evitare di utilizzare il termine “alopecia” come se identificasse un’unica patologia.

Limiti delle evidenze disponibili

I risultati a lungo termine devono essere interpretati considerando alcuni limiti.

Innanzitutto, gran parte dei dati deriva dall’estensione open-label ALLEGRO-LT e non da un confronto randomizzato contro placebo protratto per anni.

Le analisi per gravità iniziale e per caratteristiche dei responder sono inoltre in parte analisi di sottogruppo o post hoc.

Un altro elemento riguarda il finanziamento: il programma clinico ALLEGRO è stato sponsorizzato da Pfizer, azienda produttrice di ritlecitinib [2-6]. Questo non invalida i risultati, ma costituisce un’informazione necessaria per una valutazione trasparente delle evidenze.

Infine, gli studi clinici selezionano i partecipanti secondo criteri di inclusione ed esclusione definiti. L’esperienza post-marketing e gli studi real-world saranno quindi essenziali per definire con maggiore precisione sicurezza ed efficacia nella popolazione trattata nella pratica clinica.

Cosa possiamo concludere

Le evidenze disponibili indicano che ritlecitinib può determinare una ricrescita clinicamente significativa e progressiva nel tempo in una parte dei pazienti con alopecia areata grave, e che alcuni soggetti possono continuare a migliorare anche dopo il primo anno di trattamento [3-5].

La minore estensione iniziale della perdita dei capelli e una durata più breve dell’episodio sembrano associate a una probabilità superiore di risposta.

È però prematuro trasformare questa associazione nell’affermazione che “prima si inizia, migliore sarà necessariamente il risultato”: per dimostrare una relazione causale di questo tipo sarebbero necessari studi specificamente progettati.

Parallelamente, l’aggiornamento EMA/AIFA del 2026 ricorda che l’efficacia non può essere valutata separatamente dalla sicurezza [7,8].

Il messaggio scientificamente più corretto è quindi meno spettacolare, ma più utile: ritlecitinib rappresenta un’importante opzione terapeutica per l’alopecia areata grave, con benefici che possono consolidarsi nel tempo, ma la probabilità di risposta varia considerevolmente tra i pazienti e la decisione terapeutica richiede una valutazione individuale del rapporto beneficio-rischio.


Bibliografia e fonti

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] European Medicines Agency. Litfulo (ritlecitinib): Product Information. EMA. Scheda ufficiale EMA di Litfulo

[2] King B, Zhang X, Harcha WG, et al. Efficacy and safety of ritlecitinib in adults and adolescents with alopecia areata: a randomised, double-blind, multicentre, phase 2b–3 trial. Lancet. 2023;401:1518-1529. PMID: 37062298. PubMed

[3] Tziotzios C, et al. Long-Term Efficacy and Safety of Ritlecitinib in Adults and Adolescents with Alopecia Areata: 3-Year Results from the ALLEGRO Phase 2b/3 and ALLEGRO-LT Phase 3 Clinical Studies. Am J Clin Dermatol. 2026;27:1091-1105. PubMed | Articolo originale

[4] Tziotzios C, Sinclair R, Shapiro J, et al. Long-term safety and efficacy of ritlecitinib in adults and adolescents with alopecia areata and at least 25% scalp hair loss: results from the ALLEGRO-LT phase 3, open-label study. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2025. Articolo originale

[5] Patterns of clinical response in patients with alopecia areata treated with ritlecitinib in the ALLEGRO clinical development programme. PubMed

[6] Updated Integrated Safety Analysis of Ritlecitinib up to ~5 Years in Patients with Alopecia Areata from the ALLEGRO Clinical Trial Program. Am J Clin Dermatol. 2026. PMID: 42481842. PubMed

[7] European Medicines Agency. Litfulo (ritlecitinib): Updated recommendations to minimise the risks of major adverse cardiovascular events, malignancy, venous thromboembolism, serious infections, and mortality. 2026. Comunicazione EMA

[8] Agenzia Italiana del Farmaco. Nota Informativa Importante di sicurezza su Litfulo (ritlecitinib). 10 agosto 2026. Comunicazione AIFA

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Farmaci GLP-1 e perdita di capelli. Farmaci GLP-1 e perdita di capelli

[PB2] Paolo Berretta. Stress acuto e perdita dei capelli. Sezione Capelli – paoloberretta.com