Ringraziamo la Sindaca di Roma Virginia Raggi per l’ordinanza che finalmente arriva anche quest’anno a regolamentare, pur per soli tre mesi, i comportamenti che è dimostrato ed è esperienza, non solo romana, incidono sulla sicurezza, la quiete e il decoro dei luoghi di aggregazione impattando sul ricorso a servizi e prestazioni sanitari oltre che ad impegnare spesso impropriamente, perché evitabile attraverso una cultura del rispetto da promuovere, delle Forze dell’Ordine.

E’ evidente che i romani si aspettino ora un ordine di servizio rivolto alla Municipale e alle Forze dell’Ordine, coinvolgendo il Comitato per la Sicurezza, per l’incremento dei CONTROLLI che risultano allo stato attuale assolutamente insufficienti (è ovviamente un eufemismo se si va a considerare il numero di effrazioni verbalizzate e sanzionate che sarebbe opportuno rendere pubblici alla collettività per sostanziare lo sforzo e l’attenzione del Comune al di là delle buone ordinanze) e nella sensazione dei cittadini , specie quelli che nei luoghi della “movida” ci vivono, disapplicati e possibilmente disattesi dal mancato effetto deterrente di sanzioni assolutamente inconsistenti (150 – 280 euro sono nulla rispetto al profitto derivante dal mancato rispetto che procura cifre ben più consistenti). Nessun romano ha mai visto un Vigile o un ispettore alla cassa di un supermercato , né mai si sono adottate tecniche già in uso in altre Nazioni, come quelle del “misteri shopping” istituzionale che consente sospensione e chiusura in effrazione manifesta delle norme in particolare in caso di reiterazione.

I controlli dovrebbero essere più rigorosi anche e sopratutto nei confronti di quanti vendono illegalmente le bevande alcoliche prevedendo sanzioni che vadano anche oltre la sanzione amministrativa. Ai giovani, è noto anche alla Sindaca, comprano qualunque bevanda a anche di bassa qualità purché costi poco e questa è la realtà romana che evidentemente non può passare di basso profilo essendo l’emergenza alcol legata sopratutto al mancato rispetto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche ai minori.

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Sarebbe interessante far capire ai romani, inoltre, come si procederà a controllare tutti i distributori automatici della Capitale e se si obbligherà tali esercizi a temporizzatore le macchine erogatrici. Estremamente facile verificare che quanto previsto dall’ordinanza è evanescente e non possa andare al di là di una dichiarazione di principio SE non siano stati previsti meccanismi di inibizione specifici.

Sarebbe inoltre utile verificare l’intensificazione della pulizia di tutti i luoghi identificati – e non solo – considerato che i “tappeti” dell’arredo urbano sono prevalentemente costituiti da bottiglie – e non solo – che tutti sono purtroppo abituati a verificare al mattino da Ponte Milvio a Campo dei Fiori, da San Lorenzo a Piazza Bologna.

Ultimo, ma forse più rilevante di tutti una constatazione: ancora una volta non si inserisce il divieto nel Regolamento di Polizia Municipale , come andrebbe fatto, e si limita a tre mesi ciò che dovrebbe essere norma permanente al fine di garantire, come giustamente ribadito, piazze e strade sicure a Roma.

Non ci sono ragioni comunicate che consentano ai cittadini di capire il perché di certe scelte pur nelle prerogative di una Sindaca come Virginia Raggi e non ci sono elementi di giudizio – se non quelli ovvi di una logica delle convenienze che cozza con i buoni principi esposti – che possano favorire i romani nella formazione di un giudizio su una scelta basata su argomentazioni che giustifichino un opzione permanente rispetto ad una, prevedibile, ci permettiamo di segnalare obbligatoria ma poco originale, di temporanea sottrazione della collettività ai rischi derivanti dall’alcol in termini di tutela e di sicurezza.

Rispetto alle esigenze e alla passate ordinanze un passo più convincente avrebbe fatto la differenza rispetto al passato che , rileviamo, avrebbe veramente connotato e distinto come “diversamente attenta” l’amministrazione comunale introducendo la discontinuità e favorendo un più equo bilanciamento rispetto alle dinamiche di prevalenza degli interessi economici rispetto agli interessi di ordine pubblico, sicurezza , non ultimo, salute dei cittadini.

Auspichiamo che ci possano essere altre e più incisive novità che possano trasformarsi in consuetudine permanente e fare cultura più che protezione. E per questo ci vuole ben altro.

Come già dichiarato in altre occasioni la SIA, Società Italiana di Alcologia, porge le sue competenze per cercare di giungere ad una regolamentazione definitiva di ciò che, anno dopo anno, si connota come un esercizio effimero che invece richiederebbe stabilità e costanza.

Emanuele Scafato
Presidente Società Italiana di Alcologia 
Vice Presidente EUFAS, European Federation of Addiction Societies