Siamo davvero un Paese straordinario. Sul piano della sicurezza, che è l’elemento basilare di una comunità, siamo il Paese dove c’è spazio per tutti quelli che vogliano delinquere tant’è  che siamo meta privilegiata di gruppi itineranti di albanesi, romeni, ucraini, georgiani, che vengono a saccheggiare le nostre abitazioni per rientrare, poi, nei loro Paesi a piazzare la refurtiva. Viviamo in un Paese il cui Pil, in base alle regole europee del 2014, include il valore economico di alcune attività delinquenziali ( il narcotraffico, la prostituzione, il contrabbando di sigarette,basate su transazioni consensuali) con il “..paradossale effetto di dover considerare,  ad esempio, un sequestro di droga effettuato dalle forze di polizia, di fatto, come se fosse un atto contro l’economia nazionale” (cfr. la relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia del febbraio 2018).

E così viviamo la straordinaria situazione di un Paese in cui i cittadini sono costretti a “barricarsi” in auto o a girare armati per scampare alle azioni di una banda di ladri che in una serata effettua ben dodici colpi in abitazioni (Ancona, 15 febbraio) o a fare “ronde” contro i furti nelle case (Terni e Mestre, 15 febbraio). In quest’ultima città, poi, diversi indizi portano ad una “batteria” di georgiani, considerati veri “maestri” dei furti nelle case. Sulla presenza di gruppi di matrice georgiana e sulla loro “alta specializzazione nei furti in appartamento”, già da alcuni anni la stessa DIA aveva avuto modo di richiamare l’attenzione. Anche l’ultima relazione relativa al primo semestre del 2018 e presentata al Parlamento dal Ministro dell’Interno alcuni giorni fa, nel contesto della “criminalità proveniente dai Paesi ex Urss”, una pagina intera è riservata ai georgiani (nelle passate relazioni solo una o due righe) per  sottolineare “ la spiccata specializzazione (..) nei furti in appartamento”, attività che – ed è questo il punto sconcertante – è privilegiata solo nel nostro territorio mentre altrove, in altri Paesi, si dedicano al riciclaggio, al traffico di stupefacenti, all’uso di documenti falsi. Insomma, da noi i ladri georgiani vengono volentieri a svaligiare le case evidentemente per la facilità con cui si possono compiere tali attività e per l’elevato grado di impunità che si rileva.

I georgiani fanno parte di quelle organizzazioni di carattere etnico strutturati in clan come le altre etnie che gravitano nella regione del Caucaso, tra cui gli azeri, i daghestani, i ceceni, gli ingusci e gli osseti. Ognuno con le su specializzazioni criminali ( gli azeri dominano il mercato dell’ortofrutta con modalità simili alla camorra, i daghestani gestiscono il racket del piccolo commercio, gli osseti si evidenziano nelle rapine). Dall’analisi delle attività di polizia giudiziaria svoltesi nel corso del 2018 emerge, è sempre la DIA ad evidenziarlo, “una capacità di movimento dei criminali georgiani in grado di trovare diretti punti di riferimento nelle aree da colpire, non solo per il supporto logistico, ma anche per collaborazioni volte all’individuazione degli obiettivi”. Qualche volta, però, queste collaborazioni non sono particolarmente positive come è capitato, ad agosto scorso, nella scelta dell’appartamento milanese da svaligiare dei genitori del Ministro dell’Interno. I cinque georgiani, inutile dirlo, sono stati tutti arrestati pochi giorni dopo grazie alla serrata indagine della polizia di stato. Anche in questa occasione per entrare in casa ( attività, in genere, preceduta da accurati sopralluoghi) era stata utilizzata la tecnica del lockpicking che consiste nell’aprire le serrature delle porte, anche blindate, senza effrazioni e forzature, utilizzando grimaldelli o semplici copie di chiavi alterate. I clan operativi in Italia sono risultati, in genere, di provenienza dalla capitale Tiblisi e dalle due  città di Kutaisi e Rustavi. Eventuali controversie tra soggetti appartenenti a cellule diverse vengo risolti con l’intervento di connazionali maggiormente carismatici presenti in Italia o all’estero. Sarà bene tenere alta l’attenzione su questi gruppi criminali considerati, talvolta, anche “..una diramazione della c.d.  mafia georgiana”.

 

Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).