Le sigarette elettroniche dopo la cessazione del fumo sono tornate al centro del dibattito scientifico dopo la pubblicazione, su Nature Medicine, di uno studio condotto su oltre 4,5 milioni di adulti sudcoreani con una precedente storia di fumo. Il risultato merita attenzione: tra gli ex fumatori, l’uso quotidiano di e-cigarette era associato a una maggiore incidenza di tumore polmonare e a una maggiore mortalità specifica rispetto a chi aveva smesso completamente [1].

Tuttavia, il dato non autorizza conclusioni semplicistiche. Lo studio è osservazionale, non dimostra causalità e non stabilisce che svapare sia dannoso quanto continuare a fumare. Per interpretarlo correttamente bisogna distinguere tre questioni diverse: rischio rispetto alla cessazione completa, rischio rispetto al fumo combustibile ed efficacia delle e-cigarette come strumento di cessazione.

Perché il nuovo studio sulle sigarette elettroniche è importante

La ricerca di Yeon Wook Kim e collaboratori, pubblicata l’8 giugno 2026 su Nature Medicine, affronta una delle principali lacune della letteratura sulle sigarette elettroniche: la scarsità di dati epidemiologici relativi a esiti oncologici clinicamente rilevanti [1].

Per molti anni le conoscenze sul possibile rischio oncologico dello svapo sono derivate soprattutto da studi tossicologici, biomarcatori di esposizione, esperimenti cellulari e modelli animali. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 aveva infatti concluso che esistevano consistenti segnali biologici relativi a stress ossidativo, danno al DNA, genotossicità e altri processi pertinenti alla carcinogenesi, mentre le evidenze epidemiologiche dirette sull’incidenza di tumori nell’uomo rimanevano ancora limitate [2].

Il nuovo studio non risolve definitivamente questa incertezza, ma aggiunge un tassello epidemiologico di notevole peso per la dimensione della popolazione analizzata.

Cosa ha studiato realmente Kim e collaboratori

Una coorte di oltre 4,5 milioni di persone

I ricercatori hanno analizzato 4.524.895 adulti sudcoreani con una storia di consumo di sigarette convenzionali, partecipanti al Korean National Health Screening Program nel 2018. Erano inoltre disponibili informazioni pregresse raccolte tra il 2012 e il 2014 [1].

I partecipanti sono stati classificati come:

  • fumatori correnti;
  • ex fumatori che avevano smesso da relativamente poco tempo;
  • ex fumatori di più lunga durata.

L’utilizzo di e-cigarette dopo la cessazione è stato definito attraverso il consumo quotidiano dichiarato al baseline del 2018 [1].

Il follow-up è proseguito fino a dicembre 2023.

Durante 24.182.543 persone-anno di osservazione sono stati registrati:

  • 35.887 casi di tumore polmonare;
  • 12.807 decessi specificamente attribuiti al tumore polmonare [1].

Si tratta quindi di uno studio osservazionale di dimensioni eccezionali, ma la numerosità, da sola, non elimina i problemi metodologici tipici di questo tipo di ricerca.

Il dato del 56%: cosa significa e cosa non significa

È proprio sul dato del 56% che molta divulgazione rischia di diventare fuorviante.

Tra gli ex fumatori, rispetto a coloro che avevano smesso e non utilizzavano e-cigarette, l’uso quotidiano di sigarette elettroniche era associato a:

incidenza di tumore polmonare: aHR 1,56; IC95% 1,24–1,97 [1];

mortalità specifica per tumore polmonare: aHR 2,00; IC95% 1,28–3,15 [1].

Il primo risultato significa quindi che nel modello statistico aggiustato gli utilizzatori quotidiani di e-cigarette mostravano un hazard di diagnosi di tumore polmonare superiore del 56% rispetto agli ex fumatori completamente astinenti.

Non significa invece che “il 56% in più degli svapatori sviluppa un tumore”.

Un hazard ratio è una misura relativa derivata da un’analisi del tempo all’evento. Non coincide con un aumento del rischio assoluto della stessa entità.

Ancora più importante, il 56% non riguarda la mortalità per tumore polmonare. Per questo secondo endpoint l’aHR riportato è 2,00 [1].

Presentare il dato del 56% come “aumento del 56% della mortalità per tumore al polmone” è quindi scientificamente scorretto.

Associazione non significa causalità

Gli stessi autori dello studio sono espliciti: la causalità non può essere stabilita [1].

Questa precisazione non è una formula di circostanza. È essenziale per interpretare correttamente i risultati.

Lo studio non ha randomizzato gli ex fumatori a utilizzare oppure non utilizzare e-cigarette. Ha osservato persone che, nella vita reale, avevano adottato comportamenti differenti.

Chi continua a utilizzare nicotina attraverso una sigaretta elettronica dopo aver smesso può differire da chi abbandona completamente qualsiasi prodotto per numerosi fattori:

storia tabagica, intensità pregressa del fumo, durata della dipendenza, condizioni respiratorie, caratteristiche socioeconomiche, motivazione alla cessazione, eventuali ricadute e altri comportamenti di salute.

I modelli statistici possono correggere molte variabili note, ma non possono eliminare completamente il confondimento residuo.

La formulazione rigorosa è quindi:

l’uso quotidiano di e-cigarette dopo la cessazione è risultato associato a una maggiore incidenza e mortalità per tumore polmonare rispetto alla cessazione completa.

Non:

le e-cigarette hanno dimostrato di causare un aumento del 56% dei tumori polmonari.

Il peso della precedente esposizione al tabacco

Esiste un secondo problema metodologico particolarmente rilevante.

Tutti i partecipanti allo studio avevano una storia di esposizione alle sigarette convenzionali.

Il tumore polmonare è una malattia caratterizzata da una latenza spesso molto lunga. Alterazioni molecolari e processi carcinogenetici possono svilupparsi durante decenni di esposizione al fumo combustibile e manifestarsi clinicamente anni dopo la cessazione.

Di conseguenza, un carcinoma diagnosticato durante il periodo 2018–2023 non può essere attribuito automaticamente all’esposizione alle e-cigarette avvenuta nello stesso intervallo.

Il disegno dello studio permette di confrontare gruppi diversi di ex fumatori, ma non consente di separare perfettamente il contributo biologico della precedente esposizione al fumo da quello successivo dello svapo.

Questa considerazione è particolarmente importante quando si interpreta l’associazione con una malattia a lunga latenza come il carcinoma polmonare.

Un altro limite: l’esposizione allo svapo è stata misurata al baseline

Lo studio definisce l’esposizione post-cessazione sulla base dell’uso quotidiano di e-cigarette riferito nel 2018 [1].

Non dispone quindi di una caratterizzazione tossicologica dettagliata e continuativa dell’esposizione.

Non conosciamo con precisione, per ogni partecipante:

durata effettiva del vaping durante tutto il follow-up, quantità di aerosol inalato, numero di puff, tipo di dispositivo, potenza impiegata, concentrazione della nicotina, composizione dei liquidi, aromi, esposizione a metalli e carbonili, eventuale cessazione successiva dello svapo o ritorno al fumo combustibile.

Sono variabili importanti perché il termine “sigaretta elettronica” identifica una famiglia molto eterogenea di dispositivi ed esposizioni.

Per questo motivo lo studio non permette ancora di costruire una relazione dose-risposta oncologica precisa tra esposizione cumulativa all’aerosol e tumore polmonare.

Il confronto decisivo è con chi ha smesso completamente

Uno dei punti che più facilmente viene perso nella comunicazione della notizia riguarda il comparatore.

Il risultato principale non confronta semplicemente:

svapatori contro fumatori di sigarette tradizionali.

Confronta soprattutto:

ex fumatori che utilizzano quotidianamente e-cigarette

con

ex fumatori che hanno cessato completamente e non utilizzano e-cigarette.

Questa distinzione modifica radicalmente il significato clinico del dato.

Lo studio suggerisce che continuare a inalare aerosol da e-cigarette dopo aver abbandonato il fumo potrebbe ridurre una parte del beneficio ottenuto attraverso la cessazione completa [1].

Non dimostra invece che passare completamente dalle sigarette combustibili alle e-cigarette determini un rischio oncologico superiore rispetto al continuare a fumare.

Sono domande diverse e non devono essere confuse.

Questo principio è coerente anche con quanto già discusso negli approfondimenti dedicati alle e-cigarette e agli studi del 2026 [PB1] e allo svapo e ai rischi meno immediatamente visibili [PB2]. Sul sito era già stata sottolineata la necessità di identificare sempre il comparatore: rispetto al non utilizzo e rispetto al fumo combustibile si possono ottenere conclusioni differenti.

Le sigarette elettroniche sono meno tossiche delle sigarette combustibili?

Per rispondere bisogna distinguere riduzione dell’esposizione da assenza di rischio.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025 ha considerato 18 trial randomizzati e 14 biomarcatori di esposizione a sostanze cancerogene identificate dalla FDA. Nei soggetti che avevano effettuato una sostituzione completa delle sigarette combustibili con e-cigarette risultavano significativamente inferiori otto biomarcatori di esposizione a carcinogeni rispetto a chi continuava a fumare [3].

Tra i composti considerati figuravano biomarcatori riferibili a nitrosammine specifiche del tabacco, ammine aromatiche e composti organici volatili [3].

Il risultato sostiene un punto importante: eliminare la combustione può diminuire sostanzialmente l’esposizione ad alcuni carcinogeni.

Ma la stessa meta-analisi invita alla cautela perché buona parte dei trial aveva una durata molto breve, frequentemente di 5–7 giorni [3].

Una riduzione di biomarcatori di esposizione non equivale quindi automaticamente a una quantificazione della riduzione del rischio oncologico dopo 10, 20 o 30 anni.

“Meno dannoso” e “sicuro” non sono sinonimi

Questo è probabilmente il messaggio più importante sul piano della comunicazione scientifica.

È perfettamente possibile che due affermazioni siano contemporaneamente vere:

passare completamente dal fumo combustibile alle e-cigarette riduce l’esposizione a numerosi tossici;

e

utilizzare e-cigarette comporta comunque esposizioni biologicamente attive e non può essere considerato privo di rischio.

La revisione sistematica di Kundu e collaboratori ha analizzato 39 studi sull’associazione tra e-cigarette e processi pertinenti al rischio oncologico. Gli autori hanno riscontrato evidenze significative relative a stress ossidativo, apoptosi cellulare, danno al DNA e genotossicità, pur concludendo che le prove epidemiologiche dirette sul rischio oncologico rimanevano insufficienti [2].

Una successiva valutazione qualitativa della carcinogenicità pubblicata su Carcinogenesis ha integrato dati umani, biomarcatori, studi sperimentali e modelli animali, rilevando segnali relativi a danno al DNA, stress ossidativo, modificazioni epigenetiche e infiammazione [4]. Gli autori arrivano a una valutazione di forte preoccupazione sul potenziale carcinogeno, ma la quantificazione del rischio umano rimane indeterminata [4].

Questi dati rafforzano il principio già discusso nell’articolo sull’integrità della barriera epiteliale respiratoria e sigarette elettroniche [PB3]: l’aerosol non è semplicemente vapore acqueo e può produrre risposte biologiche misurabili [PB3].

E-cigarette e cessazione del fumo: cosa dice la Cochrane 2026

Il nuovo dato oncologico non deve essere utilizzato per cancellare un’altra evidenza consolidata: le e-cigarette contenenti nicotina possono aiutare alcuni fumatori adulti a smettere.

La living systematic review Cochrane aggiornata il 26 agosto 2026 ha incluso 80 trial randomizzati per complessivi 29.861 partecipanti [5].

Rispetto alla terapia sostitutiva con nicotina, le e-cigarette contenenti nicotina hanno aumentato i tassi di cessazione:

RR 1,61; IC95% 1,23–2,12, sulla base di 11 studi e 4.114 partecipanti, con evidenza classificata come high certainty [5].

Tradotto in termini assoluti, gli autori stimano circa quattro persone in più che smettono ogni 100 trattate, con un intervallo plausibile da una a sette in più [5].

Rispetto alle e-cigarette senza nicotina, quelle contenenti nicotina mostravano anch’esse un vantaggio:

RR 1,34; IC95% 1,05–1,69 [5].

Questi risultati riguardano l’efficacia come strumento di cessazione, non la sicurezza oncologica dopo molti anni di utilizzo.

Gli stessi autori della Cochrane sottolineano infatti che non sono emersi segnali di grave danno nel breve periodo nei trial studiati, ma che sono necessari studi più ampi e di durata maggiore per valutare pienamente la sicurezza [5].

Non c’è contraddizione tra Cochrane e Nature Medicine

A prima vista può sembrare che le due evidenze dicano cose opposte.

Non è così.

La Cochrane chiede:

una persona che fuma ha più probabilità di smettere se utilizza una e-cigarette con nicotina rispetto ad alcune alternative?

La risposta è sì [5].

Kim e collaboratori chiedono invece:

tra persone che hanno già abbandonato le sigarette combustibili, continuare a utilizzare quotidianamente una e-cigarette è associato allo stesso rischio di tumore polmonare di una cessazione completa?

Nel loro studio la risposta è no: il gruppo che continuava a utilizzare e-cigarette presentava associazioni più sfavorevoli [1].

Un prodotto può quindi rappresentare uno strumento di transizione efficace per alcuni fumatori e, nello stesso tempo, non essere l’obiettivo finale ottimale dal punto di vista dell’esposizione a lungo termine.

Questa distinzione è essenziale per evitare due estremi scientificamente insostenibili:

“le e-cigarette sono innocue perché aiutano a smettere”

e

“le e-cigarette sono equivalenti alle sigarette perché sono associate a un aumento del rischio”.

Nessuna delle due affermazioni è supportata dal complesso delle evidenze.

Dual use: il possibile vantaggio richiede la sostituzione completa

Un ulteriore elemento di sanità pubblica riguarda il dual use, cioè l’utilizzo contemporaneo di sigarette convenzionali ed elettroniche.

Il potenziale vantaggio tossicologico deriva soprattutto dall’eliminazione della combustione. Continuare a fumare anche solo una parte delle sigarette, utilizzando contemporaneamente e-cigarette, non equivale alla completa sostituzione.

La letteratura più recente sui biomarcatori mostra infatti riduzioni più nette dell’esposizione quando il passaggio è completo [3].

Su paoloberretta.com questo concetto è stato già sviluppato nell’aggiornamento sulle e-cigarette e le ricerche del 2026, dove viene evidenziato che “meno dannoso del fumo combustibile” e “più rischioso del non fumare” non sono proposizioni incompatibili [PB1].

Cosa possiamo affermare oggi con elevata sicurezza

Alla luce delle evidenze attualmente disponibili, una comunicazione rigorosa dovrebbe evitare classificazioni binarie come “sicuro” o “pericoloso” e distinguere i livelli di evidenza.

Il fumo combustibile è una causa consolidata di tumore polmonare.

Le e-cigarette non producono combustione e la sostituzione completa delle sigarette può ridurre l’esposizione a numerosi carcinogeni rispetto al continuare a fumare [3].

Le e-cigarette, tuttavia, non sono biologicamente inerti. Studi sperimentali e biomarcatori documentano esposizioni e alterazioni pertinenti a stress ossidativo, infiammazione, genotossicità e danno cellulare [2–4].

Le e-cigarette contenenti nicotina possono aumentare la probabilità di cessazione del fumo rispetto alla terapia sostitutiva con nicotina in trial randomizzati [5].

Il nuovo studio coreano mostra inoltre che, negli ex fumatori, continuare a utilizzare quotidianamente e-cigarette è associato a maggiore incidenza e mortalità specifica per tumore polmonare rispetto alla cessazione completa [1].

Ciò che ancora non possiamo stabilire con precisione è quanto rischio oncologico assoluto possa essere attribuito causalmente all’uso esclusivo e prolungato di e-cigarette, soprattutto nei never smokers e dopo esposizioni di durata pluridecennale.

Limiti complessivi dell’evidenza disponibile

La ricerca sul vaping soffre ancora di alcuni problemi strutturali.

Il primo è temporale: molte neoplasie hanno latenze molto superiori alla storia di diffusione su larga scala delle moderne e-cigarette.

Il secondo riguarda l’eterogeneità dei prodotti. Una e-cigarette di prima generazione non produce necessariamente la stessa esposizione di una pod ad alta concentrazione di sali di nicotina o di un dispositivo ad alta potenza.

Il terzo è epidemiologico: molti utilizzatori adulti sono ex fumatori o dual users, rendendo difficile distinguere gli effetti del vaping da quelli della pregressa esposizione al tabacco.

Il quarto riguarda la misurazione dell’esposizione. Frequenza d’uso, potenza, aromi, composizione dei liquidi e durata vengono spesso rilevati in maniera incompleta.

Infine, biomarcatori di esposizione o di effetto biologico non devono essere confusi con endpoint clinici. Un aumento dello stress ossidativo o del danno al DNA è biologicamente rilevante, ma non equivale automaticamente alla dimostrazione epidemiologica di una determinata incidenza tumorale.

Qual è il messaggio corretto per la salute pubblica

Il nuovo studio di Nature Medicine modifica il livello di attenzione, ma non giustifica allarmismi.

Per una persona che non fuma, non esiste alcun vantaggio sanitario nell’iniziare a utilizzare una sigaretta elettronica. L’esposizione evitabile rimane evitabile.

Per un fumatore adulto che continuerebbe altrimenti a fumare, il passaggio completo a un prodotto senza combustione può ridurre l’esposizione a numerosi tossici e le e-cigarette con nicotina possono essere uno strumento efficace di cessazione [3,5].

Per chi invece ha già smesso di fumare, il nuovo studio rende ancora meno giustificabile considerare il vaping cronico come equivalente alla cessazione completa. I risultati suggeriscono che proseguire quotidianamente con le e-cigarette potrebbe attenuare parte del beneficio oncologico ottenuto smettendo di fumare [1].

Il punto finale non è quindi sostituire una narrazione rassicurante con una narrazione allarmistica.

È riconoscere una gerarchia del rischio:

continuare a fumare sigarette combustibili, sostituirle completamente con e-cigarette e cessare completamente ogni prodotto inalabile non sono condizioni equivalenti.

La migliore evidenza disponibile indica che la cessazione completa rimane il riferimento con il minor livello di esposizione evitabile, mentre la riduzione del danno può avere un ruolo nei fumatori che non riescono altrimenti ad abbandonare la combustione.


Bibliografia e fonti

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Kim YW, Park EJ, Kwak KI, et al. Electronic cigarette use after smoking cessation and lung cancer risk. Nature Medicine. 2026;32(7):2410–2419. DOI: 10.1038/s41591-026-04469-5. PMID: 42260103. PubMed · Nature Medicine

[2] Kundu A, Sachdeva K, Feore A, et al. Evidence update on the cancer risk of vaping e-cigarettes: A systematic review. Tobacco Induced Diseases. 2025;23. DOI: 10.18332/tid/192934. PMID: 39877383. PubMed

[3] Cao Y, Zhang L, Yang M, et al. Assessing biomarkers of exposure to carcinogens associated with combustible cigarettes, electronic cigarettes, and heated tobacco products: a systematic review and meta-analysis. Frontiers in Pharmacology. 2025;16:1630961. DOI: 10.3389/fphar.2025.1630961. PMID: 40799821. PubMed

[4] Stewart BW, Marshall H, Bonevski B, et al. The carcinogenicity of e-cigarettes: a qualitative risk assessment. Carcinogenesis. 2026;47(1):bgag015. DOI: 10.1093/carcin/bgag015. PMID: 41910510. PubMed

[5] Lindson N, Livingstone-Banks J, Butler AR, et al. Electronic cigarettes for smoking cessation. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2026;8:CD010216. DOI: 10.1002/14651858.CD010216.pub11. PMID: 42642048. PubMed

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. E-cigarette: cosa dicono gli ultimi studi del 2026. paoloberretta.com

[PB2] Paolo Berretta. Svapo: il rischio che non si vede. paoloberretta.com

[PB3] Paolo Berretta. Integrità barriera epiteliale: l’impatto delle sigarette elettroniche. paoloberretta.com