Gli studi effettuati sono prevalentemente riferiti a casi di incidenti stradali mortali a seguito dei quali, e solo in tal caso, sono stati effettuati accertamenti tossicologici. Totalmente sconosciuta è la prevalenza dei soggetti che fanno uso saltuario o abituale di sostanze, che poi guidano, e con quale esito. Tale conoscenza è oggi indispensabile a seguito delle abitudini assuntive diffuse soprattutto tra i giovani che rappresentano lo zoccolo duro di ogni intervento e campagna di prevenzione in termini di sicurezza.
L’abitudine di associare sostanze tra loro, comporta inoltre il manifestarsi di un “effetto” anche a livelli limitati di sostanza in circolo; di conseguenza, una condotta di guida inadeguata o pericolosa può essere riferita a livelli di concentrazione anche modesti e difficilmente rilevabili con gli usuali metodi analitici. Perciò risulta indispensabile mettere a punto procedure sensibili, specifiche e ove possibile, praticabili, utili all’applicazione dell’art. 187 del Codice della Strada, e che utilizzino fluidi biologici (come la saliva) ottenibili con metodi non invasivi.
Da una ricerca pilota da noi condotta in collaborazione con le Tossicologie Forensi di Roma su un campione di 291 soggetti testati e arruolati secondo un protocollo stabilito, il 40% dei casi risultava positivo per alcol e/o altre sostanze. Questo risultato, sottolinea l’urgenza di approfondire la conoscenza del fenomeno soprattutto a fini sanitari, come stabilito dal Protocollo attuativo elaborato dal Ministero della Sanità (cui il nostro Istituto ha contribuito con le sue ricerche) per l’applicazione dell’art. 187 del nuovo Codice della Strada.