Stimoli di fumo: il progetto AlternanzaPiù dell’ISS tra giovani, tabagismo e prevenzione

Si è concluso nei giorni scorsi presso l’Istituto Superiore di Sanità il progetto “AlternanzaPiù – Stimoli di fumo. Come ogni giorno si ricevono sollecitazioni verso il tabacco”, realizzato nell’ambito delle attività di Alternanza Scuola-Lavoro e dedicato alla prevenzione del tabagismo tra i giovani.

Il progetto, promosso dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping (CNDD) dell’Istituto Superiore di Sanità, diretto dalla dott.ssa Roberta Pacifici, ha coinvolto studenti delle scuole secondarie superiori in un’esperienza formativa costruita intorno a una domanda apparentemente semplice: quante sollecitazioni verso il fumo riceviamo nel corso di una normale giornata?

Ho partecipato all’iniziativa in qualità di Tutor, affiancando gli studenti nel percorso che, tra marzo e maggio, li ha condotti dalla pianificazione dell’indagine all’osservazione sul campo, fino alla lettura e alla presentazione dei risultati. L’attività si inserisce nel mio percorso professionale presso l’Istituto Superiore di Sanità e il Centro Nazionale Dipendenze e Doping, con particolare attenzione ai temi della prevenzione, della comunicazione scientifica e della tutela della salute.

Il percorso si è concluso il 31 maggio 2019, quando i risultati sono stati presentati nell’Aula Pocchiari dell’ISS in occasione del XXI Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, organizzato nell’ambito della Giornata Mondiale senza Tabacco [1].

AlternanzaPiù: imparare attraverso un problema reale di sanità pubblica

L’iniziativa si colloca nell’ambito dei percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro previsti dalla Legge 13 luglio 2015, n. 107, che ha rafforzato il rapporto tra formazione scolastica ed esperienze realizzate presso enti, istituzioni e organizzazioni esterne alla scuola [2].

La legge individua tra gli obiettivi dell’alternanza l’ampliamento delle opportunità di apprendimento e delle capacità di orientamento degli studenti.

Nel caso di “Stimoli di fumo”, tuttavia, il percorso ha assunto una caratterizzazione particolare. Gli studenti non sono stati semplicemente destinatari di informazioni sul tabagismo, ma sono stati coinvolti in un piccolo processo di osservazione, raccolta e organizzazione dei dati.

Prima della fase sul campo, i ragazzi sono stati affiancati dal personale del Centro Nazionale Dipendenze e Doping per la pianificazione dell’attività, la definizione degli strumenti di rilevazione e la successiva valutazione delle informazioni raccolte.

L’obiettivo educativo è stato quindi duplice: approfondire un importante problema di sanità pubblica e, contemporaneamente, avvicinare gli studenti al metodo utilizzato per osservare e descrivere un fenomeno.

Giovani e tabacco: non soltanto una scelta individuale

L’iniziazione al fumo durante l’adolescenza non può essere interpretata esclusivamente come il risultato di una decisione individuale.

Famiglia, amici, gruppo dei pari, ambienti frequentati e modelli sociali possono contribuire alla costruzione delle rappresentazioni associate al tabacco.

La letteratura scientifica ha analizzato estesamente questo fenomeno. Una meta-analisi pubblicata nel 2017, basata su 75 studi longitudinali condotti in 16 Paesi, ha evidenziato che avere coetanei fumatori è associato a una maggiore probabilità sia di iniziare sia di continuare a fumare [3].

Non si tratta soltanto di “pressione del gruppo” in senso stretto. I processi sono più complessi e comprendono fenomeni di socializzazione, attraverso i quali i comportamenti dei pari possono influenzare il ragazzo, e di selezione, attraverso i quali gli adolescenti possono scegliere gruppi e amicizie anche sulla base di comportamenti condivisi [3].

A questi fattori si aggiunge il ruolo delle rappresentazioni mediatiche.

Film, televisione, contenuti audiovisivi e altre forme di comunicazione possono contribuire a rendere il comportamento del fumare socialmente visibile e familiare. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Addiction ha riscontrato un’associazione significativa tra maggiore esposizione a immagini di fumo nei film e iniziazione al fumo durante l’adolescenza [4].

Proprio per questo, all’interno delle attività di prevenzione è importante non concentrarsi soltanto sul danno biologico provocato dal tabacco, ma anche sui meccanismi sociali e comunicativi attraverso i quali il fumo viene osservato, rappresentato e normalizzato.

Sul tema dell’esposizione involontaria al tabacco avevo già approfondito, anche sul mio sito, il problema del fumo passivo e delle strategie di protezione dei non fumatori.

Che cosa sono gli “atti fumo”

Da queste considerazioni nasce l’idea centrale di “Stimoli di fumo”: osservare concretamente quanto il tabacco sia presente nella vita quotidiana.

Per rendere il fenomeno rilevabile, il progetto ha utilizzato il concetto operativo di “atto fumo”.

Gli studenti hanno registrato le situazioni nelle quali hanno incontrato direttamente o indirettamente una sollecitazione riferibile al tabacco.

L’osservazione ha distinto diverse categorie:

  • atto fumo diretto;
  • atto indiretto attraverso film;
  • serie televisive;
  • contenuti multimediali;
  • canzoni.

Sono stati inoltre considerati il luogo, il momento della giornata, la tipologia di prodotto utilizzato e alcune caratteristiche dell’individuo osservato.

Questa impostazione ha consentito agli studenti di guardare con occhi diversi comportamenti che, proprio perché molto comuni, rischiano spesso di passare inosservati.

Il ruolo del Tutor nel progetto

Nel progetto ho svolto il ruolo di Tutor, partecipando all’affiancamento degli studenti nelle diverse fasi dell’attività.

Il tutoraggio non è stato quindi limitato a un accompagnamento formale, ma si è inserito nel percorso attraverso il quale i ragazzi hanno progressivamente trasformato un tema generale — il fumo nella vita quotidiana — in un fenomeno osservabile attraverso categorie definite.

Il progetto ha previsto lavori di gruppo presso il Centro Nazionale Dipendenze e Doping e una successiva attività individuale svolta all’esterno dell’ISS.

Durante questa fase gli studenti hanno osservato e rilevato gli “atti fumo” incontrati nella quotidianità: tra amici e familiari, per strada, nei programmi televisivi, attraverso forme di comunicazione diretta o indiretta e negli altri contesti previsti dallo strumento di rilevazione.

Anche durante l’attività esterna i ragazzi sono rimasti in contatto con i ricercatori del Centro.

Il percorso complessivo ha raggiunto 34 ore di attività, di cui 10 svolte presso l’Istituto Superiore di Sanità e 24 dedicate alle attività esterne. Le attività in ISS hanno compreso la pianificazione dell’indagine, l’analisi dei dati, la predisposizione di uno short report e la partecipazione alla giornata conclusiva del 31 maggio.

Cosa hanno osservato gli studenti

Durante la rilevazione sono stati osservati e intervistati 100 individui: il 62% uomini e il 38% donne.

La fascia di età maggiormente rappresentata è stata quella compresa tra 18 e 34 anni, pari al 76% delle osservazioni. Il 12% aveva tra 35 e 54 anni, il 10% meno di 18 anni e il 2% tra 55 e 64 anni [1].

Il risultato più evidente riguarda la modalità attraverso la quale il comportamento è stato osservato.

Il 91% degli episodi è costituito da atti di fumo diretti, mentre le forme indirette attraverso film, serie televisive, contenuti multimediali e musica rappresentano una quota molto più contenuta [1].

Anche il contesto nel quale avviene l’osservazione merita attenzione. Il 59% degli episodi rilevati è stato classificato come avvenuto in luoghi chiusi con divieto, mentre il 31% è stato osservato in luoghi aperti liberi [1].

Si tratta di risultati descrittivi riferiti all’esperienza svolta dagli studenti e non di dati rappresentativi della popolazione italiana. Questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente il progetto.

Sigarette tradizionali ancora nettamente predominanti

Tra i prodotti osservati, la sigaretta tradizionale rappresenta il 94% degli atti rilevati.

Il tabacco riscaldato costituisce il 3% delle osservazioni e la sigaretta elettronica un ulteriore 3% [1].

La fotografia restituita dal progetto mostra quindi, almeno nel campione osservato dagli studenti, una netta predominanza della sigaretta convenzionale.

L’attività di prevenzione del tabagismo comprende naturalmente anche il sostegno alle persone che intendono smettere di fumare. Per approfondire questo aspetto è disponibile la Guida ISS ai servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco, realizzata dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità.

Fumo, emozioni e rappresentazione sociale

Un altro elemento preso in considerazione dagli studenti riguarda lo stato emotivo percepito durante l’atto di fumare.

Nel 65% delle osservazioni lo stato emotivo associato dagli osservatori è stato classificato come gioia, mentre nel 12% dei casi è stata indicata la rabbia [1].

Il dato richiede una lettura particolarmente prudente.

Non significa, evidentemente, che il tabacco produca gioia né costituisce una misurazione psicologica dello stato della persona osservata. Esprime piuttosto la percezione dell’osservatore rispetto alla situazione nella quale l’atto di fumo si manifesta.

Proprio per questo può essere interessante dal punto di vista della comunicazione.

Il fumo può apparire all’interno di situazioni conviviali, sociali o apparentemente positive. Se un comportamento dannoso viene ripetutamente associato a momenti di socializzazione e benessere, la sua presenza può contribuire a renderlo più familiare e socialmente accettabile.

È uno dei motivi per cui le strategie di prevenzione devono confrontarsi non soltanto con il prodotto, ma anche con la sua rappresentazione sociale.

Pubblicità, comunicazione e normalizzazione del tabacco

Il rapporto tra tabacco e comunicazione assume particolare importanza quando il destinatario è un pubblico giovane.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricordato proprio nel marzo di quest’anno che le restrizioni alla pubblicità, promozione e sponsorizzazione del tabacco costituiscono una componente essenziale delle politiche di tobacco control. L’OMS sottolinea inoltre che queste forme di promozione possono raggiungere anche i giovani e che i divieti complessivi contribuiscono a ridurre il consumo [5].

Il problema è coerente con ciò che “Stimoli di fumo” cerca di far emergere: la presenza del tabacco non coincide soltanto con la pubblicità esplicita.

Esistono infatti rappresentazioni, associazioni simboliche, comportamenti osservati e forme di esposizione indiretta che possono concorrere alla costruzione dell’immagine sociale del fumo.

Per questo insegnare ai ragazzi a riconoscere gli stimoli significa anche fornire loro strumenti per interpretare criticamente i messaggi e i comportamenti che incontrano.

Il ruolo degli amici nell’iniziazione

Tra le informazioni raccolte nel progetto è stata considerata anche la motivazione riferita per l’iniziazione al tabagismo.

Nella maggior parte dei casi non è stata identificata una motivazione specifica; nel 6% delle osservazioni l’iniziazione è stata attribuita all’influenza degli amici [1].

Anche in questo caso il dato del progetto non deve essere interpretato come una stima epidemiologica.

È però coerente con una letteratura scientifica molto più ampia sul rapporto tra adolescenti e gruppo dei pari. La meta-analisi di Liu e collaboratori mostra che il comportamento tabagico dei coetanei è associato sia all’iniziazione sia al mantenimento del fumo durante l’adolescenza [3].

La prevenzione deve quindi essere capace di intervenire non soltanto sull’individuo, ma anche sui contesti relazionali nei quali i comportamenti acquistano significato.

La presentazione al XXI Convegno Nazionale Tabagismo

Il percorso degli studenti si è concluso il 31 maggio 2019 presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità.

I risultati di “Stimoli di fumo” sono stati presentati durante il XXI Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, appuntamento scientifico annuale dell’ISS dedicato all’analisi del fenomeno e delle strategie di prevenzione e controllo.

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato tra i materiali ufficiali del convegno anche il “Progetto Stimoli di Fumo” [1]. La presentazione è firmata da Paolo Berretta, Luisa Mastrobattista, Adele Minutillo e Roberta Pacifici, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping.

Il convegno si è svolto in coincidenza con la Giornata Mondiale senza Tabacco 2019, che quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dedicato al tema “Tobacco and lung health” [6].

La campagna dell’OMS richiama l’attenzione sugli effetti del consumo di tabacco e dell’esposizione al fumo passivo sulla salute respiratoria, dal tumore del polmone alle malattie respiratorie croniche, sottolineando ancora una volta il valore delle politiche di prevenzione e controllo [6].

Trasformare gli studenti in osservatori attivi

L’aspetto più interessante di “Stimoli di fumo” è probabilmente il metodo attraverso il quale il tema della prevenzione è stato affrontato.

Gli studenti non hanno ricevuto soltanto informazioni.

Hanno dovuto osservare, classificare, registrare, discutere e interpretare ciò che incontravano nella propria quotidianità.

In questo modo il fumo, normalmente percepito come uno dei tanti comportamenti presenti nello spazio sociale, è diventato oggetto di attenzione critica.

L’esperienza mostra come l’educazione alla salute possa acquisire maggiore efficacia quando i giovani vengono coinvolti direttamente nei processi di conoscenza.

Prevenire non significa soltanto spiegare che un comportamento comporta dei rischi. Significa anche fornire gli strumenti necessari per comprendere come quel comportamento viene rappresentato, quanto frequentemente viene incontrato e quali meccanismi sociali possono contribuire a renderlo apparentemente normale.

È questo uno dei principali insegnamenti che emerge dal progetto appena concluso: imparare a riconoscere gli stimoli che ci circondano può essere il primo passo per sviluppare una maggiore capacità di scelta e una più solida consapevolezza rispetto alla propria salute.


Bibliografia e approfondimenti

1. Berretta P, Mastrobattista L, Minutillo A, Pacifici R. AlternanzaPiù – Stimoli di fumo. Come ogni giorno si ricevono sollecitazioni verso il tabacco. Centro Nazionale Dipendenze e Doping, Istituto Superiore di Sanità. Presentazione al XXI Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, Roma, 31 maggio 2019.
ISS – Le relazioni del XXI Convegno Nazionale Tabagismo 2019

2. Repubblica Italiana. Legge 13 luglio 2015, n. 107. Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti. Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 2015.
Normattiva – Legge 13 luglio 2015, n. 107

3. Liu J, Zhao S, Chen X, Falk E, Albarracín D. The influence of peer behavior as a function of social and cultural closeness: a meta-analysis of normative influence on adolescent smoking initiation and continuation. Psychol Bull. 2017;143(10):1082-1115. doi:10.1037/bul0000113.
PubMed – Liu et al., 2017

4. Leonardi-Bee J, Nderi M, Britton J. Smoking in movies and smoking initiation in adolescents: systematic review and meta-analysis. Addiction. 2016;111(10):1750-1763. doi:10.1111/add.13418.
PubMed – Leonardi-Bee et al., 2016

5. World Health Organization. WHO urges governments to enforce bans on tobacco advertising, promotion and sponsorship, including in motor sport. Geneva: WHO; 14 March 2019.
WHO – Tobacco advertising, promotion and sponsorship

6. World Health Organization. World No Tobacco Day 2019 – Tobacco and lung health. Geneva: WHO; 31 May 2019.
WHO – World No Tobacco Day 2019

7. Osservatorio Fumo, Alcol e Droga. Guida ai servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco. Aggiornamento marzo 2016. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2016. Strumenti di riferimento 16/S1.
Guida ai servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco