Abbiamo spesso parlato della repressione e delle attività antidroga svolte dalle forze di polizia, dei risultati conseguiti in questo ambito, delle iniziative adottate per contrastare traffico e spaccio che hanno interessato,sempre di più, contesti e persone (scuole e studenti, anche giovanissimi) un tempo impensabili. Proviamo,allora, a fare qualche sintetica considerazione sulla prevenzione ed in particolare di quella in ambito scolastico. Messa da parte la domanda di prevenzione che un tempo si basava su iniziative ispirate ad un approccio emotivo-drammatizzante, talvolta con messaggi angoscianti e con un potere persuasivo sostanzialmente pari a zero, accantonato anche quello basato sulla trasmissione di informazioni oggettive riguardanti le diverse droghe, i loro effetti, i livelli di pericolosità ecc.. affidato agli esperti del settore ( medici, psicologi,assistenti sociali ecc..), si è pensato che dovessero essere gli stessi insegnanti, quotidianamente a contatto con i giovani nelle varie istituzioni formative, a svolgere quell’azione preventiva. Quest’approccio, tuttavia, si è spesso ridotto ad affidare l’”ora delle droghe” all’insegnate di educazione fisica, o a quello di religione o di scienze naturali, con il risultato di una lezione ridotta essenzialmente a mera comunicazione normativa. Tutto in un contesto di iniziative lodevoli ma disorganiche, estemporanee. Più recentemente qualche attenzione in più sulla prevenzione, almeno sulla carta, si è avuta.

Ci si riferisce, in particolare, al Protocollo d’intesa firmato oltre due anni fa tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri ( DPA – Dipartimento delle Politiche Antidroga) e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) con il quale si prevedeva un piano triennale ( con uno stanziamento di tre milioni di euro) di attività sulla “prevenzione da svolgere nelle scuole di ogni ordine e grado attraverso programmi di informazione scientificamente supportati (…)e progetti educativi orientati, secondo un approccio globale, ad una sana crescita psico-sociale”. E’ quanto si legge nell’ultima relazione al Parlamento (settembre 2018) sul fenomeno delle tossicodipendenze redatta dal DPA. In tale documento si faceva riferimento ad una formazione rivolta ai docenti, due per ciascuna istituzione scolastica di tutto il territorio nazionale, “..svolta a cura di soggetti qualificati e scientificamente accreditati a livello nazionale..”. In realtà, il corso in questione è disponibile, dal 5 giugno scorso ( al termine dell’anno scolastico) on line sulla piattaforma dedicata per i docenti iscritti (referenti della scuola) con lezioni a distanza e materiale relativo alla prevenzione ( non mi sembra il massimo per un tema cosi importante). I genitori dovevano essere coinvolti “attraverso campagne di informazione e incontri mirati..” ( e non risulta che ciò sia avvenuto in diverse scuole) mentre l’anno scolastico 2019-2020 doveva iniziare “..con una conferenza pubblica (infoday) di comunicazione dei risultati raggiunti e con l’avvio di tutte le attività dirette a rafforzare la rete tra le scuole, le istituzioni del territorio, gli enti del volontariato sociale e le famiglie..”. 

Anche su questa “conferenza pubblica” non si hanno notizie. Insomma, siamo ancora molto lontani da quella cultura della prevenzione degli stupefacenti da realizzarsi  nelle scuole, il “luogo privilegiato per la formazione dei futuri cittadini”. E non sono neanche incoraggianti i dati forniti nella suindicata relazione del DPA che cita l’ultimo studio dell’ESPAD Italia ( European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) da cui è emerso che, nel 2017, solo poco più della metà dei dirigenti scolastici ha riferito della esistenza di un Piano regionale/provinciale/locale sulla prevenzione all’uso di sostanze stupefacenti mentre solo il 40% degli istituti scolastici superiori ha svolto , sempre nell’anno suddetto, almeno un progetto di prevenzione. Davvero troppo poco per una seria ed efficace prevenzione nelle scuole e per cercare di realizzare quella inversione di tendenza nel consumo di stupefacenti che continua ad essere molto allarmante nel mondo giovanile.

 

Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).