Una pubblicazione scientifica del 2026 offre un esempio significativo di come i risultati ottenuti attraverso la bioanalisi quantitativa dei cannabinoidi nell’uomo possano essere successivamente utilizzati in un contesto tecnologico e clinico differente.
La review Biosensing technologies for cannabinoid monitoring in pain management: Current methods, clinical needs, and translational challenges, firmata da Shakti Banik, Jessica Fales e Jong-Hoon Kim e pubblicata sul Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis, analizza le tecnologie disponibili ed emergenti per il monitoraggio di Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), cannabidiolo (CBD) e altri cannabinoidi, valutandone la possibile evoluzione verso strumenti utilizzabili nel pain management e nel therapeutic drug monitoring [1].
Tra i lavori presi in considerazione compare la ricerca pubblicata nel 2020 su Therapeutic Drug Monitoring da Simona Pichini, Giulio Mannocchi, Paolo Berretta, Simona Zaami, Filippo Pirani, Roberta Pacifici e Francesco P. Busardò, dedicata all’andamento temporale delle concentrazioni di THC e CBD nel siero dopo esposizione a cannabis a basso contenuto di THC [2].
Il collegamento è scientificamente interessante perché riguarda una condizione preliminare a qualsiasi forma credibile di biosensing clinico: prima di progettare un dispositivo capace di misurare rapidamente THC o CBD occorre conoscere quali concentrazioni si incontrino realmente nelle matrici biologiche, come cambino nel tempo e quale significato possa essere attribuito al dato quantitativo.
Non si tratta quindi di stabilire una continuità diretta fra “light cannabis” e terapia del dolore. Il ponte è metodologico: dalla caratterizzazione farmacocinetica e analitica dei cannabinoidi nei campioni umani alla definizione delle prestazioni che dovrebbero possedere i futuri sistemi di monitoraggio.
La review del 2026: perché servono nuovi strumenti per misurare THC e CBD
Banik e colleghi partono da una criticità tuttora aperta. THC, CBD e preparazioni contenenti differenti combinazioni di cannabinoidi sono oggetto di crescente interesse nella gestione di alcune forme di dolore, ma il loro impiego clinico incontra diversi ostacoli: eterogeneità delle formulazioni, differenti vie di somministrazione, variabilità delle concentrazioni dei principi attivi, assenza di intervalli terapeutici universalmente definiti e insufficiente caratterizzazione delle relazioni tra dose, concentrazione biologica e risposta clinica [1].
In questo scenario, la semplice positività o negatività per THC perde gran parte del proprio significato.
Un sistema destinato al therapeutic drug monitoring dovrebbe infatti essere capace di produrre una misura quantitativa affidabile, riproducibile e interpretabile rispetto alla formulazione utilizzata, alla dose, alla via di somministrazione e soprattutto al tempo intercorso dall’assunzione.
La review analizza quindi sia le tecniche analitiche convenzionali — cromatografia, spettrometria di massa e metodiche spettroscopiche — sia diverse tecnologie emergenti: sensori elettrochimici, sistemi colorimetrici, piattaforme ottiche e fluorescenti, immunoassay, molecularly imprinted polymers, sistemi microfluidici, dispositivi cartacei e approcci recettoriali o cellulari [1].
Tra queste, alcune piattaforme elettrochimiche portatili e dispositivi ottici o immunologici compatti mostrano caratteristiche promettenti per applicazioni point-of-care. La review avverte però che buona parte delle tecnologie disponibili rimane a livello sperimentale e necessita di validazione su campioni umani autentici, confronto con metodi analitici di riferimento, verifica di precisione, riproducibilità e stabilità e correlazione con outcome clinici [1].
È in questa fase della catena traslazionale che gli studi farmacocinetici condotti su matrici biologiche reali assumono particolare importanza.
Il lavoro ISS del 2020: THC e CBD misurati nel siero umano
Lo studio di Pichini, Mannocchi, Berretta e colleghi aveva un obiettivo specifico: studiare l’andamento temporale di THC e CBD nel siero dopo il consumo di cannabis light e verificare se alcuni parametri quantitativi potessero contribuire a distinguere questo tipo di esposizione dall’assunzione di cannabis illegale ad alto contenuto di THC o da alcuni prodotti utilizzati in ambito medico [2].
Una determinazione quantitativa mediante LC–MS/MS
I campioni sierici furono analizzati mediante liquid chromatography–tandem mass spectrometry (LC–MS/MS), metodologia analitica caratterizzata da elevata selettività e ampiamente impiegata nella bioanalisi e nella tossicologia [2].
Il protocollo prevedeva il consumo di una oppure quattro sigarette di cannabis light, con prelievi effettuati a differenti intervalli temporali.
La concentrazione più elevata di THC e CBD fu osservata circa 30 minuti dopo l’inizio del consumo, mostrando immediatamente un elemento di grande rilevanza anche rispetto alla moderna sensoristica: la concentrazione biologica dei cannabinoidi deve essere interpretata in funzione del tempo [2].
Dopo una singola sigaretta, le concentrazioni sieriche di THC risultavano comprese tra 2,7 e 5,9 ng/mL, mentre quelle di CBD variavano da 5,7 a 48,2 ng/mL. Dopo quattro sigarette, gli intervalli osservati erano 11,0–21,8 ng/mL per il THC e 19,4–35,3 ng/mL per il CBD [2].
Il consumo ripetuto determinava quindi un sensibile incremento dell’esposizione al THC, mentre le concentrazioni del CBD non aumentavano in maniera semplicemente lineare [2].
Questi risultati dimostrano perché concetti generici come “una sigaretta di cannabis”, “un prodotto light” o “una dose di cannabis” non siano sufficienti a descrivere accuratamente l’esposizione.
Il problema della standardizzazione è ancora attuale. In un successivo approfondimento dedicato alla misura standard del THC, viene illustrata proprio la necessità di passare dal semplice conteggio dei prodotti consumati a indicatori capaci di considerare anche la quantità effettiva di principio attivo [9].
Approfondimento interno: Uso di cannabis: misura standard del THC.
Il rapporto THC/CBD: perché un profilo multi-analita può essere più informativo
Uno degli elementi peculiari dello studio del 2020 era l’analisi del rapporto tra le concentrazioni sieriche di THC e CBD.
Nei campioni esaminati, il rapporto medio THC/CBD risultava compreso tra 0,2 e 0,9. Gli autori proponevano che un rapporto sierico non superiore al valore medio di 0,9 potesse rappresentare un possibile indicatore utile a distinguere il consumo di cannabis light da differenti scenari di esposizione [2].
La conclusione deve essere interpretata nel preciso contesto sperimentale dello studio e non trasformata in una soglia universalmente applicabile.
Il dato possiede tuttavia un interesse metodologico più generale: misurare simultaneamente THC e CBD può fornire informazioni che la determinazione isolata del solo THC non restituisce.
Questa considerazione diventa particolarmente interessante in relazione ai biosensori di nuova generazione.
Un futuro dispositivo clinico potrebbe infatti evolvere da una logica mono-analita verso sistemi capaci di produrre profili comprendenti THC, CBD ed eventualmente metaboliti clinicamente rilevanti, purché ciascun analita venga validato rispetto a metodiche analitiche di riferimento.
Lo stesso interesse per una caratterizzazione più articolata dei cannabinoidi emerge nella linea di ricerca dedicata alla farmacologia del cannabidiolo, affrontata anche nella review di Brunetti, Lo Faro, Pirani, Berretta e colleghi pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità [6].
Approfondimento interno: Pharmacology and Legal Status of Cannabidiol.
Dalla singola ricerca a una linea di monitoraggio dei cannabinoidi
Il lavoro del 2020 non rappresenta un episodio isolato nell’attività di studio delle matrici biologiche applicata ai cannabinoidi.
Nel 2022 una successiva ricerca, New UHPLC-MS/MS method to assess Δ9-THC, CBD and respective metabolites in hair. Application to patients in treatment with medical cannabis, ha sviluppato e validato una metodica UHPLC-MS/MS per quantificare THC, CBD e diversi metaboliti nei capelli di pazienti sottoposti a trattamento con cannabis medica [7].
Approfondimento interno: Monitoraggio di THC, CBD e metaboliti nei pazienti trattati con cannabis medica.
Le due matrici non sono intercambiabili.
Il siero può documentare l’andamento delle concentrazioni in una finestra temporale relativamente ravvicinata all’esposizione; il capello risponde invece a finalità differenti, legate prevalentemente alla valutazione retrospettiva dell’esposizione.
Proprio questa differenza rafforza il concetto centrale: la scelta della matrice biologica dipende dalla domanda clinica o tossicologica alla quale si vuole rispondere.
La review del 2026 affronta esplicitamente questa problematica, mettendo a confronto sangue, siero, plasma, saliva, urine, sudore e respiro in relazione alla futura applicabilità clinica dei sistemi di biosensing [1].
Perché i dati ottenuti con LC–MS/MS sono importanti per costruire un biosensore
Un biosensore può presentare in laboratorio un limite di rilevabilità estremamente basso senza essere necessariamente pronto per l’uso clinico.
La vera questione è se riesca a misurare correttamente l’analita dentro una matrice biologica complessa.
Sangue, plasma e siero contengono proteine, lipidi, elettroliti, metaboliti e migliaia di molecole potenzialmente interferenti. La review del 2026 individua infatti nella selettività uno dei requisiti fondamentali per la traslazione clinica dei biosensori [1].
I dati ottenuti mediante tecniche analitiche consolidate come LC–MS/MS possono in questo contesto svolgere una funzione di riferimento.
Lo studio del 2020 fornisce almeno tre informazioni utili.
Primo: documenta concentrazioni effettivamente osservate nel siero umano.
Secondo: mostra che tali concentrazioni possono modificarsi rapidamente in funzione del tempo trascorso dal consumo.
Terzo: dimostra che THC e CBD non necessariamente presentano dinamiche sovrapponibili e che la loro relazione quantitativa può contenere informazioni ulteriori [2].
Il “ponte scientifico” con il lavoro del 2026 va quindi identificato con precisione: la ricerca bioanalitica sui cannabinoidi contribuisce a definire il problema biologico che le nuove piattaforme di biosensing devono riuscire a misurare.
Dal dato tossicologico al therapeutic drug monitoring: un salto che richiede cautela
La disponibilità di una misura quantitativa non significa automaticamente disporre di un parametro terapeutico.
Questa distinzione è fondamentale.
Il therapeutic drug monitoring presuppone infatti che la concentrazione misurata possa essere interpretata in relazione a efficacia, tossicità, dose e risposta del paziente.
Per THC e CBD nel trattamento del dolore, la review del 2026 evidenzia che non sono ancora disponibili intervalli terapeutici universalmente accettati [1].
Di conseguenza, anche un biosensore tecnicamente perfetto non potrebbe da solo stabilire se una concentrazione sia “terapeutica”, “insufficiente” o “eccessiva” in assenza di valori clinicamente validati.
Questo limite è particolarmente importante perché le evidenze sull’efficacia analgesica dei cannabinoidi rimangono eterogenee.
La review di Safi e colleghi del 2024 descrive potenziali benefici in specifiche condizioni dolorose, ma sottolinea contemporaneamente controversie e necessità di ulteriori studi [3].
Per il CBD isolato, Moore e colleghi hanno espresso valutazioni ancora più prudenti: 15 dei 16 trial randomizzati analizzati non mostravano un beneficio superiore al placebo sul dolore [4].
Lo stesso tema è stato approfondito sul sito in un articolo dedicato specificamente alle evidenze sul CBD nel dolore cronico [8].
Approfondimento interno: CBD e dolore cronico: un’ampia revisione delle evidenze sul cannabidiolo.
Anche la International Association for the Study of Pain ha adottato una posizione prudenziale rispetto a un endorsement generale dei cannabinoidi come analgesici, richiamando la necessità di evidenze cliniche più robuste [5].
Il significato attuale della ricerca del 2020
A distanza di sei anni dalla pubblicazione, il dato più interessante non è soltanto che il lavoro venga nuovamente citato.
È il contesto nel quale viene utilizzato.
Lo studio era nato per caratterizzare THC e CBD nel siero umano e valutare possibili elementi discriminativi fra differenti forme di esposizione [2].
Nel 2026 viene richiamato in una letteratura orientata verso una domanda successiva: come trasformare la quantificazione dei cannabinoidi da procedura prevalentemente laboratoristica a sistema potenzialmente utilizzabile vicino al paziente?
La ricerca precedente contribuisce a definire la realtà biologica con la quale le nuove tecnologie devono confrontarsi.
Un dispositivo dovrà infatti essere sufficientemente sensibile per le concentrazioni realmente presenti, selettivo rispetto alle interferenze della matrice, capace di distinguere analiti differenti e validato rispetto ai metodi di riferimento.
Ma dovrà soprattutto produrre risultati che possano essere interpretati nel tempo.
Un valore di THC misurato trenta minuti dopo un’assunzione non è concettualmente equivalente allo stesso valore ottenuto in una fase temporale differente.
La farmacocinetica non è dunque un elemento accessorio del biosensing: è parte integrante del significato del dato.
Trasferimento di conoscenza e indicazioni operative
Dall’integrazione fra la ricerca del 2020 e la review del 2026 emerge un percorso traslazionale sufficientemente chiaro.
Per avvicinarsi a un reale utilizzo clinico, una tecnologia di biosensing dei cannabinoidi dovrebbe:
- essere validata su matrici biologiche umane autentiche;
- quantificare THC, CBD e, quando clinicamente giustificato, metaboliti rilevanti;
- funzionare negli intervalli di concentrazione effettivamente osservati nell’uomo;
- possedere elevata selettività rispetto alle molecole interferenti;
- essere confrontata direttamente con metodiche di riferimento come LC–MS/MS;
- mantenere precisione, riproducibilità e stabilità;
- considerare la relazione tra tempo di campionamento e concentrazione;
- essere validata rispetto alla specifica via di somministrazione;
- distinguere il semplice rilevamento dell’esposizione dal monitoraggio terapeutico;
- collegare progressivamente le concentrazioni misurate con efficacia ed eventi avversi [1].
Questi requisiti mostrano perché il passaggio dal laboratorio al letto del paziente non possa essere ridotto alla miniaturizzazione di una tecnica analitica.
Occorre trasferire insieme alla tecnologia anche conoscenza farmacocinetica, validazione bioanalitica e capacità di interpretazione clinica.
Limiti metodologici da considerare
Limiti dello studio del 2020
Il lavoro di Pichini, Mannocchi, Berretta e colleghi riguardava un campione sperimentale numericamente contenuto e uno specifico scenario di esposizione a cannabis light. I campioni furono raccolti entro una finestra temporale circoscritta e lo studio non era progettato per valutare pazienti sottoposti a terapia del dolore [2].
Le concentrazioni osservate non devono pertanto essere interpretate come range terapeutici né trasferite automaticamente a cannabis medica, formulazioni orali, spray oromucosali o altre modalità di somministrazione.
Anche il rapporto THC/CBD proposto dagli autori deve essere letto nel contesto specifico della popolazione e delle condizioni sperimentali investigate [2].
Limiti della letteratura sui biosensori
La review del 2026 evidenzia che molte piattaforme rimangono ancora in fase di proof-of-concept. La validazione su campioni clinici autentici è limitata e non sempre esistono confronti sufficientemente robusti con le metodiche analitiche di riferimento [1].
Inoltre, performance analitica e utilità clinica sono due livelli differenti.
Un sensore può misurare perfettamente THC o CBD senza che quella concentrazione disponga ancora di una soglia clinica validata capace di guidare una decisione terapeutica.
Limiti nell’interpretazione della citazione
È altrettanto importante evitare una sovra-interpretazione bibliometrica.
La review di Banik e colleghi utilizza un corpus molto ampio di letteratura. Non sarebbe scientificamente corretto sostenere che il lavoro ISS del 2020 costituisca da solo il fondamento dell’intero sviluppo dei biosensori per cannabinoidi.
Il significato documentabile è più specifico: i dati bioanalitici ottenuti nel 2020 continuano a essere considerati utili nella letteratura internazionale che oggi affronta il problema della misurazione dei cannabinoidi in matrici biologiche e della sua possibile traslazione clinica.
È proprio questa continuità, dal dato quantitativo alla tecnologia di monitoraggio, a rappresentare il valore scientifico della nuova citazione.
Tabella sinottica delle fonti principali
| Autori / fonte | Titolo | Rivista / sede | Contributo chiave |
|---|---|---|---|
| Banik S, Fales J, Kim JH | Biosensing technologies for cannabinoid monitoring in pain management | J Pharm Biomed Anal, 2026 | Biosensori, matrici biologiche e requisiti per il TDM |
| Pichini S, Mannocchi G, Berretta P, et al. | Δ9-THC and CBD Time Courses in the Sera of “Light Cannabis” Smokers | Ther Drug Monit, 2020 | THC/CBD nel siero umano, andamento temporale e rapporto THC/CBD |
| Safi K, et al. | Tetrahydrocannabinol and Cannabidiol for Pain Treatment | Biomedicines, 2024 | Evidenze e limiti nell’impiego dei cannabinoidi per il dolore |
| Moore A, et al. | Cannabidiol (CBD) Products for Pain | J Pain, 2024 | Valutazione critica delle evidenze sul CBD per il dolore |
| Brunetti P, Lo Faro AF, Pirani F, Berretta P, et al. | Pharmacology and legal status of cannabidiol | Ann Ist Super Sanità, 2020 | Farmacologia e inquadramento del CBD |
| Lo Faro AF, et al., Berretta P | New UHPLC-MS/MS method… | Biochimica Clinica, 2022 | THC, CBD e metaboliti in matrice pilifera nella cannabis medica |
Bibliografia e fonti
Fonti scientifiche
[1] Banik S, Fales J, Kim JH. Biosensing technologies for cannabinoid monitoring in pain management: Current methods, clinical needs, and translational challenges. Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis. 2026;281:117673. DOI: 10.1016/j.jpba.2026.117673. PMID: 42551182.
Articolo su ScienceDirect
[2] Pichini S, Mannocchi G, Berretta P, Zaami S, Pirani F, Pacifici R, Busardò FP. Δ9-Tetrahydrocannabinol and Cannabidiol Time Courses in the Sera of “Light Cannabis” Smokers: Discriminating Light Cannabis Use from Illegal and Medical Cannabis Use. Ther Drug Monit. 2020;42(1):151–156. DOI: 10.1097/FTD.0000000000000683. PMID: 31389860.
PubMed – PMID 31389860
[3] Safi K, Sobieraj J, Błaszkiewicz M, Żyła J, Salata B, Dzierżanowski T. Tetrahydrocannabinol and Cannabidiol for Pain Treatment—An Update on the Evidence. Biomedicines. 2024;12(2):307. DOI: 10.3390/biomedicines12020307. PMID: 38397910.
PubMed – PMID 38397910
[4] Moore A, Straube S, Fisher E, Eccleston C. Cannabidiol (CBD) Products for Pain: Ineffective, Expensive, and With Potential Harms. J Pain. 2024;25(4):833–842. DOI: 10.1016/j.jpain.2023.10.009. PMID: 37863344.
PubMed – PMID 37863344
[5] IASP Presidential Task Force on Cannabis and Cannabinoid Analgesia. International Association for the Study of Pain Presidential Task Force on Cannabis and Cannabinoid Analgesia position statement. Pain. 2021;162(Suppl 1)–S2. DOI: 10.1097/j.pain.0000000000002265. PMID: 33729207.
PubMed – PMID 33729207
[6] Brunetti P, Lo Faro AF, Pirani F, Berretta P, Pacifici R, Pichini S, Busardò FP. Pharmacology and legal status of cannabidiol. Ann Ist Super Sanità. 2020;56(3):285–291. DOI: 10.4415/ANN_20_03_06. PMID: 32959794.
PubMed – PMID 32959794
[7] Lo Faro AF, Berardinelli D, Di Muzio MM, Berretta P, Tini A. New UHPLC-MS/MS method to assess Δ9-THC, CBD and respective metabolites in hair. Application to patients in treatment with medical cannabis. Biochimica Clinica. 2022. DOI: 10.19186/BC_2022.065.
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[8] Paolo Berretta. CBD e dolore cronico: un’ampia revisione smonta i falsi miti sul cannabidiolo. Approfondimento sulle evidenze relative all’efficacia del CBD nel dolore.
Leggi l’approfondimento su paoloberretta.com
[9] Paolo Berretta. Uso di cannabis: misura standard. Approfondimento sulla quantificazione dell’esposizione al THC e sulla necessità di superare indicatori basati esclusivamente sulla frequenza di consumo.
Leggi l’approfondimento su paoloberretta.com
[10] Paolo Berretta. Pharmacology and Legal Status of Cannabidiol. Scheda di approfondimento relativa alla pubblicazione scientifica di Brunetti, Lo Faro, Pirani, Berretta e colleghi.
Leggi la scheda scientifica su paoloberretta.com
[11] Paolo Berretta. New UHPLC-MS/MS method to assess Δ9-THC, CBD and respective metabolites in hair. Application to patients in treatment with medical cannabis. Scheda dedicata alla determinazione di cannabinoidi e metaboliti nella matrice pilifera di pazienti trattati con cannabis medica.
Leggi la scheda scientifica su paoloberretta.com