Il “mestiere” dello spacciatore, anche part-time, continua ad essere particolarmente allettante per molte persone e, tutto sommato, presenta rischi accettabili. Il mercato illecito degli stupefacenti, oltretutto, non è entrato mai in crisi nonostante la costante azione antidroga delle forze di polizia che si concretizza in denunce all’a.g. (23.000 le persone denunciate nel 2019, alla data del 31 ottobre), in sequestri ( oltre 43 tonnellate complessive di stupefacenti). La componente straniera del narcotraffico (9.700 persone) si mantiene sulla percentuale del 40% sul totale delle denunce e, comunque, salvo improbabili impennate negli ultimi due mesi di quest’anno, il numero complessivo degli stranieri denunciati sarà inferiore a quello del 2018 (14.217, il picco del decennio) e del 2017 (14.077). La Lombardia, il Lazio, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Veneto, sono ancora nel 2019 le regioni che registrano il maggior numero di stranieri denunciati. Un dato che, in effetti, già si era evidenziato anche in altre regioni come, ad esempio, in Liguria che, nel 2018, aveva annotato 829 stranieri denunciati contro i 535 di nazionalità italiana, in Trentino Alto Adige con 461 stranieri a fronte di 230 italiani, in Umbria con 423 stranieri e 172 italiani. Poco spazio agli spacciatori stranieri, invece, nelle regioni a forte presenza della c.o. italiana.

Così, in Calabria, solo 108 stranieri contro i 1.181 italiani denunciati, in Campania con 326 stranieri e 2.737 italiani, in Puglia con 355 stranieri e 2.347 italiani e in Sicilia con 428 stranieri e 2.572 italiani. L’attività di (micro)spaccio è, dunque, come ripetiamo da anni, quella più diffusa sul territorio nazionale ed è quella che coinvolge il maggior numero di stranieri (molti gli “irregolari”)  ma anche di italiani giovani, meno giovani e insospettabili. E’ anche quella più “visibile” e, comunque, più individuabile nelle piazze di molte città. A Roma, peraltro, lo spaccio di stupefacenti sembra diventato il “lavoro” di molti attesa la domanda crescente di droghe. La “lotta” per controllare le redditizie piazze di spaccio va avanti da tempo ed è mera ipocrisia parlare, oggi,  di “nuovo incubo delle droghe” per i romani sollecitando, dopo tanti silenzi, ritardi e disattenzioni politiche, “..un ulteriore e incisivo potenziamento delle attività di controllo del territorio..” di fronte alla “..recrudescenza dell’abuso di sostanze stupefacenti” (dall’ultima direttiva, pochi giorni fa,del Ministro dell’Interno inviata a tutti i Prefetti).

Non è con “..interventi straordinari di maggiore impatto..” delle forze di polizia che si può pensare di risolvere lo spaccio degli stupefacenti anche se una presenza visibile dello Stato può contribuire a “rassicurare i residenti” delle diverse comunità. Sono interventi “tampone” le “retate” di fine settimana di polizia e carabinieri fatte a Milano “con 60 fogli di via per i tossici” e a Roma con una quindicina di persone arrestate tra San Basilio e Ostia e già tornate “sul campo”. La Capitale è perennemente la piazza italiana dove si movimentano ogni giorno più stupefacenti: già oltre 2,5 tonnellate quelli intercettati dalle forze dell’ordine nel 2019 ( in tutto il 2018 furono ben 6.624kg ). Sempre tenendo in conto che i sequestri rappresentano, in generale, una percentuale modesta (gli analisti parlano del 15-20%) rispetto al volume globale immesso sul mercato. Per avere un’ide più chiara di come stanno realmente le cose in questo ambito criminale e magari valutare le opportune strategie e modifiche legislative al testo unico degli stupefacenti,suggerirei a chi ha responsabilità istituzionali, ai vari livelli, la lettura e lo studio delle relazioni annuali della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e del Dipartimento per le Politiche Antidroga.

 

Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).