Un dibattito americano che riguarda anche la sanità pubblica italiana

Una vaccinazione pediatrica dura pochi secondi. Per un bambino, però, quei pochi secondi possono avere un peso molto diverso. C’è la puntura, naturalmente, ma ci sono anche l’attesa, l’ambiente ambulatoriale, il contenimento fisico, la reazione degli adulti e, nei bambini più grandi, l’anticipazione di ciò che sta per accadere.

Da qui nasce una domanda tutt’altro che banale: se un bambino deve ricevere più vaccini, è preferibile concentrare le somministrazioni in un numero limitato di appuntamenti oppure distribuirle su più visite?

Negli Stati Uniti la questione ha assunto nel 2026 anche una dimensione politica e organizzativa. L’Executive Order 14420 del 10 agosto stabilisce, fra le altre indicazioni, che le immunizzazioni pediatriche dovrebbero essere effettuate, per quanto possibile, in visite mediche separate. Per il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia viene inoltre prevista la possibilità futura di utilizzare preparati monovalenti separati, quando disponibili sul mercato statunitense [1].

È importante non trasformare questo passaggio in una conclusione scientifica già acquisita. L’American Academy of Pediatrics mantiene nel 2026 un proprio calendario vaccinale e continua a sostenere che la somministrazione contemporanea di più vaccini, quando prevista, non sovraccarica il sistema immunitario e che non esiste una ragione medica generale per distanziare arbitrariamente le vaccinazioni [5].

Il punto interessante, soprattutto guardando all’Italia, è allora un altro: che cosa sappiamo realmente sul rapporto tra numero di iniezioni, numero di visite, dolore e stress? E che cosa accadrebbe se un principio di separazione sistematica venisse applicato al nostro calendario vaccinale?

Dolore della puntura e stress della visita non sono la stessa cosa

Una premessa è necessaria. Le iniezioni rappresentano una fonte di dolore iatrogeno molto comune nell’infanzia e questo dolore non deve essere minimizzato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera esplicitamente la prevenzione del dolore durante la vaccinazione una componente della buona pratica clinica [3].

Ma il dolore provocato dalla puntura è soltanto una parte dell’esperienza.

Il bambino può reagire anche all’ambiente, alla posizione in cui viene trattenuto, alla paura anticipatoria e alle esperienze precedenti. Nei lattanti entrano in gioco modalità di regolazione ancora differenti: contatto con il genitore, consolazione, allattamento, suzione e capacità dell’adulto di modulare il disagio.

Lo storico studio di Douglas Ramsay e Michael Lewis del 1994 è interessante proprio perché tentò di aggiungere una misura biologica al comportamento osservabile. I ricercatori confrontarono lattanti di 2 e 6 mesi sottoposti a una oppure due inoculazioni durante lo stesso appuntamento, valutando anche il cortisolo. I risultati relativi alla risposta allo stress risultarono sostanzialmente comparabili nei due gruppi [2].

Il lavoro viene ancora citato perché suggerisce che passare da una a due punture nella stessa seduta non equivalga necessariamente a raddoppiare lo stress biologico. Ma sarebbe scorretto chiedergli più di quanto possa fornire. È uno studio del 1994, riguarda una specifica fascia di età e confronta una con due inoculazioni, non una con quattro o cinque. Soprattutto, non dimostra che ogni bambino reagisca nello stesso modo.

La conclusione più solida è quindi più prudente: il carico di stress vaccinale non può essere stimato semplicemente contando le punture.

Che cosa sappiamo sulle vaccinazioni multiple

Su sicurezza, immunogenicità e organizzazione vaccinale le evidenze sono molto più ampie.

L’OMS ricorda che numerosi Paesi utilizzano da anni calendari nei quali più vaccini vengono somministrati durante lo stesso appuntamento. Questi schemi derivano da studi condotti prima dell’autorizzazione e dalla sorveglianza successiva alla commercializzazione, compresi studi specifici sulla somministrazione concomitante [3].

Anche le indicazioni generali del CDC sottolineano che la somministrazione simultanea dei vaccini raccomandati aumenta la probabilità che una persona completi la vaccinazione nei tempi appropriati. Naturalmente ciò non significa che qualsiasi vaccino possa essere associato indiscriminatamente a qualsiasi altro: esistono combinazioni, intervalli e precauzioni specifiche che devono essere rispettati [4].

È proprio questo il punto che spesso si perde nel dibattito pubblico. Co-somministrazione non significa improvvisazione. Significa utilizzare contemporaneamente prodotti per i quali immunogenicità, sicurezza, sedi anatomiche e possibili interazioni sono state valutate.

Per alcune combinazioni può aumentare la reattogenicità, cioè la frequenza di eventi transitori quali febbre, irritabilità o dolore locale. Un esempio ben studiato è il vaccino meningococcico B a quattro componenti, 4CMenB. Studi clinici hanno documentato una maggiore frequenza di febbre quando viene somministrato insieme ad alcuni vaccini pediatrici di routine, pur senza evidenziare interferenze immunologiche clinicamente rilevanti [13,14].

Questo è un elemento importante: sicurezza e tollerabilità non sono sinonimi. Una strategia può mantenere un profilo beneficio-rischio favorevole pur causando, in alcune combinazioni, qualche episodio febbrile o una maggiore reazione locale.

Il vero problema a lungo termine: la paura degli aghi

La paura degli aghi non è un fenomeno raro.

Una revisione sistematica e meta-analisi di McLenon e Rogers ha analizzato 119 studi e ha rilevato che la paura è molto frequente nei bambini, con prevalenze che diminuiscono progressivamente con l’età. Negli adolescenti le stime riportate nei diversi studi erano comprese indicativamente tra il 20% e il 50% [6].

Non è quindi corretto liquidare il problema dicendo che una puntura “dura solo un attimo”. Esperienze dolorose mal gestite possono contribuire all’ansia anticipatoria e, in alcuni soggetti, all’evitamento di successive procedure sanitarie.

La risposta, però, non consiste necessariamente nel moltiplicare gli appuntamenti.

Le linee guida cliniche dedicate alla riduzione del dolore vaccinale indicano numerose strategie efficaci: posizione adeguata del bambino, presenza e coinvolgimento del caregiver, allattamento nei lattanti quando appropriato, distrazione, preparazione psicologica e, in determinate circostanze, anestetici topici [7]. L’OMS raccomanda inoltre, quando vengono effettuate più iniezioni nella stessa seduta, di considerare anche l’ordine delle somministrazioni per ridurre il dolore cumulativo [3,7].

Lo studio longitudinale OUCH, che ha seguito 760 coppie genitore-bambino durante quattro appuntamenti vaccinali nel primo anno di vita, ha mostrato quanto il comportamento del caregiver possa contribuire alla modulazione del disagio. Le strategie dei genitori spiegavano fino al 13% della variabilità dei punteggi di distress infantile [8].

In altre parole, l’esperienza vaccinale dipende anche da come viene effettuata la vaccinazione, non soltanto da quante siringhe vengono utilizzate.

E in Italia? Un calendario costruito anche per ridurre gli appuntamenti inutili

Il confronto con il sistema italiano è particolarmente interessante.

Il riferimento nazionale nel 2026 rimane il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025, prorogato fino al 31 dicembre 2026 [9,10]. Il Piano e il Calendario nazionale hanno l’obiettivo di armonizzare l’offerta sul territorio, garantire protezione tempestiva e mantenere elevate le coperture. Il calendario è stato inoltre concepito come documento separato proprio per poter essere aggiornato più facilmente in risposta alle nuove evidenze scientifiche, all’epidemiologia e alla disponibilità di nuovi prodotti [9].

Nel primo anno di vita il modello italiano utilizza ampiamente vaccini combinati. L’esavalente protegge con un unico prodotto contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b. Il Ministero indica inoltre la co-somministrazione dell’esavalente con il vaccino pneumococcico nel calendario pediatrico [9].

A questi si aggiungono, secondo età e calendario, rotavirus, meningococco B, meningococco ACWY, morbillo-parotite-rosolia-varicella e altri interventi di immunizzazione.

L’organizzazione non è dunque casuale. Cerca di trovare un equilibrio fra tre esigenze: somministrare i vaccini nel momento nel quale il bambino ne ha bisogno, limitare le occasioni perse e mantenere gestibile il numero degli accessi ai servizi.

Una recente scoping review pubblicata nel Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità ha ricostruito le evidenze italiane su uso, sicurezza e costi della vaccinazione pediatrica tra il 2019 e il 2023. Sono stati inclusi 22 studi peer-reviewed e 15 documenti istituzionali; il quadro complessivo conferma un profilo di sicurezza favorevole, ma evidenzia ancora differenze territoriali nelle coperture [11].

Sul sito è già disponibile un approfondimento dedicato alla stagione influenzale 2025-2026 e alle strategie vaccinali; più in generale, il tema della comunicazione sanitaria fondata sulle evidenze si collega anche all’esperienza di ISSalute e della divulgazione scientifica validata.

Cosa accadrebbe se in Italia si adottassero visite separate?

È qui che il parallelismo con gli Stati Uniti diventa realmente utile.

Applicare letteralmente una strategia di separazione delle vaccinazioni non significherebbe soltanto distribuire diversamente gli stessi appuntamenti. Significherebbe modificare uno dei principi organizzativi sui quali è costruito il calendario italiano.

Prendiamo il primo anno di vita. Dove oggi è possibile effettuare nella stessa seduta esavalente e pneumococco, una regola di separazione richiederebbe almeno un contatto aggiuntivo. Se lo stesso principio venisse applicato agli altri vaccini previsti nella medesima finestra temporale, il numero complessivo di accessi crescerebbe ulteriormente.

Questo potrebbe avere conseguenze sul bambino, ma anche sulla famiglia: nuovi appuntamenti, spostamenti, permessi lavorativi e maggiore probabilità che una visita venga rinviata o saltata. L’OMS considera esplicitamente questo aspetto e avverte che distribuire le vaccinazioni su più appuntamenti può prolungare il periodo nel quale il bambino rimane privo della protezione prevista e aumentare il rischio di mancato completamento [3].

Per l’Italia non è necessario limitarsi a un ragionamento teorico.

Il dato italiano sulla co-somministrazione e l’adesione

Lo studio STORM, pubblicato su Vaccine nel 2024, ha analizzato i dati del registro vaccinale regionale relativi a 224.110 bambini nati in Campania tra il 2016 e il 2020 [12].

Gli autori hanno studiato in particolare la vaccinazione contro il rotavirus e la co-somministrazione con il vaccino meningococcico B. Tra i bambini che ricevevano contemporaneamente i due vaccini, la probabilità di completare il ciclo anti-rotavirus risultava significativamente più elevata rispetto a coloro per i quali era previsto un appuntamento dedicato: 94,78% contro 72,26%, con prevalence ratio 1,275 [12].

È essenziale formulare correttamente questo risultato. Lo studio è osservazionale e non dimostra che la co-somministrazione, da sola, sia la causa dell’aumento della copertura. Differenze organizzative e altri fattori possono contribuire all’associazione.

Tuttavia, il dato dimostra un punto molto concreto: il numero e l’organizzazione degli accessi possono influenzare l’adesione reale a un programma vaccinale.

Questo assume particolare rilievo perché le coperture italiane non sono uniformemente superiori agli obiettivi. Per i bambini nati nel 2022, i dati nazionali 2024 riportavano una copertura a 24 mesi del 94,45% per la poliomielite, utilizzata come proxy delle componenti dell’esavalente, e del 94,77% per la prima dose contro il morbillo. Le coperture erano inferiori per meningococco B, pneumococco e meningococco C [15].

In un simile contesto, qualsiasi proposta capace di aumentare sensibilmente il numero degli appuntamenti dovrebbe essere valutata non soltanto per il possibile effetto sul dolore di ogni singola seduta, ma anche per il possibile impatto sulle coperture, sui ritardi vaccinali e sulle disuguaglianze territoriali.

Più visite significano davvero meno stress?

È probabilmente la domanda più interessante, ma è anche quella alla quale la letteratura risponde con minore precisione.

Sappiamo che una puntura provoca dolore. Sappiamo che più iniezioni possono aumentare il dolore acuto della seduta. Sappiamo anche, però, che una nuova visita significa una nuova preparazione, un nuovo ingresso nell’ambiente sanitario e una nuova procedura.

Lo studio di Ramsay e Lewis suggerisce che due inoculazioni nella stessa seduta non producono necessariamente una risposta di cortisolo maggiore di una sola [2]. L’OMS sottolinea, dal canto suo, che l’aumento del numero delle visite può tradursi in un maggior numero complessivo di esperienze dolorose e stressanti [3].

Non esiste tuttavia una base scientifica sufficientemente robusta per trasformare queste osservazioni in una formula universale del tipo “cinque punture insieme sono sempre meno stressanti di cinque visite” oppure, al contrario, “una puntura per volta è sempre psicologicamente preferibile”.

Età, temperamento, paura preesistente, precedenti esperienze, comportamento dei caregiver e tecniche adottate dall’operatore possono modificare profondamente la risposta individuale.

Questo è uno dei limiti più importanti dell’attuale dibattito.

Separare i vaccini non equivale automaticamente a renderli più sicuri

Un secondo equivoco riguarda la sicurezza.

Aumentare l’intervallo tra vaccini non produce automaticamente un miglior profilo beneficio-rischio. Per la grande maggioranza delle co-somministrazioni previste dai calendari, la sicurezza e l’immunogenicità sono state valutate prima di raccomandarne l’utilizzo [3,4].

La revisione di Bonanni e collaboratori del 2024, specificamente dedicata alla co-somministrazione di 4CMenB con vaccini pneumococcici, esavalenti/pentavalenti e rotavirus nel contesto pediatrico, non ha identificato segnali di sicurezza significativi rispetto alle somministrazioni separate, pur sottolineando la quantità ancora limitata di studi disponibili per alcune combinazioni [13].

Questo non significa che la reattogenicità sia identica. Come già osservato, alcune associazioni possono aumentare febbre o dolore locale. Significa invece che la decisione deve essere specifica per il prodotto e per la combinazione, non basata sul principio generale secondo il quale “separare è sempre più sicuro”.

Il caso MMR e il tema dell’autismo

L’articolo americano richiama anche dichiarazioni che hanno collegato la revisione del calendario alla ricerca sulle cause dell’autismo.

Sul piano scientifico è necessario mantenere questo argomento separato dal problema del dolore da vaccinazione.

Le evidenze epidemiologiche disponibili non supportano un’associazione causale tra vaccino MMR e disturbi dello spettro autistico. Una meta-analisi comprendente oltre 1,25 milioni di bambini nelle coorti analizzate non ha identificato un aumento del rischio [16]. Un successivo studio nazionale danese su larga scala ha ulteriormente confermato l’assenza di associazione tra vaccinazione MMR e autismo [17].

Di conseguenza, la separazione delle componenti morbillo, parotite e rosolia non può essere giustificata come strategia per ridurre il rischio di autismo sulla base delle evidenze oggi disponibili.

È una distinzione importante perché il tema centrale di questo articolo è un altro: come rendere la vaccinazione meno dolorosa senza compromettere tempestività e adesione.

La lezione più utile per l’Italia potrebbe essere un’altra

Il dibattito statunitense può quindi essere utile all’Italia, ma probabilmente non perché suggerisca di moltiplicare gli appuntamenti.

Può essere utile perché riporta l’attenzione su un aspetto talvolta considerato secondario: la qualità dell’esperienza vaccinale.

Invece di contrapporre schematicamente “una puntura per visita” a “molte punture insieme”, una strategia italiana coerente con le evidenze disponibili potrebbe rafforzare sistematicamente le procedure di prevenzione del dolore: ambienti adeguati, formazione degli operatori, coinvolgimento dei genitori, corretta posizione del bambino, tecniche di distrazione, allattamento o altre strategie validate nei lattanti e anestesia topica quando indicata [7].

Significa considerare il dolore un outcome clinico da prevenire, senza modificare automaticamente calendari costruiti per garantire protezione tempestiva.

Nel frattempo il sistema italiano dispone già di un meccanismo appropriato per modificare le strategie quando emergono nuove prove: il Calendario nazionale è separato dal PNPV proprio per poter essere aggiornato in funzione dell’evoluzione scientifica ed epidemiologica [9]. E nel 2026 il Ministero ha inserito tra le proprie attività sia l’aggiornamento del calendario sia la preparazione del PNPV 2027-2031 [10].

Limiti delle evidenze

Il principale limite della letteratura riguarda proprio la domanda che ha generato il dibattito: disponiamo di molte più informazioni sulla sicurezza e sull’immunogenicità della co-somministrazione che sul carico psicologico cumulativo prodotto da differenti configurazioni degli appuntamenti.

Lo studio sul cortisolo del 1994 è troppo specifico per sostenere da solo una politica vaccinale. Gli studi sulla paura degli aghi dimostrano che il problema esiste, ma non stabiliscono un numero ottimale universale di iniezioni per seduta. Gli studi sulla co-somministrazione valutano principalmente immunogenicità, eventi avversi, coperture e adesione.

Anche il dato italiano dello studio STORM deve essere interpretato come associazione osservazionale e non come prova randomizzata dell’effetto della riduzione degli appuntamenti [12].

Servirebbero quindi studi prospettici che confrontino non soltanto dolore immediato e reattogenicità, ma anche ansia anticipatoria, comportamento nelle visite successive, completamento del calendario, costi per le famiglie, carico organizzativo per il SSN e disuguaglianze nell’accesso.

Conclusioni

L’interrogativo sollevato negli Stati Uniti merita attenzione: il dolore e lo stress delle vaccinazioni pediatriche sono problemi reali e devono essere trattati come tali.

Da questo, però, non consegue automaticamente che aumentare il numero degli appuntamenti sia la soluzione.

Le evidenze disponibili indicano che la co-somministrazione dei vaccini, quando prevista e adeguatamente studiata, è una componente consolidata dei programmi di immunizzazione. Permette di raggiungere prima la protezione, riduce le occasioni perse e può favorire il completamento del calendario. Alcune combinazioni possono aumentare transitoriamente la reattogenicità e devono essere gestite secondo le indicazioni specifiche del prodotto e del calendario.

In Italia l’eventuale passaggio a una strategia generalizzata di visite separate rappresenterebbe quindi una modifica sostanziale del modello vaccinale, non un semplice aggiustamento organizzativo. Prima di ipotizzarla sarebbero necessari dati che dimostrino un beneficio clinico o psicologico capace di compensare il maggiore numero di accessi e il possibile rischio di ritardi o mancate somministrazioni.

Allo stato delle conoscenze, il messaggio più solido non è “più vaccini insieme” contro “un vaccino alla volta”. È un altro: somministrare le vaccinazioni nei tempi in cui servono, utilizzare le co-somministrazioni supportate dalle evidenze e rendere ogni seduta il meno dolorosa e stressante possibile.


Fonti scientifiche e istituzionali

[1] The White House. Delivering Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations for Americans. Executive Order 14420. 10 Aug 2026.
Executive Order 14420 – White House

[2] Ramsay DS, Lewis M. Developmental change in infant cortisol and behavioral response to inoculation. Child Dev. 1994;65(5):1491-1502. DOI: 10.1111/j.1467-8624.1994.tb00831.x. PMID: 7982364.
PubMed PMID 7982364

[3] World Health Organization. Essential Programme on Immunization: Multiple injections – acceptability and safety. WHO.
WHO – Multiple injections

[4] Centers for Disease Control and Prevention. General Best Practice Guidance for Immunization. Simultaneous Administration of Different Vaccines. Pink Book.
CDC Pink Book – simultaneous administration

[5] American Academy of Pediatrics. Receiving Multiple Vaccines Does Not Overwhelm a Child’s Immune System.
AAP – multiple vaccines and immune system

[6] McLenon J, Rogers MAM. The fear of needles: a systematic review and meta-analysis. J Adv Nurs. 2019;75(1):30-42. DOI: 10.1111/jan.13818. PMID: 30109720.
PubMed PMID 30109720

[7] Taddio A, McMurtry CM, Shah V, et al. Reducing pain during vaccine injections: clinical practice guideline. CMAJ. 2015;187(13):975-982. DOI: 10.1503/cmaj.150391. PMID: 26303247.
PubMed PMID 26303247

[8] Lisi D, Campbell L, Pillai Riddell R, Garfield H, Greenberg S. Naturalistic parental pain management during immunizations during the first year of life: observational norms from the OUCH cohort. Pain. 2013;154(8):1245-1253. DOI: 10.1016/j.pain.2013.03.036. PMID: 23726370.
PubMed PMID 23726370

[9] Ministero della Salute. Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 e Calendario nazionale vaccinale.
Ministero della Salute – Calendario vaccinale
Ministero della Salute – PNPV

[10] Conferenza Stato-Regioni. Proroga dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 del PNPV 2023-2025. Rep. atti n. 243/CSR, 18 dicembre 2025; cronoprogramma Rep. atti n. 29/CSR, 18 marzo 2026.
Conferenza Stato-Regioni – proroga PNPV 2026
Cronoprogramma PNPV 2026

[11] Matranga G, Lisi L, Navarra P, Spila Alegiani S. Epidemiologia della vaccinazione pediatrica: uso, sicurezza e costi dei vaccini in Italia, 2019-2023. Boll Epidemiol Naz. 2026;7(1):31-39. DOI: 10.53225/BEN_124.
Istituto Superiore di Sanità – BEN 2026

[12] Lo Vecchio A, Scarano SM, Palladino R, et al. Co-administration with Men-B vaccine increases Rotavirus vaccination coverage: a 5-year regionwide retrospective cohort study (STORM study). Vaccine. 2024;42(2):287-294. DOI: 10.1016/j.vaccine.2023.12.003. PMID: 38072758.
PubMed PMID 38072758

[13] Bonanni P, Castagna S, Gabutti G, et al. Available evidence on the co-administration of the four-component meningococcal B vaccine (4CMenB) with three vaccines at the same visit among pediatric individuals. Hum Vaccin Immunother. 2024;20(1):2333106. DOI: 10.1080/21645515.2024.2333106. PMID: 38566502.
PubMed PMID 38566502

[14] Vesikari T, Esposito S, Prymula R, et al. Immunogenicity and safety of an investigational multicomponent recombinant meningococcal serogroup B vaccine administered concomitantly with routine infant and child vaccinations. Lancet. 2013;381(9869):825-835. DOI: 10.1016/S0140-6736(12)61961-8. PMID: 23324563.
PubMed PMID 23324563

[15] Ministero della Salute / Istituto Superiore di Sanità. Coperture vaccinali pediatriche 2024.
Ministero della Salute – coperture vaccinali pediatriche
ISS EpiCentro – dati 2024

[16] Taylor LE, Swerdfeger AL, Eslick GD. Vaccines are not associated with autism: an evidence-based meta-analysis of case-control and cohort studies. Vaccine. 2014;32(29):3623-3629. DOI: 10.1016/j.vaccine.2014.04.085. PMID: 24814559.
PubMed PMID 24814559

[17] Hviid A, Hansen JV, Frisch M, Melbye M. Measles, Mumps, Rubella Vaccination and Autism: A Nationwide Cohort Study. Ann Intern Med. 2019;170(8):513-520. DOI: 10.7326/M18-2101. PMID: 30831578.
PubMed PMID 30831578

Fonte giornalistica di partenza

Remaly J. More Vaccine Visits, More Distress? Medscape. 17 settembre 2026. Utilizzata come origine del quesito, non come fonte primaria delle conclusioni scientifiche.


Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Stagione influenzale 2025-2026. Approfondimento epidemiologico e vaccinale.
Leggi l’approfondimento sulla stagione influenzale 2025-2026

[PB2] Paolo Berretta. ISSalute. Comunicazione sanitaria, validazione scientifica e informazione al cittadino.
Approfondisci il ruolo di ISSalute