I ricercatori italiani si trovano ad affrontare una situazione sempre più precaria.

Stipendi spesso insufficienti per arrivare a fine mese, progetti costantemente a rischio di sospensione e un futuro incerto segnano la loro quotidianità.

Di fronte a questa situazione, il prossimo 18 dicembre potrebbe scendere in piazza una mobilitazione senza precedenti che prevede la partecipazione dei recatori degli enti pubblici vigilali dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), per cui si stimano circa 4.000 precari.

L’appartamento è per chiedere con forza le stabilizzazioni contrattuali e un piano di finanziamenti adeguato per garantire la continuità della ricerca in Italia.

La manifestazione, promossa da sindacati come la FIR-CIl e dal movimento Precari Uniti, mira a porre fine al precariato che affligge il settore della ricerca nel nostro Paese.

Su tali presupposti, la Segretaria Generale del sindacato FIR-CILS Raffaella Galasso ha raccontato la sua esperienza al giornale Il Messaggero: Ho iniziato a lavorare con contratti co.co.co e temporanei a 21 anni. Alcuni colleghi sono stati stabilizzati solo dopo 10 anni. I precari sono oggi l’ossatura dei progetti di ricerca. Senza di loro ci sarebbe una vera crisi del settore.

Il comparto privato, come dimostra l’esempio della Fondazione Telethon e il nuovo contratto firmato con la Fir Cisl, offre modelli di maggiore stabilità e tutela per i ricercatori.

La segretaria generale della Fir Cisl sottolinea l’importanza di questo passo avanti, ma evidenzia come sia necessario estendere questi principi anche al settore pubblico.

Il comparto sindacale chiede con forza la stabilizzazione dei precari nella ricerca pubblica, l’erogazione di fondi straordinari per nuove assunzioni e l’implementazione di un piano strutturato per la gestione del personale.

È indispensabile istituire un tavolo permanente presso il Ministero dell’Università e della Ricerca per monitorare costantemente la situazione del precariato e promuovere soluzioni concrete.