A seguito dei dati più recenti pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il numero complessivo di persone risultate positive al virus del Nilo Occidentale (West Nile Virus, WNV) ha raggiunto quota 275.
Di questi, 126 presentano una forma neuroinvasiva della malattia, ovvero una condizione in cui il virus colpisce il sistema nervoso centrale, con conseguenze potenzialmente gravi.
Tra le regioni più colpite da questa tipologia di infezione si distinguono la Campania, con 50 casi, e il Lazio, con 47.
Sebbene l’epicentro dell’attuale ondata epidemica si concentri prevalentemente nell’Italia centrale e meridionale, si osserva un progressivo aumento dei casi anche nelle zone tradizionalmente endemiche della Pianura Padana, seppur in misura limitata.
Inoltre, sono stati registrati singoli episodi isolati in diverse aree del Sud Italia e nell’Oristanese, in Sardegna.
Finora, il bilancio delle vittime legate al virus ammonta a 19 decessi
Analizzando questi dati, emerge un tasso di letalità pari a circa il 15% tra i pazienti affetti dalla forma neuroinvasiva, un valore che evidenzia la gravità clinica di questa manifestazione della malattia.
Un aspetto rilevante è emerso dal rilevamento di 20 casi tra donatori di sangue, tutti asintomatici.
Questo dato conferma che il numero reale di infezioni è probabilmente molto superiore a quello ufficiale, considerando che oltre ai casi neuroinvasivi ea quelli con sintomi lievi (circa 125), esiste una quota significativa di persone infette che non sviluppano alcuna manifestazione clinica.
Tale sottostima rende difficile calcolare con precisione l’effettiva diffusione del virus nella popolazione.
Dal punto di vista epidemiologico, l’andamento attuale solleva interrogativi sul futuro della malattia in Italia.
Le prove indicano una possibile espansione delle aree geografiche in cui il virus potrebbe stabilizzarsi in modo endemico, ovvero diventare una presenza ricorrente.
Tuttavia, questa tendenza richiederà ulteriori monitoraggi e analisi nel corso dei prossimi anni per essere confermata.
Alla luce di questi sviluppi, sarà necessario rivedere e aggiornare entro l’anno il Piano Nazionale per la sorveglianza e il controllo delle arbovirosi (malattie virali trasmesse da artropodi, in particolare zanzare), nonché destinare risorse adeguate per potenziare le attività di prevenzione, sorveglianza entomologica e interventi di disinfestazione.
Parallelamente all’emergenza West Nile, si segnalano anche casi sporadici di altre malattie trasmesse da zanzare nel Nord Italia.
In particolare, sono stati identificati 7 casi di chikungunya e 4 di dengue
A differenza del virus del Nilo Occidentale, che circola in un ciclo ecologico tra uccelli selvatici e zanzare del genere Culex , le infezioni da chikungunya e dengue seguono un ciclo di trasmissione uomo-zanzara-uomo, mediato da zanzare del genere Aedes albopictus (la zanzara tigre).
Questo modello di diffusione, sebbene anch’esso potenzialmente pericoloso, risulta più prevedibile da un punto di vista epidemiologico, in quanto dipende direttamente dalla presenza di casi importati in aree con popolazioni di vettori attivi.
Tuttavia, anche in questo caso, un intervento rapido e mirato è fondamentale per evitare che si sviluppino focolai locali autosufficienti.
Secondo studi recenti pubblicati su riviste scientifiche come Eurosurveillance e dati del sistema di sorveglianza VeRA (Vigilanza delle malattie trasmesse da vettori), il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature estive prolungate favoriscono la sopravvivenza e la riproduzione dei vettori, ampliando il periodo di rischio e l’area geografica interessata potenzialmente.
Inoltre, la crescente mobilità delle persone, sia a livello nazionale che internazionale, contribuisce all’introduzione di virus in nuove aree, dove possono trovare condizioni ambientali favorevoli alla trasmissione locale.
In sintesi, la situazione attuale richiede un approccio integrato tra sanità pubblica, enti locali e cittadini, basato su sorveglianza attiva, informazione tempestiva e misure di controllo ambientale.
L’obiettivo è ridurre il rischio di trasmissione, migliorare la diagnosi precoce e preparare il sistema sanitario a gestire scenari futuri in cui queste malattie potrebbero diventare più frequenti e diffuse sul territorio nazionale.
Virus del Nilo occidentale : esperienza nordamericana.
Virus del Nilo occidentale : immunità e patogenesi.
Genetica ed evoluzione della popolazione del virus del Nilo occidentale .
Strumenti statistici per l’analisi della malattia da virus del Nilo occidentale .
Aggiornamento scientifico a cura di: Paolo Berretta – Primo Ricercatore – Istituto Superiore di Sanità.
Fonti: Prof. Gianni Rezza – Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) – Epicentro ISS – Centro Nazionale Sangue – Regione Lazio – Ministero della Salute
Video promo di Engin Akyurt da Pixabay