L’attività fisica regolare costituisce uno dei comportamenti più importanti per la promozione della salute. Il punto scientificamente delicato non è quindi mettere in discussione i benefici dell’esercizio, ma comprendere quando l’allenamento perda flessibilità e controllo, assumendo caratteristiche compulsive e interferendo con altre dimensioni della vita.
È precisamente su questo confine che si colloca la ricerca sull’exercise addiction, o dipendenza da esercizio.
Un articolo pubblicato il 30 dicembre 2024 da Sema Arslan Kabasakal su Physical Education of Students ha esaminato le relazioni tra exercise addiction, muscularity-oriented eating e credenze relative agli integratori nutrizionali sportivi in persone che praticavano regolarmente attività fisica [1].
Nell’Introduction l’autrice utilizza come riferimento scientifico il lavoro pubblicato pochi mesi prima da Adele Minutillo, Annagiulia Di Trana, Valeria Aquilina, Gerolama Maria Ciancio, Paolo Berretta e Nunzia La Maida su Frontiers in Psychiatry [2]. Si tratta di una revisione realizzata con il contributo di ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, dedicata ai rapporti tra exercise addiction, social media, immagine corporea e caratteristiche psicologiche individuali.
La citazione è interessante soprattutto per la sua funzione: non viene utilizzata per un dettaglio secondario, ma nella costruzione della premessa secondo cui l’esercizio eccessivo e compulsivo può associarsi a un quadro di exercise addiction [1].
Cosa ha studiato Kabasakal
377 persone che praticavano esercizio regolarmente
Lo studio di Kabasakal è un’indagine osservazionale condotta su 377 partecipanti residenti nella regione turca di Marmara. Per essere inclusi, i soggetti dovevano praticare esercizio da almeno un anno e con una frequenza minima di due giorni alla settimana. Il campione era prevalentemente maschile: 300 partecipanti, pari al 79,6%, erano uomini; il 94,2% era costituito da studenti universitari [1].
Sono stati utilizzati tre strumenti principali:
- Exercise Addiction Scale, composta da 17 item;
- Muscularity-Oriented Eating Test – MOET, destinato a misurare comportamenti alimentari orientati allo sviluppo della muscolatura;
- Sport Nutritional Supplements Belief Scale, relativa alle convinzioni sugli integratori nutrizionali sportivi [1].
Il MOET nasce specificamente per valutare una dimensione dell’alimentazione disordinata che i tradizionali strumenti centrati sulla ricerca della magrezza possono intercettare meno efficacemente: la manipolazione dell’alimentazione finalizzata alla costruzione di massa e definizione muscolare [5].
Le associazioni osservate
I risultati mostrano una correlazione positiva ma debole tra punteggio di exercise addiction e muscularity-oriented eating: r = 0,189, p < 0,001 [1].
Una correlazione analogamente debole emerge tra exercise addiction e credenze negli integratori sportivi: r = 0,179, p < 0,001 [1].
Più consistente, pur rimanendo moderata, è l’associazione tra muscularity-oriented eating e convinzioni relative agli integratori: r = 0,361, p < 0,001 [1].
Questi risultati sono importanti, ma devono essere interpretati correttamente: una correlazione non dimostra né causalità né direzione temporale. Non sappiamo, sulla base di questo disegno, se una maggiore compulsività nell’esercizio favorisca determinati comportamenti alimentari, se preoccupazioni corporee e dietetiche aumentino la rigidità nell’allenamento oppure se entrambe le dimensioni dipendano da fattori comuni.
Studi precedenti hanno effettivamente evidenziato relazioni tra exercise addiction, disturbi alimentari, preoccupazione per l’immagine corporea e distress psicologico [4].
Quel dato dell’84,6% deve essere letto con molta cautela
Uno degli elementi che attirano maggiormente l’attenzione è la classificazione di 319 partecipanti su 377, pari all’84,6%, nel gruppo denominato “dependent” secondo i cut-off dell’Exercise Addiction Scale [1].
Questo dato non equivale a dire che l’84,6% del campione presentasse una dipendenza clinicamente diagnosticata.
La stessa autrice, nella Discussion, richiama esplicitamente la possibilità che elevati livelli rilevati negli sportivi siano influenzati da competitività, passione per lo sport e forte coinvolgimento nell’allenamento, e afferma che l’elevata percentuale osservata difficilmente deve essere interpretata automaticamente come condizione patologica [1].
Questa cautela trova ulteriore sostegno nella letteratura più recente. La valutazione critica pubblicata da Chhabra, Demetrovics, Griffiths e Szabo sottolinea nel 2026 che l’exercise addiction rimane non formalmente riconosciuta come diagnosi autonoma nei principali sistemi diagnostici e che le prevalenze possono essere sovrastimate quando strumenti self-report e cut-off psicometrici non distinguono adeguatamente passione sportiva e compromissione patologica [3].
Il dato dell’84,6% deve pertanto essere descritto come percentuale classificata nella categoria “dependent” dalla scala utilizzata, non come prevalenza epidemiologica di una diagnosi di dipendenza da esercizio.
Il valore del lavoro ISS: dal comportamento visibile ai meccanismi psicologici
Una revisione costruita su 15 studi
Il contributo di Minutillo e colleghi pubblicato su Frontiers in Psychiatry aveva affrontato l’exercise addiction da una prospettiva più ampia rispetto alla semplice quantità di esercizio praticato [2].
Gli autori hanno effettuato una ricerca della letteratura nelle banche dati PubMed, Medline, PsycARTICLES, Embase e Web of Science, considerando pubblicazioni comprese tra gennaio 2019 e ottobre 2023. Il processo di selezione è stato strutturato secondo PRISMA e il protocollo è stato registrato in PROSPERO con identificativo CRD42024510767. Al termine della selezione sono stati inclusi 15 studi [2].
La revisione identificava quattro aree principali: alterazioni relative all’immagine corporea, disturbi alimentari, caratteristiche individuali e uso problematico dei social media [2].
La rilevanza del lavoro consiste proprio nell’aver spostato l’attenzione dal semplice interrogativo “quanto si allena una persona?” verso una domanda molto più complessa: quali meccanismi psicologici, comportamentali e sociali accompagnano la perdita di controllo sull’esercizio?
Immagine corporea e disturbi alimentari
La revisione evidenziava associazioni tra exercise addiction e disturbi alimentari, con dimensioni condivise o correlate quali preoccupazioni per il peso, perfezionismo, percezione dell’immagine corporea, insoddisfazione corporea, depressione, distress psicologico e insonnia [2].
L’insoddisfazione corporea emergeva come una dimensione particolarmente rilevante, soprattutto in popolazioni esposte a una forte pressione estetica o prestazionale [2]. Queste relazioni non dimostrano automaticamente rapporti causali, ma indicano la necessità di considerare l’exercise addiction all’interno di un quadro biopsicosociale più ampio.
È proprio questa impostazione che rende comprensibile il passaggio verso il lavoro di Kabasakal. Una volta riconosciuto che corpo, alimentazione e compulsività dell’esercizio possono appartenere allo stesso sistema comportamentale, diventa scientificamente plausibile verificare se i punteggi di exercise addiction si associno anche a forme di alimentazione specificamente orientate alla muscolarità.
Perfezionismo e caratteristiche individuali
Minutillo e colleghi hanno inoltre evidenziato il ruolo di caratteristiche come il perfezionismo, alcuni tratti ossessivo-compulsivi e altre vulnerabilità individuali [2].
Il perfezionismo è particolarmente significativo perché può trasformare l’allenamento da comportamento adattabile a sistema rigido: non è più sufficiente allenarsi, ma diventa necessario rispettare obiettivi prestabiliti, mantenere determinati standard corporei o compensare la sensazione soggettiva di non aver fatto abbastanza.
Anche in questo caso occorre evitare determinismi: il perfezionismo non “causa” inevitabilmente exercise addiction. La revisione identifica associazioni e possibili meccanismi, non una sequenza causale universalmente dimostrata.
Social media e fitspiration
Un ulteriore elemento distintivo della revisione è l’analisi dell’ambiente digitale.
Contenuti di fitspiration, immagini corporee idealizzate, confronto sociale e ricerca di validazione possono teoricamente interagire con insoddisfazione corporea e comportamenti di esercizio. Tuttavia, i risultati relativi al rapporto diretto tra social media use ed exercise addiction risultavano non univoci [2].
Questo è un punto fondamentale: il lavoro non sostiene che i social media provochino dipendenza dall’esercizio. Mostra piuttosto un ecosistema di possibili interazioni tra ambiente digitale, immagine corporea, vulnerabilità psicologiche e comportamento.
È una differenza sostanziale tra comunicazione scientifica e semplificazione mediatica.
Il ponte scientifico: dall’ambiente digitale all’alimentazione orientata alla muscolarità
La citazione di Minutillo e colleghi da parte di Kabasakal consente di osservare concretamente un processo di trasferimento della conoscenza.
Il primo lavoro ricostruisce il contesto nel quale l’esercizio può assumere caratteristiche problematiche: perdita di controllo, compulsività, immagine corporea, perfezionismo, disturbi alimentari, salute mentale e ambiente digitale [2].
Il secondo utilizza questo quadro concettuale e concentra l’analisi su due dimensioni più specifiche: muscularity-oriented eating e beliefs about sports nutritional supplements [1].
La sequenza può essere rappresentata così:
immagine corporea e caratteristiche individuali
→ esercizio progressivamente rigido o compulsivo
→ exercise addiction/rischio psicometrico
→ modificazione dell’alimentazione orientata alla muscolarità
→ maggiore adesione a convinzioni favorevoli sugli integratori sportivi.
Il termine “ponte” è appropriato purché non venga trasformato in una rivendicazione causale. La pubblicazione con partecipazione ISS è una delle fonti che Kabasakal seleziona per costruire la premessa teorica del proprio lavoro; non è scientificamente dimostrabile che sia stata una condizione indispensabile per la formulazione dello studio.
La posizione bibliografica è comunque rilevante: il riferimento non viene richiamato soltanto nella Discussion, quando i risultati sono già stati ottenuti, ma nell’Introduction, nella definizione iniziale del problema scientifico [1].
Alimentazione orientata alla muscolarità e integratori: due dimensioni da non confondere
La muscularity-oriented eating non coincide semplicemente con una dieta ricca di proteine. Il costrutto riguarda comportamenti alimentari strutturati intorno all’obiettivo di aumentare massa muscolare e modificare la composizione corporea, che possono assumere caratteristiche rigide o disfunzionali [5].
Analogamente, lo studio di Kabasakal non misura direttamente il consumo effettivo di integratori, ma soprattutto le credenze sulla loro utilità attraverso una scala specifica [1].
La distinzione è importante.
Avere convinzioni fortemente favorevoli nei confronti degli integratori non significa necessariamente utilizzarli; utilizzarli non significa necessariamente farne un uso scorretto; e l’uso di un integratore non implica automaticamente un rischio sanitario.
Esiste però una motivazione preventiva per studiare queste convinzioni. Hurst e colleghi hanno mostrato che le credenze relative agli integratori possono assumere rilevanza nel rapporto tra supplementazione e atteggiamenti verso il doping [7].
Inoltre, studi analitici hanno documentato che alcuni prodotti commercializzati come integratori sportivi possono contenere sostanze dopanti non dichiarate, problema distinto dalla semplice convinzione sull’efficacia del prodotto ma rilevante sul piano della sicurezza e dell’antidoping [6].
Occorre quindi mantenere distinti pericolo e rischio: la possibile presenza di sostanze non dichiarate caratterizza un pericolo associato ad alcuni prodotti; la valutazione del rischio individuale richiede invece informazioni su prodotto effettivamente utilizzato, quantità, frequenza, composizione, esposizione e caratteristiche della persona.
Trasferimento di conoscenza e indicazioni operative
Le evidenze considerate suggeriscono un approccio preventivo che non demonizzi né l’attività fisica né la nutrizione sportiva.
La prima indicazione è evitare di utilizzare il numero di ore di allenamento come sinonimo di patologia. La valutazione deve considerare perdita di controllo, rigidità, impossibilità di ridurre l’esercizio, prosecuzione nonostante conseguenze negative, interferenza con studio, lavoro e relazioni e disagio quando non è possibile allenarsi [2,3].
La seconda è integrare lo screening dell’esercizio con l’analisi di immagine corporea, comportamento alimentare e salute mentale, soprattutto quando sono presenti forte insoddisfazione corporea, perfezionismo o alimentazione estremamente rigida [2,4].
La terza riguarda gli integratori: convinzioni irrealistiche sull’efficacia dei prodotti dovrebbero essere affrontate attraverso educazione nutrizionale basata sulle evidenze, distinguendo integrazione appropriata, uso non necessario, possibili contaminazioni e prodotti di composizione non sufficientemente controllata [1,6,7].
In un contesto universitario o sportivo il modello più appropriato è quindi multidisciplinare: medicina dello sport, psicologia, nutrizione, professionisti dell’esercizio e, quando necessario, competenze sulle dipendenze comportamentali e sul doping.
Limiti metodologici da considerare
Lo studio di Kabasakal presenta diversi limiti che impediscono generalizzazioni eccessive.
Il campione è di convenienza, geograficamente circoscritto alla regione di Marmara e composto soprattutto da uomini e studenti universitari. Il disegno è trasversale: le correlazioni osservate non consentono di stabilire causalità o sequenza temporale [1].
Le associazioni tra exercise addiction e le altre due variabili sono inoltre statisticamente significative ma di piccola entità: r = 0,189 e r = 0,179 [1].
La percentuale dell’84,6% appartiene alla classificazione prodotta dalla scala utilizzata e non a una diagnosi clinica, criticità particolarmente importante alla luce dei problemi di misurazione dell’exercise addiction discussi dalla letteratura recente [3].
Lo studio non misura inoltre in modo dettagliato frequenza e modalità reali di consumo degli integratori, limite riconosciuto dall’autrice stessa [1].
Sono presenti anche alcune incongruenze editoriali interne che meritano segnalazione. Nell’abstract l’età media viene riportata come 24,46 ± 6,18 anni, mentre nei Materials and Methods e nella Tabella 1 compare 24,46 ± 7,18 anni. Nella Tabella 4 i 58 partecipanti del gruppo a rischio vengono indicati come 15,70%, mentre 58 su 377 corrispondono a circa 15,4%, valore utilizzato altrove nell’articolo. Infine, nella Tabella 6 il confronto relativo al MOET presenta p = 0,048, mentre la nota della tabella associa l’asterisco a p < 0,001. Queste discrepanze sembrano problemi di reporting e richiedono prudenza, soprattutto nel riprodurre i numeri [1].
Anche la revisione di Minutillo e colleghi presenta limiti: solo 15 studi inclusi, forte eterogeneità di popolazioni e strumenti, predominanza della popolazione adulta e risultati non univoci sul rapporto tra social media ed exercise addiction [2]. Gli stessi autori sottolineano la necessità di strumenti più robusti e protocolli maggiormente armonizzati.
Conclusioni
La citazione del lavoro di Minutillo, Di Trana, Aquilina, Ciancio, Berretta e La Maida nel nuovo contesto studiato da Kabasakal mostra un passaggio scientifico ben definito.
La revisione pubblicata su Frontiers in Psychiatry aveva contribuito a descrivere l’exercise addiction non come semplice “eccesso di sport”, ma come fenomeno da interpretare nel rapporto tra compulsività, immagine corporea, disturbi alimentari, perfezionismo, salute mentale e ambiente digitale [2].
Pochi mesi dopo, Kabasakal utilizza quella pubblicazione tra le fonti che sostengono la premessa teorica di uno studio rivolto a un’altra area dello stesso continuum: alimentazione orientata alla muscolarità e credenze sugli integratori sportivi [1].
È questo il significato più rigoroso della citazione: un trasferimento di conoscenza da un quadro psicologico e comportamentale ampio a una domanda empirica più specifica.
Il messaggio di salute pubblica rimane equilibrato. L’esercizio fisico deve essere promosso. Non va patologizzato l’allenamento intenso né confuso un punteggio elevato a uno strumento di screening con una diagnosi. Al tempo stesso, quando l’attività diventa rigida, incontrollabile, subordinata all’immagine corporea o associata a comportamenti alimentari problematici, è opportuno disporre di strumenti capaci di riconoscere precocemente le situazioni di vulnerabilità.
La continuità tra questi due lavori mostra come la ricerca sulle dipendenze comportamentali stia progressivamente superando modelli semplicistici, collocando l’exercise addiction all’interno di una rete più complessa di fattori individuali, nutrizionali, psicologici, sociali e digitali.
Tabella sinottica delle fonti
| Autori | Titolo | Rivista | Contributo chiave |
|---|---|---|---|
| Arslan Kabasakal, 2024 | Exercise addiction, muscularity-oriented eating and beliefs about sports nutrition supplements in students who regularly exercise | Physical Education of Students | Associa exercise addiction, muscularity-oriented eating e credenze sugli integratori |
| Minutillo et al., 2024 | Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction | Frontiers in Psychiatry | Integra exercise addiction, immagine corporea, perfezionismo, disturbi alimentari e social media |
| Chhabra et al., 2026 | Exercise addiction: A review and evaluation of current research and theory | Journal of Behavioral Addictions | Evidenzia problemi diagnostici e possibile sovrastima prodotta dagli strumenti di screening |
| Ahorsu et al., 2023 | Mediating Roles of Psychological Distress… | Psychology Research and Behavior Management | Analizza associazione tra exercise addiction e disturbi alimentari e possibili mediatori |
| Murray et al., 2019 | The development and validation of the muscularity-oriented eating test | International Journal of Eating Disorders | Sviluppo e validazione del MOET |
| Duiven et al., 2021 | Undeclared Doping Substances are Highly Prevalent… | Journal of Sports Science & Medicine | Documenta il problema delle sostanze dopanti non dichiarate in alcuni integratori |
| Hurst et al., 2019 | Sport supplement use predicts doping attitudes… | Journal of Sports Sciences | Analizza credenze sugli integratori e atteggiamenti relativi al doping |
Bibliografia
[1] Arslan Kabasakal S. Exercise addiction, muscularity-oriented eating and beliefs about sports nutrition supplements in students who regularly exercise. Physical Education of Students. 2024;28(6):382-388. DOI 10.15561/20755279.2024.0607.
[2] Minutillo A, Di Trana A, Aquilina V, Ciancio GM, Berretta P, La Maida N. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Frontiers in Psychiatry. 2024;15:1392317. DOI 10.3389/fpsyt.2024.1392317. PubMed PMID 38800058.
[3] Chhabra B, Demetrovics Z, Griffiths MD, Szabo A. Exercise addiction: A review and evaluation of current research and theory. Journal of Behavioral Addictions. 2026;15(2):540-566. DOI 10.1556/2006.2025.00336. PubMed PMID 42024448.
[4] Ahorsu DK, Imani V, Potenza MN, Chen HP, Lin CY, Pakpour AH. Mediating Roles of Psychological Distress, Insomnia, and Body Image Concerns in the Association Between Exercise Addiction and Eating Disorders. Psychology Research and Behavior Management. 2023;16:2533-2542. DOI 10.2147/PRBM.S414543. PubMed PMID 37431433.
[5] Murray SB, Brown TA, Blashill AJ, et al. The development and validation of the muscularity-oriented eating test: A novel measure of muscularity-oriented disordered eating. International Journal of Eating Disorders. 2019;52(12):1389-1398. DOI 10.1002/eat.23144. PubMed PMID 31343090.
[6] Duiven E, van Loon LJC, Spruijt L, Koert W, de Hon OM. Undeclared Doping Substances are Highly Prevalent in Commercial Sports Nutrition Supplements. Journal of Sports Science & Medicine. 2021;20(2):328-338. DOI 10.52082/jssm.2021.328. PubMed PMID 34211326.
[7] Hurst P, Kavussanu M, Boardley I, Ring C. Sport supplement use predicts doping attitudes and likelihood via sport supplement beliefs. Journal of Sports Sciences. 2019;37(15):1734-1740. DOI 10.1080/02640414.2019.1589920. PubMed PMID 30860956.