Nel febbraio del 2018, parlare in Italia di fentanyl come possibile minaccia per il mercato illecito delle droghe significava affrontare un fenomeno che, nell’opinione pubblica europea, appariva ancora prevalentemente nordamericano.
Negli Stati Uniti l’aumento delle overdose associate agli oppioidi sintetici era già evidente, mentre in Europa la situazione sembrava molto più circoscritta.
In quel contesto Wired Italia pubblicò un approfondimento dedicato proprio al rischio rappresentato dai fentanyl e dai loro analoghi, intervistando Simona Pichini e Paolo Berretta dell’Istituto Superiore di Sanità [1].
Rilette nel 2026, quelle considerazioni assumono un significato particolare. Non perché l’Italia stia oggi vivendo un’epidemia sovrapponibile a quella nordamericana — i dati disponibili non consentono di affermarlo — ma perché molti dei meccanismi di rischio descritti allora costituiscono oggi elementi centrali delle strategie europee di preparedness verso gli oppioidi sintetici ad alta potenza [6-8].
Il valore di quella segnalazione risiede quindi soprattutto nella precocità dell’identificazione del problema.
E la ricostruzione bibliografica mostra che il percorso dell’ISS era iniziato persino prima.
L’allerta scientifica italiana era iniziata già nel 2017
Nel 2017 Simona Pichini, Roberta Pacifici, Enrico Marinelli e Francesco P. Busardò pubblicarono su Frontiers in Pharmacology il contributo dal titolo significativamente esplicito European Drug Users at Risk from Illicit Fentanyls Mix [2].
L’articolo richiamava l’attenzione sul rischio che i derivati del fentanyl potessero interessare anche i consumatori europei e collocava il problema nel più ampio scenario delle nuove sostanze psicoattive e dei nuovi oppioidi sintetici [2].
Nel febbraio 2018 questo filone venne ulteriormente sviluppato con una review pubblicata su Therapeutic Drug Monitoring da Simona Pichini, Renata Solimini, Paolo Berretta, Roberta Pacifici e Francesco Paolo Busardò [3].
Il lavoro esaminava le intossicazioni acute e i decessi associati al fentanyl illecito e ai suoi analoghi, raccogliendo le evidenze allora disponibili e ponendo attenzione non soltanto alla tossicità intrinseca, ma anche alle modalità con cui queste sostanze entravano nel mercato illegale [3].
Uno dei punti più rilevanti riguardava infatti il loro utilizzo come adulteranti di eroina, cocaina e metamfetamina, oppure come sostituti dell’eroina venduti a consumatori che potevano non essere consapevoli della reale composizione del prodotto acquistato. La review documentava inoltre la presenza di fentanyl e analoghi in medicinali contraffatti che imitavano, tra gli altri, ossicodone, idrocodone e alprazolam [3].
Questo è un passaggio fondamentale per comprendere perché quell’attività scientifica fosse rilevante per la salute pubblica.
Il problema non era semplicemente: “il fentanyl è molto potente”.
Il problema era: un oppioide ad altissima potenza può essere inserito in un mercato nel quale il consumatore non conosce necessariamente ciò che sta assumendo.
Ed è esattamente questa combinazione tra potenza farmacologica, imprevedibilità della composizione e consumo inconsapevole a trasformare un pericolo tossicologico in un rischio concreto di overdose.
Pericolo e rischio: una distinzione essenziale
Sul piano scientifico è importante mantenere distinti i due concetti.
Il pericolo è rappresentato dalle caratteristiche farmacologiche del fentanyl e di altri oppioidi sintetici: elevata attività sui recettori μ-oppioidi e capacità, in caso di esposizione sufficiente, di determinare una grave depressione respiratoria.
Il rischio, invece, dipende dall’esposizione reale: quantità assunta, tolleranza individuale, presenza della sostanza nel mercato, adulterazione, policonsumo, concentrazione del principio attivo, accesso al naloxone e tempestività dell’intervento sanitario.
Questa distinzione permette anche di evitare un errore frequente nell’attuale comunicazione sul fentanyl: trasferire automaticamente in Italia lo scenario epidemiologico statunitense.
L’ISS ha precisato nel luglio 2026 che in Italia il consumo di fentanyl non ha raggiunto dimensioni epidemiche, pur riconoscendo che la diffusione illecita della sostanza costituisce un rischio concreto per la salute pubblica [8].
Prevenire non significa quindi dichiarare un’epidemia inesistente. Significa costruire sistemi capaci di riconoscere rapidamente un cambiamento del mercato prima che quel cambiamento produca una mortalità elevata.
Ed era proprio questo il principio che emergeva già dagli interventi dell’ISS del 2017-2018.
L’intervista del 2018 e il problema delle droghe che cambiano più rapidamente delle norme
Nell’intervista a Wired, Paolo Berretta descriveva un’altra componente essenziale del problema: la rapidità con cui il mercato delle nuove sostanze psicoattive riusciva a introdurre nuove molecole e la conseguente necessità di mantenere aggiornati i sistemi di controllo [1].
Berretta illustrava il lavoro svolto nell’ambito del Sistema nazionale di allerta precoce: ricezione delle segnalazioni, studio delle nuove sostanze, produzione di documentazione tecnica e contributo ai processi di aggiornamento delle tabelle ministeriali [1].
Era già evidente un concetto che oggi appare ancora più importante: la sorveglianza sulle droghe sintetiche non può basarsi esclusivamente su un elenco statico di sostanze conosciute.
Una modifica della struttura molecolare può generare un nuovo composto con caratteristiche farmacologiche differenti. Di conseguenza, laboratori, sistemi di allerta e autorità sanitarie devono essere in grado di adattare rapidamente capacità analitiche e procedure.
Otto anni dopo, l’EUDA utilizza sostanzialmente lo stesso paradigma per descrivere la minaccia rappresentata dai nuovi oppioidi sintetici [7].
Dal fentanyl ai nitazeni e alle orfine: ciò che è cambiato
Il dato forse più interessante del European Drug Report 2026 è che il problema non coincide più soltanto con il fentanyl.
Secondo l’EUDA, dal 2019 i derivati del fentanyl presenti nel mercato europeo delle nuove sostanze sono stati in parte sostituiti dai nitazeni, oppioidi benzimidazolici ad altissima potenza, e più recentemente dalle cosiddette orfine, un’altra famiglia emergente di oppioidi sintetici [7].
Alla fine del 2025 l’EUDA monitorava 1.050 nuove sostanze psicoattive. Dal 2009 erano stati identificati sul mercato europeo 95 nuovi oppioidi e nel solo 2025 ne erano stati notificati sette nuovi, sei dei quali appartenenti alle categorie ad alta potenza dei nitazeni e delle orfine [7].
Almeno 21 Stati membri dell’Unione europea hanno segnalato un nitazene dal 2019 e almeno dieci hanno segnalato un’orfina [7].
È una trasformazione che rende ancora più attuale il ragionamento formulato nel 2018: non è sufficiente sorvegliare una singola molecola; bisogna sorvegliare il mercato e la sua capacità di produrre continuamente sostituti.
Anche la ricerca scientifica ha seguito questa evoluzione. Una systematic review del 2022 sui nitazeni, alla quale partecipava Simona Pichini, documentava intossicazioni e decessi associati a questi nuovi oppioidi benzimidazolici e sottolineava le difficoltà interpretative determinate dalla scarsità dei casi disponibili e dal frequente policonsumo [9].
I dati europei del 2026 confermano che la sorveglianza non può essere abbassata
L’European Drug Report 2026 stima 7.589 overdose fatali nell’Unione europea nel 2024. Gli oppioidi, generalmente insieme ad altre sostanze, erano presenti in circa sette overdose fatali su dieci [6].
Particolarmente significativo è il dato specifico sul fentanyl. Nei 15 Stati membri per i quali erano disponibili informazioni dettagliate, fentanyl e derivati sono stati associati a 208 decessi per overdose nel 2024, rispetto ai 129 registrati nel 2023. La Germania ha segnalato 95 casi [6].
Il dato deve essere interpretato con cautela: la semplice identificazione tossicologica del fentanyl non dimostra automaticamente che la sostanza fosse di produzione illecita, poiché alcuni casi possono essere collegati a medicinali deviati dal circuito terapeutico [6].
Ma vi sono anche segnali locali più marcati. In Bulgaria, tra il 2024 e il 2025, il fentanyl è stato associato a oltre 100 decessi droga-correlati, con estensione delle segnalazioni e delle ospedalizzazioni oltre Sofia [6,7].
Il quadro europeo non è quindi uniforme. Ed è proprio questa eterogeneità a rendere fondamentali i sistemi di allerta precoce.
30 aprile 2024: in Italia accade ciò che nel 2018 era stato indicato come scenario di rischio
Esiste un episodio che rende particolarmente evidente il collegamento tra l’allerta scientifica del 2018 e la sorveglianza attuale.
Il 30 aprile 2024, il Sistema nazionale di allerta rapida NEWS-D segnalò la presenza di fentanyl come sostanza da taglio in una dose di eroina sequestrata nell’area di Perugia, dopo le verifiche svolte dall’Istituto Superiore di Sanità [4].
Il Dipartimento per le Politiche Antidroga precisò che era la prima volta che tale circostanza veniva accertata in Italia [4].
La prudenza interpretativa è obbligatoria: un singolo ritrovamento non dimostra una diffusione sistematica del fentanyl nell’eroina venduta in Italia.
Ma sotto il profilo della sorveglianza quell’episodio è estremamente significativo.
Nel 2018 la letteratura ISS descriveva il rischio derivante dall’utilizzo di fentanyl e analoghi come adulteranti di sostanze vendute a consumatori inconsapevoli [3]. Sei anni dopo, il sistema italiano di allerta identificava concretamente fentanyl in una dose di eroina sequestrata sul territorio nazionale [4].
Questo non dimostra una “profezia”. Dimostra qualcosa di scientificamente più importante: la validità del modello di rischio che aveva giustificato la sorveglianza precoce.
Dall’allerta scientifica al Piano nazionale contro il fentanyl
Nel marzo 2024 l’Italia ha adottato il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici, coordinato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga e costruito attraverso il coinvolgimento di più amministrazioni [5].
Il Piano comprende rafforzamento della sorveglianza, controlli sul traffico illecito e sui canali digitali, monitoraggio della filiera farmaceutica, capacità analitica di laboratorio, formazione degli operatori e interventi di prevenzione [5,8].
Nel novembre 2024 il Governo rilevava che la diffusione del fentanyl per uso non terapeutico restava limitata in Italia, ma contemporaneamente potenziava controlli doganali, monitoraggio online, analisi tossicologiche e cooperazione tra istituzioni [5].
Questa è probabilmente la migliore dimostrazione di cosa significhi prevenzione in sanità pubblica: non attendere che una minaccia diventi epidemica per costruire gli strumenti necessari a riconoscerla.
Il vero valore dell’allerta ISS del 2017-2018
Affermare in senso assoluto che un determinato ricercatore sia stato “il primo in Italia” richiederebbe una ricostruzione bibliometrica esaustiva dell’intera letteratura nazionale e delle attività istituzionali non indicizzate.
Ma un dato è documentalmente solido.
Già nel 2017, ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità portavano nella letteratura internazionale il tema del rischio dei fentanyl illeciti per i consumatori europei [2]. Nel 2018, Paolo Berretta era coautore della review sulle intossicazioni e sui decessi associati al fentanyl illecito e ai suoi analoghi [3] e, nello stesso periodo, insieme a Simona Pichini contribuiva a portare il problema nel dibattito pubblico italiano attraverso l’intervista a Wired [1].
È quindi scientificamente sostenibile affermare che il gruppo dell’ISS si collocò tra le prime realtà scientifiche e istituzionali italiane ad affrontare pubblicamente e sistematicamente il rischio emergente dei fentanyl illeciti, quando nel nostro Paese il fenomeno non aveva ancora assunto una rilevanza epidemiologica evidente.
A distanza di quasi un decennio, il principio di quella segnalazione rimane valido.
La molecola può cambiare: ieri fentanyl e carfentanil, oggi nitazeni, brorfina e nuove orfine, domani altre strutture ancora.
Ciò che non cambia è la necessità di intercettare precocemente il segnale.
Dalla previsione del rischio alla preparedness
Il collegamento tra il 2018 e il 2026 non consiste quindi nell’affermare che l’Italia stia vivendo oggi ciò che accadde negli Stati Uniti.
I dati disponibili dicono il contrario: l’ISS sottolinea che non esiste attualmente in Italia un’epidemia da fentanyl comparabile a quella nordamericana [8].
Il parallelismo scientificamente corretto è un altro.
Nel 2018 venivano individuati i meccanismi che potevano trasformare gli oppioidi sintetici in una minaccia: elevatissima potenza, adulterazione, consumo inconsapevole, commercio online, continua comparsa di analoghi e difficoltà dei sistemi analitici nel tenere il passo [1,3].
Nel 2026 l’EUDA indica come prioritarie proprio la capacità dei laboratori di identificare rapidamente nuovi oppioidi, l’efficienza dei sistemi nazionali di early warning e la preparazione a improvvisi cambiamenti del mercato [6,7].
Questo è il ponte tra la ricerca di allora e la prevenzione di oggi.
Non la previsione di un numero di morti. Non l’anticipazione di una specifica epidemia nazionale.
Ma l’identificazione precoce di un modello di minaccia che, a distanza di anni, continua a orientare la sorveglianza europea e italiana.
Limiti da considerare
La ricostruzione deve essere interpretata con alcuni limiti. Innanzitutto, i sistemi nazionali di certificazione dei decessi e le capacità tossicologico-forensi non sono uniformi, rendendo difficili i confronti internazionali [6].
In secondo luogo, la presenza di fentanyl in un campione biologico non dimostra necessariamente che esso costituisca la causa esclusiva del decesso; il policonsumo è frequente nelle overdose europee [6].
Terzo, la situazione nordamericana non può essere automaticamente trasposta all’Italia. Prevalenza d’uso, struttura del mercato, assistenza sanitaria, trattamento con agonisti oppioidi, naloxone, circuiti criminali e modalità di prescrizione differiscono significativamente.
Infine, l’accertamento italiano del 2024 di fentanyl come adulterante dell’eroina rappresenta un segnale di sorveglianza importante, ma non permette da solo di stimare la prevalenza dell’adulterazione nel mercato nazionale [4].
Proprio questi limiti rafforzano, anziché indebolire, la necessità di sistemi capaci di combinare epidemiologia, tossicologia forense, analisi dei sequestri, sorveglianza sanitaria e early warning.
Conclusione
Rileggere oggi l’intervista del febbraio 2018 significa osservare come la prevenzione possa precedere l’emergenza.
Quando fentanyl e analoghi erano percepiti in Italia soprattutto come una crisi lontana, ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità ne stavano già studiando gli effetti, le intossicazioni, i decessi, le adulterazioni e le implicazioni per il mercato europeo [1-3].
Oggi l’Europa deve confrontarsi non soltanto con il fentanyl, ma con nitazeni, orfine e una successione sempre più rapida di nuovi oppioidi sintetici [6,7].
Per questo il valore di quelle segnalazioni del 2017-2018 non risiede nell’aver creato allarme, ma nell’aver applicato correttamente il principio dell’allerta precoce: individuare una minaccia emergente quando è ancora possibile studiarla, preparare i laboratori, aggiornare la sorveglianza e costruire strumenti di prevenzione.
È uno dei principi fondamentali della salute pubblica: il momento migliore per prepararsi a un’emergenza è prima che l’emergenza sia evidente.
Tabella sinottica delle fonti
| Anno | Fonte | Evidenza principale | Significato |
|---|---|---|---|
| 2017 | Pichini et al., Front Pharmacol | Rischio dei fentanyl illeciti per i consumatori europei | Allerta scientifica precoce |
| 2018 | Pichini et al., Ther Drug Monit | Intossicazioni, morti, adulterazione e consumo inconsapevole | Caratterizzazione tossicologico-forense |
| 2018 | Wired Italia | Pichini e Berretta descrivono rischio e sistema di allerta | Trasferimento dalla ricerca alla comunicazione |
| 2022 | Montanari et al., Ther Drug Monit | Emergere dei nitazeni | Evoluzione dei nuovi oppioidi |
| 2024 | NEWS-D/DPA | Fentanyl identificato in Italia come taglio di una dose di eroina | Conferma operativa di uno scenario di rischio |
| 2024 | Governo italiano | Piano nazionale contro fentanyl e oppioidi sintetici | Preparedness istituzionale |
| 2026 | EUDA | 208 morti con fentanyl/derivati nei 15 Paesi con dati; emergono nitazeni e orfine | Mercato europeo in trasformazione |
| 2026 | ISS | In Italia nessuna epidemia, ma rischio concreto da sorvegliare | Prevenzione senza allarmismo |
Bibliografia
- Valesini S. Fentanili, le droghe che hanno ucciso le star stanno per invadere l’Europa. Wired Italia. 21 febbraio 2018.
Leggi l’articolo su Wired Italia - Pichini S, Pacifici R, Marinelli E, Busardò FP. European Drug Users at Risk from Illicit Fentanyls Mix. Front Pharmacol. 2017;8:785. PMID: 29163170.
PubMed
DOI: 10.3389/fphar.2017.00785 - Pichini S, Solimini R, Berretta P, Pacifici R, Busardò FP. Acute Intoxications and Fatalities From Illicit Fentanyl and Analogues: An Update. Ther Drug Monit. 2018;40(1):38-51. PMID: 29120973.
PubMed
DOI: 10.1097/FTD.0000000000000465 - Dipartimento per le Politiche Antidroga. Attivato il Sistema nazionale di allerta rapida droga: trovato fentanyl come sostanza da taglio in dose di eroina. 30 aprile 2024.
Leggi la comunicazione istituzionale - Dipartimento per le Politiche Antidroga. Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici. 2024.
Piano nazionale e documentazione ufficiale - European Union Drugs Agency – EUDA. Drug-induced deaths – the current situation in Europe. European Drug Report 2026.
European Drug Report 2026 – Drug-induced deaths - European Union Drugs Agency – EUDA. New psychoactive substances – the current situation in Europe. European Drug Report 2026.
European Drug Report 2026 – New psychoactive substances - Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale Dipendenze e Doping. La minaccia del fentanyl: dall’epidemia nordamericana alla prevenzione in Italia. ZeroSostanze, 31 luglio 2026.
ZeroSostanze ISS – archivio News - Montanari E, Madeo G, Pichini S, Busardò FP, Carlier J. Acute Intoxications and Fatalities Associated With Benzimidazole Opioid (Nitazene Analog) Use: A Systematic Review. Ther Drug Monit. 2022;44(4):494-510. PMID: 35149665.
PubMed
DOI: 10.1097/FTD.0000000000000970