Negli ultimi anni è emersa una retorica ricorrente, soprattutto in ambito politico e populista, secondo cui “non si deve prendere in piena considerazione la scienza”.

Questa affermazione, apparentemente neutrale e persino rispettosa, viene spesso impiegata in modo strumentale per mettere in dubbio dati oggettivi di ricerche ormai ampiamente consolidate.

Dietro questa frase si cela la volontà di legittimare posizioni ideologiche o politicamente convenienti, anche quando queste sono in netto contrasto con le evidenze disponibili.

Un esempio emblematico risale al 2020, quando alla deputata repubblicana Nancy Mace fu chiesto se riconoscesse il ruolo delle emissioni umane di gas serra nel cambiamento climatico.

La sua risposta fu: “No settled science” (ossia la scienza non è mai del tutto consolidata). “Gli scienziati ve lo confermeranno”.

Analogamente, nel febbraio 2023, il senatore Roger Marshall (medico di formazione) ha sostenuto la necessità di finanziare ulteriori ricerche sui presunti legami tra vaccini e autismo, nonostante decenni di studi abbiano ripetutamente smentito tale correlazione.

Il suo argomento? “No settled science”.

Lo stesso ragionamento è stato utilizzato in Europa: quando il leader del partito britannico Reform UK, Nigel Farage, fu interpellato sulla diffusione di una teoria infondata riguardante il legame tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e l’autismo. L’esponente politico si è rifiutato di allinearsi al parere della comunità medica, ribadendo “No settled science”.

 

Tuttavia, questa retorica distorce profondamente la natura del sapere scientifico.

In alcuni campi (come la teoria dell’evoluzione, la teoria dei germi, la sfericità della Terra o il legame tra attività umana e cambiamento climatico) la comunità scientifica ha raggiunto un grado di consenso talmente ampio e supportato da prove così robuste da poter parlare di “Settled science”.

Questo non implica una certezza assoluta nel senso filosofico del termine, ma indica che le conoscenze in questione sono state validate da decenni, talvolta secoli, di osservazioni, esperimenti e verifiche indipendenti.

L’idea che la scienza non possa mai essere “definitiva” viene spesso usata per creare un falso equilibrio: se nulla è mai certo, allora ogni opinione ha lo stesso peso.

Ma questa è una logica fallace.

Il metodo scientifico non richiede la certezza assoluta (caratteristica propria della matematica o della logica formale) ma si basa sull’accumulo di evidenze che aumentano progressivamente il livello di fiducia in una teoria.

La scienza è per sua natura aperta alla revisione, ma questa apertura non equivale a un’indifferenza tra ipotesi confermate e quelle smentite.

Un esempio storico illuminante è quello della gravità.

Galileo dimostrò che tutti gli oggetti cadono con la stessa accelerazione in assenza di resistenza atmosferica.

Newton ampliò questa intuizione in una teoria universale, capace di spiegare sia la caduta di una mela che l’orbita dei pianeti.

 

Per secoli, questa legge fu considerata esaustiva.

Solo con l’avvento della relatività generale di Einstein, nel XX secolo, si comprese che la gravitazione newtoniana è un’approssimazione valida in condizioni di campo gravitazionale debole e velocità non relativistiche.

La teoria di Einstein non ha “smentito” Newton: ne ha esteso il campo di applicazione, mostrando che quella di Newton ne è un caso limite.

Questo processo (in cui teorie più ampie incorporano quelle precedenti come casi particolari) è tipico della scienza che progredisce.

Non significa che le conoscenze precedenti fossero “sbagliate”, ma che erano valide entro un certo perimetro.

Allo stesso modo, anche la teoria della relatività ha i suoi limiti, ad esempio all’interno dei buchi neri o in prossimità del Big Bang, dove entra in conflitto con la meccanica quantistica.

Eppure, per progettare un ponte, lanciare un satellite o prevedere le maree, la fisica newtoniana rimane non solo utile, ma estremamente affidabile.

Lo stesso vale per altre teorie consolidate: l’evoluzione darwiniana è stata arricchita dalla genetica e dalla biologia molecolare, ma il suo nucleo centrale (la discendenza con modificazione guidata dalla selezione naturale) è supportato da una mole straordinaria di dati provenienti da paleontologia, embriologia, genetica comparata e biogeografia.

Il fatto che la teoria si sia evoluta non ne mina la validità di base, ma ne rafforza la capacità esplicativa.

Allo stesso modo, il legame tra emissioni antropogeniche di gas serra e riscaldamento globale è oggi sostenuto da migliaia di studi, da osservazioni satellitari, da carotaggi nei ghiacci polari, da modelli climatici verificati e da consessi internazionali come l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che riunisce centinaia di scienziati da tutto il mondo.

 

Il consenso tra gli esperti supera il 99%: un livello di accordo raro in qualsiasi campo del sapere.

Talvolta, per indebolire questo consenso, si ricorre a ricostruzioni storiche fuorvianti. Un mito ricorrente è che negli anni ’70 la comunità scientifica temesse un’imminente “era glaciale”.

In realtà, un’analisi retrospettiva della letteratura scientifica di quel periodo — come quella condotta da Peterson et al. (2008) sul Bulletin of the American Meteorological Society — mostra chiaramente che la maggioranza degli articoli peer-reviewed prevedeva un riscaldamento, non un raffreddamento.

I titoli sensazionalistici di alcune riviste non riflettevano l’opinione prevalente tra i ricercatori.

Questo falso storico viene oggi riproposto per suggerire che il consenso attuale sul clima sia altrettanto effimero (un’affermazione priva di fondamento).

 

La scienza non fornisce verità assolute, ma gradi di fiducia proporzionati alle evidenze.

Eppure, in molti casi, il livello di conferma è così alto da rendere irragionevole dubitarne.

Negare che la Terra sia sferica o che i vaccini non causino l’autismo richiederebbe non solo nuove prove, ma una riscrittura radicale di interi campi del sapere; un’impresa che nessuna ricerca seria ha mai neppure avvicinato.

Il vero problema non è l’incertezza scientifica, che anzi è un segno di onestà intellettuale, ma il modo in cui tale incertezza viene manipolata per creare dubbi o perplessità.

Quando un politico afferma “No settled science” in relazione a questioni come il clima o la sicurezza dei vaccini, non sta esprimendo umiltà: sta sfruttando una caratteristica autentica del metodo scientifico per minare deliberatamente conoscenze solide e socialmente rilevanti.

In sintesi, la “scienza consolidata” non è un ossimoro.

È un riconoscimento del fatto che alcune idee, pur essendo sempre aperte in linea di principio a nuove evidenze, sono state testate così a fondo e in modo così ripetuto da costituire la base più affidabile che abbiamo per comprendere il mondo.

E quando qualcuno pretende di ignorare questa base, non sta difendendo lo scetticismo, sta difendendo una suggestione talvolta destituita di qualsivoglia fondamento.

 
 
 

 

Fonti 

 
 

1. Sul mito del “raffreddamento globale negli anni ’70”

 

 

2. Consensus scientifico sul cambiamento climatico

 

 

3. Vaccini e autismo: assenza di legame scientifico

 

 

4. Natura della conoscenza scientifica e “scienza consolidata”

 

 

5. Evoluzione della teoria della gravità

 

 

6. Falso equilibrio e manipolazione dell’incertezza scientifica

  • Oreskes, N. & Conway, E. M. (2010). Merchants of Doubt – Analisi storica di come l’incertezza scientifica sia stata strumentalizzata in ambiti come il tabacco, il clima e i pesticidi.
    🔗 https://www.merchantsofdoubt.org/
  • Yale Program on Climate Change Communication – Ricerche su come il “false balance” nei media distorca la percezione del consenso scientifico.
    🔗 https://climatecommunication.yale.edu/

 

Fonti extra

  • Peterson, T. C., Connolley, W., & Fleck, J. (2008). The Myth of the 1970s Global Cooling Scientific Consensus. Bulletin of the American Meteorological Society, 89(9), 1325–1337.
  • IPCC AR6 Synthesis Report (2023). Climate Change 2023.
  • Offit, P. A. (2008). Autism’s False Prophets: Bad Science, Risky Medicine, and the Search for a Cure. Columbia University Press.
  • National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. (2011). America’s Climate Choices.
  • Einstein, A. (1915). Die Feldgleichungen der Gravitation. Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften.

 

 

Foto di Tumisu da Pixabay