La ricerca sulla longevità si è concentrata tradizionalmente sull’età adulta e avanzata, quando molte alterazioni molecolari, metaboliche e funzionali associate all’invecchiamento sono già presenti da anni.

Un gruppo internazionale di ricercatori propone ora di anticipare radicalmente il punto di osservazione, includendo la fase preconcezionale, la gravidanza, l’infanzia e l’adolescenza.

La proposta prende il nome di PROSPER, acronimo di Pregestational and Pediatric Research for Optimal Healthspan and Early-life Resilience, ed è stata presentata il 10 luglio 2026 in una Correspondence pubblicata su Nature Health [1].

Non si tratta, tuttavia, di uno studio sperimentale. Gli autori non hanno reclutato partecipanti, sperimentato trattamenti o dimostrato che la durata della vita sia determinata prima della nascita.

PROSPER è un progetto scientifico e organizzativo finalizzato a studiare come le prime fasi dello sviluppo possano contribuire alle successive traiettorie di salute e di malattia.

Dalla cura della vecchiaia allo studio del corso di vita

La medicina della longevità mira non soltanto ad aumentare il numero complessivo di anni vissuti, ma soprattutto a estendere l’healthspan, cioè il periodo trascorso in condizioni di buona salute e autonomia funzionale.

Secondo gli autori di PROSPER, intervenire esclusivamente nell’età adulta potrebbe significare agire quando processi biologici sfavorevoli si sono già accumulati.

La loro ipotesi è che alcune traiettorie associate all’invecchiamento possano iniziare a differenziarsi molto prima, per effetto dell’interazione tra patrimonio genetico, salute dei genitori, ambiente intrauterino, nutrizione, esposizioni ambientali, condizioni sociali e sviluppo postnatale.

Questo approccio è coerente con il paradigma delle origini evolutive della salute e della malattia, conosciuto come DOHaD, secondo il quale le condizioni presenti durante la vita fetale e nei primi anni possono influenzare la probabilità di sviluppare obesità, diabete, patologie cardiovascolari e altri disturbi cronici nelle età successive [2].

Il rapporto, però, non è deterministico. Nascere in presenza di una determinata esposizione o condizione biologica non stabilisce automaticamente quanto una persona vivrà né quali malattie svilupperà.

Le prime esperienze modificano probabilità e vulnerabilità, interagendo con i comportamenti, l’ambiente e le condizioni sociali che caratterizzeranno il resto della vita.

Che cosa propone PROSPER

PROSPER dovrebbe collegare settori che oggi operano spesso in modo separato: medicina preconcezionale, ostetricia, neonatologia, pediatria, epidemiologia, biologia dell’invecchiamento e medicina dell’adulto.

Il consorzio avrebbe diversi obiettivi:

  • armonizzare i dati provenienti dalle coorti di nascita e dagli studi longitudinali;
  • identificare biomarcatori appropriati per le diverse età;
  • integrare dati genomici, epigenetici, metabolici, immunologici e clinici;
  • costruire traiettorie biologiche individuali dalla gravidanza all’età adulta;
  • distinguere lo sviluppo fisiologico dai segnali precoci di rischio;
  • verificare quali indicatori infantili siano realmente associati alla salute futura;
  • sviluppare modelli preventivi compatibili con l’assistenza ostetrica e pediatrica.

L’integrazione di dati multiomici e funzionali potrebbe aiutare a comprendere quando e perché alcune persone sviluppano precocemente fattori di rischio, mentre altre mantengono più a lungo una buona capacità fisica, cognitiva e metabolica. Per trasformare questa ipotesi in medicina clinica saranno tuttavia necessari studi longitudinali di lunga durata, popolazioni numerose e criteri di misurazione condivisi.

L’età biologica non significa la stessa cosa nei bambini

Uno dei problemi centrali riguarda il concetto di età biologica. Negli adulti, determinati biomarcatori possono essere utilizzati per stimare quanto l’organismo presenti caratteristiche molecolari associate all’invecchiamento.

Un’età biologica superiore a quella cronologica viene spesso interpretata come possibile segnale di maggiore deterioramento o vulnerabilità.

Nei bambini questa interpretazione non può essere applicata automaticamente. L’organismo infantile è interessato da rapidi processi di crescita, differenziazione cellulare, maturazione immunitaria, sviluppo neurologico e cambiamenti ormonali.

Un indicatore apparentemente “accelerato” potrebbe riflettere:

  • una maturazione fisiologica più rapida;
  • una risposta adattativa;
  • una specifica fase puberale;
  • un’esposizione ambientale;
  • un processo patologico iniziale.

Uno studio condotto nell’ambito della coorte europea HELIX ha confrontato quattro indicatori biologici con diversi aspetti dello sviluppo infantile.

I risultati hanno mostrato associazioni eterogenee, confermando che nei bambini un valore più elevato di “età biologica” non equivale necessariamente a un invecchiamento patologico [3].

Gli orologi epigenetici pediatrici

Tra gli strumenti più studiati figurano gli orologi epigenetici, algoritmi che utilizzano i livelli di metilazione del DNA per stimare l’età biologica o cronologica.

Il Pediatric-Buccal-Epigenetic clock, abbreviato in PedBE, è stato sviluppato analizzando campioni di cellule della mucosa buccale di bambini e adolescenti.

Lo strumento è in grado di stimare con buona precisione l’età cronologica nei primi vent’anni di vita [4].

Questa capacità non deve essere confusa con la previsione della longevità. Il PedBE clock non consente di stabilire quanti anni vivrà un bambino e non costituisce un test clinico validato per prevedere malattie o mortalità future.

Una revisione sistematica pubblicata su Prevention Science ha rilevato un crescente utilizzo degli orologi epigenetici negli studi sulle esposizioni infantili, ma anche una forte eterogeneità tra algoritmi, tessuti biologici, popolazioni e risultati considerati. La capacità predittiva a lungo termine e l’utilità clinica di questi strumenti rimangono insufficientemente definite [5].

Anche una successiva revisione pubblicata su Pediatric Research ha confermato che le modificazioni epigenetiche possono rappresentare uno dei meccanismi attraverso cui salute materna, sostanze tossiche, alimentazione e altre esposizioni precoci si associano agli esiti neonatali e pediatrici.

La presenza di un’associazione epigenetica, però, non dimostra automaticamente un rapporto causale né permette di formulare previsioni individuali affidabili [6].

Il concetto emergente di peakspan

Gli autori di PROSPER richiamano anche il concetto di peakspan, definito come il periodo della vita trascorso al massimo livello delle proprie capacità fisiche, cognitive e funzionali.

Il termine amplia la tradizionale distinzione tra lifespan, cioè durata complessiva della vita, e healthspan, gli anni trascorsi in buona salute. L’obiettivo non sarebbe soltanto ritardare il declino, ma raggiungere un livello funzionale più elevato e conservarlo più a lungo.

Il peakspan rimane, tuttavia, un costrutto emergente. Non esistono ancora criteri clinici universalmente accettati per stabilire quando inizi, come debba essere misurato o quali dimensioni fisiche e cognitive debbano essere considerate. Non è quindi un indicatore già utilizzabile nella routine sanitaria.

Le prove disponibili non autorizzano conclusioni deterministiche

Le evidenze sostengono l’idea generale che le esposizioni precoci possano contribuire alla salute futura. Non dimostrano, invece, che la longevità individuale sia programmata definitivamente prima della nascita.

Un esempio della rilevanza delle traiettorie precoci proviene da uno studio pubblicato su JAMA Network Open nel 2025. In una coorte cilena seguita dalla nascita, l’obesità persistente dall’infanzia o dall’adolescenza è risultata associata, intorno ai 29 anni, a segnali molecolari compatibili con invecchiamento biologico, tra cui alterazioni epigenetiche, accorciamento dei telomeri e marcatori infiammatori [7].

Si tratta di un’associazione osservazionale. Non dimostra che l’obesità provochi direttamente tutte le modificazioni rilevate né che tali biomarcatori consentano di prevedere con precisione la durata della vita. Mostra però perché lo studio longitudinale delle esposizioni precoci possa essere rilevante per la prevenzione.

Nessun trattamento “anti-età” per bambini o gestanti

La proposta PROSPER non giustifica l’impiego di farmaci geroprotettivi durante la gravidanza o l’infanzia. Non esistono attualmente terapie anti-invecchiamento pediatriche di efficacia e sicurezza dimostrate da introdurre nella pratica clinica ordinaria.

Anche i test commerciali che promettono di misurare l’età biologica dei bambini devono essere valutati con estrema prudenza. In assenza di valori normativi, validazione prospettica e dimostrata utilità clinica, il risultato potrebbe essere interpretato erroneamente, generando ansia, medicalizzazione e interventi non necessari.

Qualsiasi futura applicazione dovrà affrontare problemi metodologici ed etici specifici:

  • consenso dei genitori e progressivo coinvolgimento del minore;
  • protezione dei dati genetici ed epigenetici;
  • rischio di stigmatizzazione;
  • possibili discriminazioni assicurative o sociali;
  • differenze legate a etnia, sesso, condizioni economiche e ambiente;
  • restituzione di risultati dal significato clinico incerto.

Trasparenza sui conflitti d’interesse

La pubblicazione dichiara che Steve Horvath, uno degli autori, è inventore di brevetti relativi a biomarcatori epigenetici e piattaforme per l’analisi della metilazione del DNA, oltre a essere fondatore e consulente retribuito di una fondazione che concede in licenza tali brevetti. Ha inoltre lavorato presso Altos Labs fino a marzo 2026 e possiede partecipazioni nella società.

La dichiarazione non invalida il progetto, ma deve essere considerata nell’interpretazione di una proposta che assegna un ruolo rilevante proprio agli orologi epigenetici.

Una proposta promettente, non una rivoluzione clinica

L’articolo divulgativo pubblicato da ScienceAlert riassume correttamente molti elementi della proposta, ma il titolo incorporato nell’indirizzo della pagina — secondo cui uno “studio” avrebbe rivelato che la longevità viene modellata prima della nascita — attribuisce alla pubblicazione una forza dimostrativa che non possiede.

La fonte originale è una Correspondence: un documento programmatico che identifica una lacuna nella ricerca e propone la costituzione di un consorzio. Non presenta risultati sperimentali, analisi statistiche o prove che un intervento effettuato prima della nascita possa prolungare la vita.

Il contributo più rilevante di PROSPER consiste nel proporre una visione integrata dell’invecchiamento come processo da studiare lungo l’intero corso della vita. La longevità non comincerebbe improvvisamente nella vecchiaia: potrebbe essere influenzata da traiettorie biologiche e sociali sviluppate molto prima.

La conclusione deve però rimanere prudente. Le prime fasi della vita possono contribuire al rischio futuro di malattia e alla capacità funzionale, ma non determinano in modo immutabile la durata della vita. PROSPER rappresenta oggi un’agenda di ricerca. La sua utilità clinica dovrà essere dimostrata attraverso studi longitudinali, biomarcatori specifici per età e interventi sottoposti a rigorosa valutazione di sicurezza ed efficacia.


Tabella delle fonti principali

Autore/anno Rivista Impact Factor Contributo al testo
Strauss et al., 2026 Nature Health Non ancora disponibile nella pagina ufficiale Fonte primaria; descrive la proposta PROSPER, non uno studio sperimentale
Musci et al., 2023 Prevention Science 2,5 (2025) Revisione sistematica degli orologi epigenetici pediatrici e dei loro limiti
McEwen et al., 2020 PNAS Non riportato nella fonte ufficiale consultata Sviluppo del PedBE clock; stima l’età, non la longevità
Robinson et al., 2023 eLife Non assegnato per il 2025 Dimostra l’eterogeneità interpretativa dei biomarcatori nei bambini
Hari Gopal et al., 2025 Pediatric Research 3,3 (2025) Revisione sulle esposizioni precoci, epigenetica ed esiti pediatrici
Correa-Burrows et al., 2025 JAMA Network Open Non necessario per interpretare il singolo studio Evidenza osservazionale sulle traiettorie di obesità e i marcatori biologici dell’invecchiamento

 


Bibliografia essenziale

  1. Strauss T, Horvath S, Kennedy BK, et al. PROSPER — a life-course consortium for biological ageing from preconception to adulthood. Nature Health. 2026.
  2. Barker DJP, Eriksson JG, Forsén T, Osmond C. Fetal origins of adult disease: strength of effects and biological basis. International Journal of Epidemiology. 2002;31:1235-1239.
  3. Robinson O, Lau CE, Joo S, et al. Associations of four biological age markers with child development: a multi-omic analysis in the European HELIX cohort. eLife. 2023;12:e85104.
  4. McEwen LM, O’Donnell KJ, McGill MG, et al. The PedBE clock accurately estimates DNA methylation age in pediatric buccal cells. Proceedings of the National Academy of Sciences. 2020;117:23329-23335.
  5. Musci RJ, Raghunathan RS, Johnson SB, et al. Using epigenetic clocks to characterize biological aging in studies of children and childhood exposures: a systematic review. Prevention Science. 2023;24:1398-1423.
  6. Hari Gopal S, Alenghat T, Pammi M. Early life epigenetics and childhood outcomes: a scoping review. Pediatric Research. 2025;97:1305-1314.
  7. Correa-Burrows P, Burrows R, Albala C, et al. Long-term obesity and biological aging in young adults. JAMA Network Open. 2025;8:e2520011.

Fonte divulgativa esaminata

Nield D. International Group of Researchers Says We’re Thinking About Longevity at the Wrong Stage of Life. ScienceAlert. 17 luglio 2026.

 

 

Foto di Tawny Nina Botha da Pixabay