La postura e le decisioni potrebbero essere collegate in modo più stretto di quanto normalmente immaginiamo.

Un nuovo esperimento condotto alla McGill University suggerisce infatti che modificare indirettamente il modo in cui una persona sta seduta può produrre piccoli cambiamenti nel tono affettivo e nel comportamento di assunzione del rischio, anche quando il partecipante non sa che la postura costituisce l’oggetto dell’esperimento [1].

Il lavoro, pubblicato il 2 giugno 2026 sul British Journal of Psychology, è metodologicamente interessante soprattutto perché tenta di superare uno dei problemi che per anni hanno accompagnato la controversa letteratura sul cosiddetto power posing: nei precedenti esperimenti i partecipanti venivano spesso istruiti esplicitamente ad assumere posture “potenti” o “sottomesse”, rendendo difficile escludere che le loro risposte fossero influenzate dalle aspettative percepite dello sperimentatore [1-3].

Il nuovo studio non dimostra però che “stare dritti rende migliori le decisioni economiche”, né che una determinata postura possa trasformare stabilmente la personalità o il comportamento.

Gli effetti osservati sono circoscritti a un esperimento di laboratorio, alcuni risultati hanno dimensioni modeste e diversi confronti statistici richiedono un’interpretazione prudente.

Postura e decisioni: come è stato costruito l’esperimento

Wainio-Theberge e Jorge Armony hanno reclutato 198 adulti, con un’età media di 20,2 anni. Il campione era fortemente sbilanciato verso il sesso femminile: 172 partecipanti si identificavano come donne [1].

Prima dell’arrivo in laboratorio i soggetti erano assegnati casualmente a una delle due condizioni sperimentali. La differenza non consisteva nell’ordine di “stare dritti” o “curvarsi”.

Era l’ambiente stesso a favorire la postura.

Nella condizione definita expansive, il tablet veniva collocato in una posizione che favoriva un assetto più eretto. Nella condizione contractive, dispositivo e piano di lavoro inducevano invece una maggiore flessione del collo e una postura più raccolta [1].

Ai partecipanti veniva presentata una spiegazione alternativa: apparentemente stavano collaborando alla valutazione di un’applicazione mobile.

Questo accorgimento è uno degli elementi metodologicamente più interessanti del lavoro. La postura non veniva cioè prescritta come parte di un esperimento psicologico, ma emergeva prevalentemente dalla configurazione fisica della postazione.

I ricercatori hanno inoltre registrato i partecipanti e analizzato le immagini mediante OpenPose, un sistema di computer vision utilizzato per stimare la posizione di differenti punti anatomici.

La flessione del collo, calcolata a partire dai punti corrispondenti a spalla e orecchio, è stata utilizzata come indice quantitativo dell’assetto posturale [1].

La manipolazione ha funzionato: l’angolo medio del collo era nettamente diverso nelle due condizioni. Nella tabella descrittiva dello studio era pari a circa 51,6° nella condizione contratta e 21,1° in quella espansiva [1].

Si tratta di un miglioramento rispetto a molti studi precedenti, perché permette di verificare quanto la postura realmente assunta corrisponda alla condizione sperimentale assegnata.

Il test del palloncino: come è stata misurata la propensione al rischio

Per valutare il comportamento decisionale gli autori hanno utilizzato il Balloon Analogue Risk Task, o BART.

Il BART è un paradigma sperimentale sviluppato più di vent’anni fa per misurare la propensione all’assunzione di rischio. In ogni prova compare sullo schermo un palloncino virtuale. A ogni gonfiaggio aumenta la ricompensa, ma cresce anche la probabilità che il palloncino esploda, facendo perdere quanto accumulato in quella prova [6].

Nel protocollo McGill erano previsti 30 palloncini. La soglia di esplosione variava casualmente tra 1 e 128 gonfiaggi. Il denaro visualizzato era valuta di gioco: i partecipanti non ricevevano un compenso proporzionale alla prestazione ottenuta nel BART [1].

Questo particolare è rilevante quando si interpretano i risultati: siamo di fronte a un modello sperimentale del rischio e non a vere decisioni finanziarie.

Che cosa è successo nella postura più eretta

Nell’analisi del BART erano disponibili dati per 195 persone: 96 nella condizione espansiva e 99 in quella contratta.

I partecipanti della condizione espansiva effettuavano mediamente 36,28 gonfiaggi nei trial conclusi volontariamente, contro 32,14 nella condizione contratta [1].

Il punto statistico, però, merita attenzione.

Il semplice effetto principale del gruppo non raggiungeva la convenzionale soglia di significatività statistica: p=0,06. Era invece significativa l’interazione tra condizione posturale e progressione delle prove, p=0,03: nel corso dell’esperimento le persone nella condizione espansiva aumentavano più rapidamente il livello di rischio assunto [1].

Una seconda analisi della pendenza confermava la differenza, p=0,02 [1].

Questi numeri sono molto più informativi della semplice affermazione secondo cui “chi sta dritto prende decisioni migliori”.

Più rischio, ma non semplicemente più impulsività

Gli autori hanno verificato se il maggior numero di gonfiaggi corrispondesse semplicemente a un comportamento più sconsiderato.

Non emergevano differenze significative nel numero di palloncini esplosi tra i gruppi, p=0,25. Anche l’interazione con il procedere delle prove non risultava significativa, p=0,19 [1].

Un modello bayesiano utilizzato per distinguere la vera propensione al rischio dalla semplice variabilità esplorativa mostrava inoltre una differenza significativa nella risk propensity, p=0,03, ma non nella consistenza comportamentale, p=0,47 [1].

Il risultato supporta quindi l’interpretazione secondo cui la postura abbia modificato il modo in cui veniva assunto il rischio, piuttosto che produrre indiscriminatamente risposte impulsive.

Non significa comunque che le persone abbiano preso “decisioni economicamente migliori”.

I guadagni virtuali medi erano pari a 701,4 nella condizione espansiva contro 644,9 nella condizione contratta, ma la differenza costituiva soltanto un trend statistico, p=0,08 [1].

Presentare questo risultato come un aumento statisticamente dimostrato dei guadagni sarebbe quindi scorretto.

Postura e stato emotivo: un risultato più complesso

Lo studio ha valutato anche valenza emotiva, attivazione e orgoglio percepito.

Qui la conclusione richiede ancora maggiore prudenza.

Gli autori hanno identificato una relazione tra la postura realmente assunta, misurata attraverso l’angolo del collo, e alcune variazioni dell’umore. In particolare, l’angolo del collo prediceva variazioni nella valenza emotiva e nell’orgoglio; nel modello relativo all’orgoglio emergeva anche un effetto indiretto significativo attraverso l’assetto posturale [1].

Non è però corretto trasformare questo risultato in una semplice frase come “il gruppo eretto ha mostrato più orgoglio”.

La statistica utilizzata è una mediazione, e quindi riguarda il percorso che collega assegnazione sperimentale, postura realmente adottata e cambiamento emozionale. Il risultato è più articolato di un semplice confronto tra le medie grezze dei due gruppi.

Un precedente lavoro dello stesso gruppo, pubblicato nel 2025 su Psychophysiology, aveva già mostrato che la flessione del collo poteva mediare parte degli effetti della postura sull’umore e aveva collegato tale movimento all’attività dello sternocleidomastoideo [4].

Anche uno studio del 2021, indipendente dal gruppo McGill, aveva rilevato in 82 partecipanti un umore mediamente più positivo e una maggiore velocità di elaborazione durante una manipolazione implicita della postura eretta, senza però dimostrare il meccanismo di mediazione ipotizzato tra postura, umore e prestazione cognitiva [5].

Il problema del “power posing”

La ricerca sulla postura porta con sé una storia scientifica controversa.

Le prime pubblicazioni sul power posing avevano attribuito alle posture espansive effetti molto ampi, comprendenti modificazioni ormonali, aumento della fiducia in se stessi e maggiore propensione al rischio.

Le successive difficoltà di replicazione hanno ridimensionato considerevolmente queste conclusioni.

Una grande meta-analisi pubblicata nel 2022 su Psychological Bulletin, comprendente 313 effetti provenienti da 88 studi e 9.779 partecipanti, ha trovato un effetto complessivo delle posizioni corporee pari a Hedges g=0,35. Gli effetti erano osservabili soprattutto nelle misure self-report e in alcuni outcome comportamentali, mentre non emergeva un effetto attendibile sugli indicatori fisiologici [2].

Le analisi di sensibilità indicavano però che alcuni effetti comportamentali potevano essere influenzati da publication bias o valori estremi. Inoltre gli effetti tendevano a essere maggiori negli studi privi di una convincente storia di copertura, compatibilmente con un possibile ruolo delle demand characteristics [2].

Una seconda meta-analisi, pubblicata su Perspectives on Psychological Science, aveva analizzato 73 studi. Il dato più interessante era che la differenza tra posture espansive e contratte sembrava dipendere soprattutto dagli effetti negativi delle posture contratte rispetto alla posizione neutra: g=0,45. Il vantaggio delle posture espansive rispetto alla condizione neutra era invece molto piccolo, g=0,06 [3].

Il nuovo lavoro McGill aggiunge quindi un tassello, ma non chiude il dibattito.

Perché l’assenza di consapevolezza è importante

Dopo l’esperimento i ricercatori hanno interrogato i partecipanti per verificare se avessero compreso che la configurazione della postazione serviva a modificarne la postura.

Alcuni non avevano percepito nulla; altri avevano notato la propria posizione senza collegarla allo scopo dello studio; una quota aveva invece intuito almeno in parte la manipolazione [1].

Gli autori hanno quindi ripetuto alcune analisi limitandole alle persone che dichiaravano nessuna consapevolezza.

Nel BART rimaneva una significativa interazione tra gruppo e progressione delle prove, p=0,04. Nel campione ridotto non risultava più significativo il confronto diretto tra postura espansiva e contratta, p=0,10, mentre rimaneva significativo quello tra gruppo espansivo e controllo, p=0,03 [1].

Questo risultato è importante perché riduce, senza eliminarla completamente, la possibilità che gli effetti dipendano semplicemente dal tentativo dei partecipanti di comportarsi come pensavano volesse lo sperimentatore.

Ergonomia e ambiente: siamo davvero davanti a un effetto quotidiano?

La parte più suggestiva riguarda l’ambiente.

Se un tablet posizionato più in alto o più in basso può modificare indirettamente la postura e produrre variazioni misurabili in laboratorio, allora è plausibile ipotizzare che monitor, smartphone, scrivanie e sedute possano contribuire continuamente a modellare il nostro assetto corporeo e, attraverso questo, alcuni processi affettivi o comportamentali [1].

Ma questa resta, per ora, soprattutto una inferenza da verificare.

Lo studio non ha valutato lavoratori per settimane o mesi, non ha misurato produttività aziendale, benessere occupazionale, investimenti finanziari o decisioni complesse della vita quotidiana.

Non possiamo quindi concludere che una standing desk migliori le decisioni, che guardare lo smartphone verso il basso peggiori sistematicamente l’umore o che modificare l’altezza del monitor produca vantaggi psicologici duraturi.

Queste sono ipotesi interessanti generate dallo studio, non risultati già dimostrati.

I principali limiti

Il primo limite riguarda il campione: soggetti molto giovani, prevalentemente donne, reclutati soprattutto nell’ambiente universitario di Montréal. La generalizzabilità a popolazioni più anziane, contesti culturali differenti o persone con caratteristiche socioeconomiche diverse rimane quindi incerta [1].

Il secondo riguarda il BART. Si tratta di uno strumento ampiamente utilizzato nella ricerca sul rischio e correlato in alcuni studi con comportamenti rischiosi del mondo reale [6], ma resta una simulazione di laboratorio. Anche la letteratura neurocognitiva conferma il coinvolgimento durante il BART di circuiti della ricompensa, della salienza e del controllo esecutivo, senza che ciò renda il compito equivalente alle reali scelte finanziarie, cliniche o professionali [7].

Il terzo limite riguarda la dimensione degli effetti. Alcuni confronti fondamentali sono significativi, altri soltanto marginali. I guadagni virtuali, ad esempio, non differivano significativamente tra i due gruppi.

Infine, il gruppo di controllo proveniva da un campione separato inserito attraverso un’analisi complementare, non dalla stessa randomizzazione principale. Il confronto con una postura “neutra” deve pertanto essere considerato meno forte di quello randomizzato fra condizioni espansiva e contratta.

Cosa possiamo concludere

Il risultato più corretto è meno spettacolare, ma scientificamente più interessante.

Lo studio fornisce evidenza sperimentale che piccoli vincoli ambientali capaci di modificare inconsapevolmente la postura possono influenzare alcuni aspetti dell’umore e della propensione all’assunzione di rischio.

Non dimostra che “stare dritti rende più intelligenti”, che garantisca decisioni migliori o che costituisca una tecnica psicologica per aumentare successo, autostima o reddito.

Il contributo più rilevante riguarda piuttosto il metodo: l’effetto è stato osservato senza ordinare esplicitamente ai partecipanti quale postura assumere e verificando oggettivamente, attraverso l’analisi video, la postura realmente adottata.

È un passo utile nello studio della embodied cognition, l’insieme di modelli secondo cui processi mentali e stati corporei interagiscono continuamente. Ma la dimensione degli effetti, la loro durata e soprattutto la loro rilevanza nella vita reale devono ancora essere stabilite.

Domande frequenti

Stare con la schiena dritta migliora automaticamente le decisioni?

No. Lo studio ha rilevato differenze in uno specifico compito sperimentale di assunzione del rischio. Non ha dimostrato un miglioramento generalizzato della capacità decisionale.

La postura eretta aumenta i guadagni?

Nel BART il gruppo espansivo ha ottenuto una media di guadagni virtuali superiore, ma il confronto non raggiungeva la significatività statistica, p=0,08 [1].

I partecipanti sapevano che i ricercatori stavano modificando la loro postura?

Molti non avevano identificato lo scopo della manipolazione. Analisi limitate ai soggetti completamente inconsapevoli hanno continuato a mostrare alcuni degli effetti comportamentali [1].

Significa che una scrivania ergonomica migliora l’umore?

Non è stato dimostrato. Lo studio suggerisce un possibile meccanismo attraverso il quale l’ambiente potrebbe influenzare postura e comportamento, ma sono necessari studi longitudinali in condizioni reali.


 

Bibliografia

[1] Wainio-Theberge S, Armony J. Manipulating posture implicitly through environmental constraints influences mood and risk-taking behaviour. British Journal of Psychology. 2026. DOI: 10.1111/bjop.70083.
Articolo originale – Wiley | PubMed

[2] Körner R, Röseler L, Schütz A, Bushman BJ. Dominance and prestige: Meta-analytic review of experimentally induced body position effects on behavioral, self-report, and physiological dependent variables. Psychological Bulletin. 2022;148:67-85. DOI: 10.1037/bul0000356.
DOI

[3] Elkjær E, Mikkelsen MB, Michalak J, Mennin DS, O’Toole MS. Expansive and Contractive Postures and Movement: A Systematic Review and Meta-Analysis of the Effect of Motor Displays on Affective and Behavioral Responses. Perspectives on Psychological Science. 2022;17:276-304. DOI: 10.1177/1745691620919358.
Articolo – APS/SAGE

[4] Wainio-Theberge S, Spiousas I, Armony JL. Physical Mechanisms of Emotions Evoked by Postural Feedback. Psychophysiology. 2025;62. DOI: 10.1111/psyp.70095.
PubMed Central

[5] Awad S, Debatin T, Ziegler A. Embodiment: I sat, I felt, I performed – Posture effects on mood and cognitive performance. Acta Psychologica. 2021;218:103353. DOI: 10.1016/j.actpsy.2021.103353.
PubMed

[6] Lejuez CW, Read JP, Kahler CW, et al. Evaluation of a behavioral measure of risk taking: the Balloon Analogue Risk Task (BART). Journal of Experimental Psychology: Applied. 2002;8:75-84. DOI: 10.1037/1076-898X.8.2.75.
PubMed

[7] Wang M, Zhang S, Suo T, et al. Risk-taking in the human brain: An activation likelihood estimation meta-analysis of the balloon analog risk task (BART). Human Brain Mapping. 2022;43:5643-5657. DOI: 10.1002/hbm.26041.
PubMed