Come prevenire i rischi digitali in adolescenza senza affidarsi soltanto a divieti, ammonimenti e messaggi di allarme? È la domanda al centro di “Oltre il ‘fai attenzione’: adolescenti, rischio digitale e fattori di protezione: una lettura neuroevolutiva per la prevenzione”, il contributo scientifico firmato da Adele Minutillo, Simona Pichini, Pietro Ielpo e Paolo Berretta, pubblicato nel numero di ottobre 2026 del Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità [1].

La pubblicazione approfondisce il rapporto tra sviluppo adolescenziale, tecnologie digitali e prevenzione, attraverso le evidenze disponibili su sonno, cyberbullismo, salute mentale e uso problematico dei social media. Il messaggio centrale è che conoscere i pericoli della rete è importante, ma per proteggere gli adolescenti occorre anche rafforzare autoregolazione, empatia, competenze relazionali e capacità di scelta consapevole.

Adolescenza e rischi digitali: perché conoscere i pericoli non basta

Smartphone, social media e piattaforme digitali fanno ormai parte dell’esperienza quotidiana degli adolescenti. Rappresentano strumenti di apprendimento, comunicazione e partecipazione sociale, ma possono anche diventare contesti nei quali emergono vulnerabilità psicologiche, emotive e relazionali.

Il contributo pubblicato sul Notiziario ISS propone di interpretare questi fenomeni attraverso il concetto di mismatch neuroevolutivo, che descrive la maturazione non completamente sincronizzata dei sistemi cerebrali coinvolti nella ricompensa e nella sensibilità sociale rispetto a quelli deputati al controllo cognitivo e alla regolazione del comportamento [2].

Durante l’adolescenza, la ricerca di gratificazione immediata, il bisogno di appartenenza e l’importanza attribuita al giudizio dei coetanei possono assumere particolare rilievo.

Negli ambienti digitali, caratterizzati da notifiche, feedback continui, visibilità sociale e interazioni immediate, questi processi possono contribuire a rendere più difficile l’autoregolazione in determinate situazioni.

Questo non significa che gli adolescenti siano incapaci di riconoscere un pericolo. Significa, piuttosto, che conoscere un rischio non garantisce sempre la capacità di modificare il proprio comportamento, soprattutto quando entrano in gioco emozioni intense, pressione sociale e gratificazioni immediate.

Da qui il limite di una prevenzione fondata esclusivamente sul tradizionale invito a “fare attenzione”.

Sonno, cyberbullismo e social media: cosa indicano le evidenze

La pubblicazione prende in esame alcuni degli ambiti nei quali la letteratura scientifica ha documentato associazioni tra esperienze digitali e benessere degli adolescenti.

Un primo elemento riguarda il sonno, che può risentire dell’utilizzo serale e notturno dello smartphone, delle notifiche e delle interazioni online, con possibili conseguenze sull’attenzione, sull’umore e sulla regolazione emotiva [3].

Un secondo aspetto riguarda il cyberbullismo, nel quale la persistenza dei contenuti, la velocità di diffusione e l’ampiezza del pubblico possono amplificare le conseguenze delle aggressioni e delle umiliazioni online. Studi longitudinali e revisioni scientifiche documentano associazioni con esiti negativi di salute mentale, pur evidenziando differenze individuali e contestuali [4,5].

Più complessa è la relazione tra social media e benessere psicologico. Non è sufficiente considerare il numero di ore trascorse online: assumono importanza le modalità di utilizzo, la qualità delle relazioni, il confronto sociale, le vulnerabilità individuali e le conseguenze sulla vita quotidiana.

In questa prospettiva, uso intenso e uso problematico dei social media non sono sinonimi. La perdita di controllo e l’interferenza persistente con sonno, studio, relazioni e benessere personale rappresentano elementi particolarmente rilevanti nella valutazione del rischio [6].

Dai fattori di rischio ai fattori di protezione

L’aspetto centrale del contributo riguarda il passaggio da una prevenzione prevalentemente orientata all’identificazione dei pericoli a un approccio che valorizza anche le risorse personali e relazionali.

Tra i fattori di protezione assumono particolare rilievo l’autoregolazione, la capacità di riconoscere e gestire le emozioni, l’empatia, la comunicazione e la consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti digitali.

Un concetto importante è quello di digital agency, intesa come capacità di interrogarsi sulle ragioni delle proprie scelte online e di esercitare progressivamente un controllo consapevole sull’utilizzo delle tecnologie.

In questa prospettiva, la prevenzione non significa eliminare regole e confini, ma integrarli con il dialogo, la partecipazione attiva degli adolescenti e lo sviluppo di competenze socio-emotive.

Famiglie, scuola, professionisti sanitari e istituzioni sono quindi chiamati a costruire un’alleanza educativa capace di riconoscere precocemente le situazioni problematiche e sostenere comportamenti digitali più equilibrati.

Il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità alla prevenzione digitale

L’articolo si inserisce nell’impegno del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità per la promozione della salute digitale e la prevenzione dei comportamenti a rischio in età evolutiva.

Questa prospettiva trova applicazione anche in iniziative di formazione e sensibilizzazione rivolte ai professionisti, alle famiglie e al mondo della scuola.

Tra queste rientra Educatamente 2.0, dedicato alla promozione di un uso responsabile della rete e alla prevenzione del cyberbullismo [PB1].

Un ulteriore collegamento è rappresentato dal corso FAD dell’ISS sull’impatto della rete e dei dispositivi digitali in età evolutiva [PB2], che approfondisce i cambiamenti cognitivi, psicologici e relazionali associati all’esperienza digitale e le possibilità di prevenzione.

Il tema si colloca inoltre nel più ampio quadro delle dipendenze comportamentali e dei rischi emergenti per i giovani, affrontati anche nell’analisi della Relazione 2026 al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia [PB3].

Una prevenzione che aiuti gli adolescenti a scegliere

Il contributo pubblicato sul Notiziario ISS non presenta una nuova sperimentazione, ma propone una sintesi e un’interpretazione delle evidenze scientifiche disponibili, individuando possibili implicazioni per la prevenzione.

Non dimostra quindi l’efficacia comparativa di uno specifico programma educativo, ma offre un razionale scientifico per superare interventi esclusivamente allarmistici.

Il messaggio conclusivo è che proteggere gli adolescenti nell’ambiente digitale non significa soltanto avvertirli dei pericoli, ma aiutarli a sviluppare gli strumenti necessari per riconoscerli, affrontarli e compiere scelte consapevoli.

Un obiettivo che richiede conoscenze scientifiche, responsabilità condivisa e un investimento continuativo sulle competenze personali e relazionali delle nuove generazioni.

 


La pubblicazione sul Notiziario ISS

Titolo: Oltre il “fai attenzione”: adolescenti, rischio digitale e fattori di protezione: una lettura neuroevolutiva per la prevenzione.

Autori: Adele Minutillo, Simona Pichini, Pietro Ielpo, Paolo Berretta.

Affiliazioni: Centro Nazionale Dipendenze e Doping, Istituto Superiore di Sanità; Ufficio Accordi di Collaborazione, Consorzi, Fondazioni, Partecipazioni Societarie, Istituto Superiore di Sanità.

Rivista: Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità.

Riferimento: Volume 39, numero 10, ottobre 2026, pagine 3–6.

ISSN: 0394-9303 (cartaceo); 1827-6296 (online).

Testo integrale: estratto della pubblicazione disponibile in PDF.

 


 

Bibliografia

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Minutillo A, Pichini S, Ielpo P, Berretta P. Oltre il “fai attenzione”: adolescenti, rischio digitale e fattori di protezione: una lettura neuroevolutiva per la prevenzione. Not Ist Super Sanità. 2026;39(10):3–6.

[2] Casey BJ. Beyond simple models of self-control to circuit-based accounts of adolescent behavior. Annu Rev Psychol. 2015;66:295–319. DOI: 10.1146/annurev-psych-010814-015156.

[3] Centofanti S, Lushington K, Wicking A, et al. Nighttime phone use and past exposure to cyberbullying and their impact on sleep and psychological wellbeing in Australian children aged 7 to 19 years. Adolescents. 2024;4(3):355–374. DOI: 10.3390/adolescents4030025.

[4] Lee J, Choo H, Zhang Y, et al. Cyberbullying victimization and mental health symptoms among children and adolescents: a meta-analysis of longitudinal studies. Trauma Violence Abuse. 2026;27(2):391–406. PubMed: 39828926.

[5] Nickerson AB, Fredrick SS. Cyberbullying and mental health in children and adolescents. Annu Rev Clin Psychol. 2026;22:559–586. PubMed: 41401471.

[6] Pazdur M, Tutus D, Haag AC. Risk factors for problematic social media use in youth: a systematic review of longitudinal studies. Adolesc Res Rev. 2025;10:237–253. DOI: 10.1007/s40894-025-00264-4.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Educatamente 2.0: prevenzione del cyberbullismo. 2026.

[PB2] Paolo Berretta. Corso FAD ISS: rete e dispositivi digitali in età evolutiva. 2026.

[PB3] Paolo Berretta. Dipendenze in Italia: la Relazione 2026. 2026.