Una nuova pubblicazione scientifica del settembre 2026, dedicata al fenomeno del sadfishing tra gli adolescenti, ha citato una revisione della letteratura realizzata nel 2024 da ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi Internazionali di Roma.
Il lavoro citato, pubblicato su Frontiers in Psychiatry da Adele Minutillo, Annagiulia Di Trana, Valeria Aquilina, Gerolama Maria Ciancio, Paolo Berretta e Nunzia La Maida, aveva esaminato le relazioni tra uso dei social media, caratteristiche individuali, salute mentale e dipendenza da esercizio fisico [1,2].
La nuova ricerca affronta un comportamento differente: la condivisione ripetuta di contenuti emotivamente negativi sulle piattaforme digitali, talvolta associata alla ricerca di attenzione, comprensione o sostegno da parte degli altri utenti.
Il collegamento tra le pubblicazioni è interessante perché mostra come una ricerca sulle dipendenze comportamentali possa essere richiamata per interpretare altre modalità di interazione digitale. Si tratta, tuttavia, di una connessione concettuale che richiede un’attenta distinzione tra ciò che le ricerche hanno effettivamente documentato e le successive interpretazioni degli autori.
Che cos’è il sadfishing e perché riguarda gli adolescenti
Il termine sadfishing viene utilizzato per descrivere la pubblicazione di contenuti che manifestano tristezza, sofferenza o disagio emotivo, spesso con l’obiettivo di ottenere attenzione, solidarietà o riconoscimento dagli altri utenti.
Nella letteratura scientifica la definizione non è ancora completamente uniforme. Alcuni studi sottolineano l’esagerazione dell’esperienza emotiva, altri prestano maggiore attenzione alla frequenza della condivisione o alla ricerca di validazione sociale [3,6].
È importante non confondere questo comportamento con qualsiasi manifestazione pubblica di sofferenza. Condividere una difficoltà personale può rappresentare una modalità legittima per chiedere aiuto, mantenere relazioni e accedere a forme di supporto.
Durante l’adolescenza, inoltre, l’espressione di sé e il bisogno di riconoscimento assumono particolare rilevanza nel processo di costruzione dell’identità.
L’ambiente digitale offre opportunità di comunicazione che possono integrare le relazioni quotidiane, ma introduce anche elementi specifici: ampiezza del pubblico, persistenza dei contenuti, visibilità delle reazioni e possibilità di ricevere risposte inattese.
Un messaggio pubblicato per cercare comprensione può ottenere sostegno, ma anche critiche, ridicolizzazione o diffusione non desiderata. La letteratura sul supporto sociale online evidenzia infatti un quadro complesso, nel quale benefici e rischi possono coesistere [4,5].
Per comprendere il sadfishing occorre quindi considerare non soltanto il contenuto del messaggio, ma anche il contesto relazionale, la volontarietà della condivisione, le aspettative dell’adolescente e le eventuali conseguenze psicologiche.
La nuova ricerca del 2026: misurare l’intensità del sadfishing
Lo studio Mapping the Intensity of Sadfishing Behavior as the Basis for Need Assessment of Guidance and Counseling Programs in Students è stato pubblicato l’8 settembre 2026 sulla rivista Prophetic: Professional, Empathy, Islamic Counseling Journal.
Le autrici Awalia Rahma, Henny Indreswari, Khairul Bariyyah, Nur Hidayah e Nur Eva, afferenti all’Universitas Negeri Malang in Indonesia, hanno esaminato l’intensità del comportamento di sadfishing in un campione di studenti.
L’obiettivo dichiarato era costruire una mappatura descrittiva utilizzabile come primo elemento per individuare possibili bisogni di orientamento e counseling nel contesto scolastico [1].
Metodologia e risultati
La ricerca ha coinvolto 104 studenti, utilizzando un’indagine quantitativa di tipo descrittivo.
I dati sono stati elaborati con SPSS. Gli autori hanno calcolato media e deviazione standard dei punteggi, suddividendo successivamente i partecipanti in tre categorie di intensità.
Il punteggio medio è risultato pari a 16,65, con una deviazione standard di 4,60. I valori individuali erano compresi tra 8 e 32.
La distribuzione riportata è la seguente:
- 15 studenti, pari al 14,4%, nella categoria bassa;
- 66 studenti, pari al 63,5%, nella categoria intermedia;
- 23 studenti, pari al 22,1%, nella categoria alta.
La maggioranza dei partecipanti si collocava dunque nel livello intermedio, mentre circa un quinto presentava punteggi classificati come elevati secondo le soglie adottate dagli autori [1].
Questi risultati descrivono la distribuzione dei punteggi nel campione esaminato. Non costituiscono una stima della prevalenza del sadfishing nella popolazione adolescenziale generale e non identificano, da soli, condizioni psicopatologiche.
Come interpretare le categorie
Nella discussione, gli autori considerano la categoria intermedia compatibile con un’espressione emotiva digitale relativamente contenuta. Per gli studenti con punteggi più elevati ipotizzano invece una maggiore necessità di attenzione educativa e supporto psicologico.
Questa interpretazione deve essere considerata con prudenza.
Una classificazione costruita utilizzando media e deviazione standard permette di descrivere la posizione relativa dei partecipanti, ma non stabilisce automaticamente la presenza di un problema clinico.
In particolare, non è possibile dedurre dal solo punteggio se un adolescente abbia difficoltà nella regolazione emotiva, viva una condizione di solitudine o utilizzi i social per compensare relazioni offline insoddisfacenti.
Per rispondere a queste domande sarebbero necessarie ulteriori misure psicologiche e relazionali, oltre a strumenti adeguatamente validati.
Il lavoro ISS del 2024: il rapporto tra social media, personalità e dipendenza da esercizio
Per comprendere il significato della nuova citazione è necessario ricostruire il contributo della revisione pubblicata nel maggio 2024 su Frontiers in Psychiatry.
Lo studio, intitolato Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review, nasceva dall’esigenza di approfondire le relazioni tra esercizio fisico compulsivo, caratteristiche psicologiche individuali e utilizzo dei social media [2].
L’attività fisica costituisce un importante fattore di protezione della salute. In alcune persone, tuttavia, il rapporto con l’esercizio può diventare rigido e difficilmente controllabile.
Il comportamento può proseguire nonostante infortuni, conseguenze negative sulle relazioni o disagio psicologico. Possono inoltre comparire preoccupazioni persistenti per l’allenamento e difficoltà a interromperlo.
Queste manifestazioni vengono studiate nell’ambito della cosiddetta exercise addiction, un costrutto che presenta ancora questioni aperte sul piano definitorio e diagnostico.
La revisione del 2024 non si limitava a esaminare l’attività fisica, ma valutava il possibile ruolo dell’immagine corporea, del perfezionismo, dei disturbi alimentari e dell’ambiente digitale.
La selezione della letteratura
Gli autori hanno condotto una ricerca bibliografica nelle banche dati PubMed, MEDLINE, PsycARTICLES, Embase e Web of Science, considerando le pubblicazioni comprese tra gennaio 2019 e ottobre 2023.
Il processo di selezione è stato organizzato secondo le indicazioni PRISMA e il protocollo registrato in PROSPERO con identificativo CRD42024510767.
Inizialmente sono stati individuati 96 record. Dopo la rimozione dei duplicati e la valutazione dell’eleggibilità, 15 studi sono stati inclusi nella revisione.
Le evidenze considerate riguardavano popolazioni differenti, tra cui adulti, sportivi, frequentatori di palestre e, in misura più limitata, adolescenti.
Gli autori hanno organizzato l’analisi intorno a quattro ambiti principali: alterazioni dell’immagine corporea, disturbi dell’alimentazione, caratteristiche psicologiche individuali e uso problematico dei social media [2].
I fattori psicologici associati
La revisione ha individuato associazioni tra comportamenti di esercizio compulsivo e diverse caratteristiche individuali, fra cui perfezionismo, insoddisfazione corporea, sintomi depressivi e tratti ossessivo-compulsivi.
Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra attività fisica e rappresentazione del corpo.
In alcune persone la ricerca di determinati risultati estetici può accompagnarsi a aspettative rigide e a una persistente insoddisfazione per la propria immagine.
L’esposizione a contenuti digitali che propongono modelli corporei idealizzati può inserirsi in questo processo, soprattutto quando il confronto sociale assume una dimensione centrale.
La revisione discute anche il fenomeno della fitspiration, termine che identifica contenuti online finalizzati a promuovere attività fisica, forma corporea e stili di vita associati al fitness.
Questi contenuti possono avere una funzione motivazionale. Tuttavia, quando presentano ideali difficilmente raggiungibili o un’immagine selettiva della prestazione fisica, possono contribuire a rafforzare aspettative poco realistiche in soggetti vulnerabili.
Un risultato importante: il rapporto con i social non è univoco
Uno degli aspetti più rilevanti della revisione è l’eterogeneità delle evidenze riguardanti il rapporto tra uso dei social media ed exercise addiction.
Non tutti gli studi identificavano le stesse associazioni. Alcuni rilevavano collegamenti con forme problematiche di utilizzo delle piattaforme, mentre altri non riscontravano una relazione significativa con la frequenza d’uso.
Ne deriva una considerazione metodologica fondamentale: la presenza di social media nella vita quotidiana non permette di identificare automaticamente un comportamento dipendente.
Occorre distinguere tra frequenza dell’utilizzo, tipologia dei contenuti, motivazioni individuali, conseguenze funzionali e caratteristiche psicologiche.
Il lavoro del 2024 sottolineava anche la necessità di strumenti di valutazione più robusti e di ulteriori studi sulle popolazioni adolescenti.
Nelle conclusioni gli autori richiamavano l’importanza di identificare fattori di rischio e fattori protettivi, con l’obiettivo di orientare interventi preventivi basati su evidenze scientifiche.
Il contributo della revisione consisteva dunque nell’inquadrare un comportamento potenzialmente problematico all’interno di un sistema complesso di relazioni tra individuo, ambiente digitale e salute mentale.
Il lavoro è approfondito anche nell’articolo Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review, disponibile su paoloberretta.com.
Dove nasce il ponte scientifico tra il 2024 e il 2026
Il collegamento documentabile tra le due pubblicazioni compare nella Discussion del nuovo studio, a pagina 109.
Commentando i risultati degli studenti appartenenti alla categoria intermedia, gli autori del 2026 ipotizzano che i social media possano rappresentare uno spazio temporaneo di espressione emotiva, senza comportare necessariamente una dipendenza eccessiva dalla validazione pubblica.
A sostegno di questa interpretazione viene citata la revisione di Minutillo e colleghi [1,2].
È questo il punto specifico nel quale una pubblicazione originariamente dedicata alla dipendenza da esercizio fisico viene richiamata in una ricerca su un diverso comportamento digitale.
Il trasferimento non è metodologico: il nuovo studio non applica uno strumento psicometrico sviluppato dalla ricerca ISS, né ne riproduce il disegno.
Non è neppure una conferma sperimentale, perché la revisione del 2024 non aveva misurato il sadfishing, la catarsi emotiva online o la dipendenza dalla validazione pubblica come variabili specifiche.
Il collegamento è invece di natura concettuale. Entrambe le pubblicazioni considerano rilevante il rapporto tra comportamento digitale, caratteristiche individuali e possibili conseguenze sul benessere psicologico.
La distinzione è importante anche sul piano editoriale: la revisione ISS contribuisce al quadro generale delle conoscenze sui comportamenti problematici associati all’ambiente digitale, ma non fornisce una prova diretta dell’interpretazione proposta nel nuovo studio.
Dalla ricerca sulle dipendenze comportamentali all’analisi del sadfishing
L’aspetto che avvicina maggiormente le due pubblicazioni riguarda la difficoltà di distinguere un comportamento ordinario da una manifestazione potenzialmente problematica.
Nel caso dell’exercise addiction, il problema non coincide con una frequenza elevata dell’allenamento. Assumono maggiore importanza la perdita di controllo, la persistenza nonostante conseguenze negative e l’interferenza con la vita quotidiana.
Analogamente, nel sadfishing non è sufficiente osservare la pubblicazione di contenuti emotivamente negativi per concludere che esista una vulnerabilità psicologica.
Una richiesta pubblica di supporto può essere episodica, intenzionale e utile. In altre situazioni, una modalità ripetitiva di ricerca di conferme può accompagnarsi a difficoltà relazionali o emotive.
Questa analogia non implica che il sadfishing costituisca una dipendenza comportamentale, né che condivida gli stessi meccanismi dell’esercizio compulsivo.
Permette piuttosto di individuare una domanda comune: quali caratteristiche trasformano un comportamento frequente in una possibile fonte di disagio?
Un secondo elemento riguarda il ruolo dell’ambiente digitale.
La revisione ISS aveva evidenziato come l’esposizione ai contenuti social e il confronto con gli altri non agiscano necessariamente nello stesso modo su tutte le persone.
Nel caso del sadfishing, analogamente, il significato della condivisione emotiva potrebbe dipendere dalle motivazioni personali, dalle risposte ricevute e dalla disponibilità di supporto nelle relazioni quotidiane.
Sono ipotesi plausibili, da verificare mediante studi specifici. La ricerca di Rahma e colleghi rappresenta una descrizione iniziale del fenomeno, non una dimostrazione dei meccanismi che lo determinano.
Le implicazioni per la prevenzione e il counseling scolastico
La nuova pubblicazione propone di utilizzare la mappatura del sadfishing come possibile supporto alla progettazione di attività di orientamento e counseling.
L’idea di integrare osservazione dei comportamenti digitali, alfabetizzazione emotiva e sostegno educativo merita attenzione, purché non si trasformi ogni forma di espressione del disagio in un indicatore di rischio.
La letteratura sottolinea infatti che le piattaforme social possono rappresentare anche un canale di connessione e supporto. Una revisione sistematica e metanalisi di Zhou e Cheng ha esaminato le relazioni tra supporto sociale online e salute mentale degli adolescenti, evidenziando l’importanza di considerare la qualità delle interazioni digitali [5].
Uno studio di Ceballos e colleghi, condotto su 374 studenti universitari, ha inoltre identificato associazioni tra sadfishing e alcuni comportamenti o caratteristiche psicologiche, tra cui specifiche strategie di coping, ricerca di attenzione e uso dei social durante l’intossicazione alcolica [3].
Queste osservazioni non sono direttamente trasferibili agli adolescenti in età scolare, ma indicano l’utilità di approfondire le motivazioni della condivisione emotiva.
In ambito educativo, un approccio proporzionato dovrebbe privilegiare l’ascolto e la valutazione contestuale, evitando classificazioni stigmatizzanti.
La pubblicazione di un contenuto triste non dimostra che un adolescente stia simulando una sofferenza. Al contrario, anche un messaggio percepito come ricerca di attenzione può esprimere un bisogno reale di relazione.
Tra le possibili aree di intervento rientrano l’educazione alla gestione della privacy, la consapevolezza delle conseguenze della condivisione pubblica, il riconoscimento delle emozioni e il rafforzamento delle competenze relazionali.
Queste indicazioni rappresentano possibili direzioni preventive, non interventi la cui efficacia sia stata dimostrata dallo studio del 2026.
Per approfondire il rapporto tra social media e dipendenze comportamentali è disponibile anche l’analisi Exercise addiction e social media: dal lavoro ISS del 2024 allo studio longitudinale del 2026.
Limiti metodologici e aspetti ancora da chiarire
Il principale limite del nuovo lavoro riguarda il carattere descrittivo della ricerca. Il campione è composto da 104 studenti e il testo non documenta in modo sufficiente le procedure di campionamento per stabilirne la rappresentatività.
Inoltre, la pubblicazione non presenta una descrizione psicometrica adeguata dello strumento utilizzato, tale da permettere di valutare compiutamente validità, affidabilità e significato delle soglie adottate.
Le categorie basso, intermedio e alto derivano dalla distribuzione dei punteggi osservati. Non possono quindi essere considerate, senza ulteriori verifiche, soglie cliniche o indicatori diagnostici.
Nella presentazione dei criteri di classificazione emergono anche alcune incoerenze tra le soglie numeriche riportate nella tabella e quelle descritte nel testo.
Particolare cautela richiedono le interpretazioni riguardanti le motivazioni psicologiche. Lo studio non misura direttamente l’insufficienza del sostegno familiare, la solitudine o l’efficacia della condivisione emotiva come strategia di coping.
Di conseguenza, non si può stabilire se gli studenti della categoria intermedia utilizzino i social in modo psicologicamente salutare, né se quelli della categoria alta presentino necessariamente bisogni clinici insoddisfatti.
Anche la revisione del 2024 presenta limiti propri: il numero contenuto degli studi inclusi, l’eterogeneità dei campioni, la prevalenza di indagini osservazionali e l’insufficiente rappresentazione degli adolescenti riducono la possibilità di formulare conclusioni generalizzabili [2].
La citazione tra le due pubblicazioni va letta considerando queste differenze. Il fatto che una ricerca sia utilizzata come riferimento in una pubblicazione successiva non conferma automaticamente tutte le affermazioni alle quali viene associata.
Conclusioni
Lo studio di Rahma e colleghi amplia l’attenzione scientifica verso il sadfishing, proponendo una descrizione quantitativa delle sue manifestazioni in un gruppo di studenti e alcune possibili implicazioni per il counseling scolastico.
La citazione della revisione ISS del 2024 documenta il riutilizzo di un riferimento scientifico dedicato alle relazioni tra social media, caratteristiche psicologiche e comportamenti potenzialmente problematici.
Il ponte tra i due lavori è reale ma circoscritto. Non riguarda una metodologia condivisa o una dimostrazione diretta del fenomeno, bensì l’utilizzo di un quadro concettuale sviluppato in un diverso ambito di ricerca.
Il contributo più utile di questo confronto consiste nel richiamare la necessità di interpretare i comportamenti digitali senza semplificazioni: distinguendo l’espressione emotiva dalla perdita di controllo, la ricerca di sostegno dalla dipendenza dalla validazione e gli indicatori descrittivi dalle condizioni cliniche.
Sono distinzioni essenziali per costruire conoscenze affidabili e interventi preventivi proporzionati alle reali esigenze degli adolescenti.
Bibliografia
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Rahma A, Indreswari H, Bariyyah K, Hidayah N, Eva N. Mapping the Intensity of Sadfishing Behavior as the Basis for Need Assessment of Guidance and Counseling Programs in Students. Prophetic: Professional, Empathy, Islamic Counseling Journal. 2026;9(1):105–113. DOI: 10.24235/prophetic.v9i1.23970.
[2] Minutillo A, Di Trana A, Aquilina V, Ciancio GM, Berretta P, La Maida N. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Front Psychiatry. 2024;15:1392317. DOI: 10.3389/fpsyt.2024.1392317. PMID: 38800058.
[3] Ceballos NA, Petrofes C, Bitney C, Graham R, Howard K. Denial, Attention-Seeking, and Posting Online While Intoxicated: Three Key Predictors of Collegiate Sadfishing. Cyberpsychol Behav Soc Netw. 2024;27(3):202–207. DOI: 10.1089/cyber.2023.0268.
[4] Naslund JA, Bondre A, Torous J, Aschbrenner KA. Social Media and Mental Health: Benefits, Risks, and Opportunities for Research and Practice. J Technol Behav Sci. 2020;5:245–257. DOI: 10.1007/s41347-020-00134-x.
[5] Zhou Z, Cheng Q. Relationship between online social support and adolescents’ mental health: A systematic review and meta-analysis. J Adolesc. 2022;94(3):281–292. DOI: 10.1002/jad.12031.
[6] Hamzah RE, Putri CE. Fenomena memancing kesedihan di media sosial (sadfishing) pada literasi digital remaja. Wacana: Jurnal Ilmiah Ilmu Komunikasi. 2022;21(2):311–323. DOI: 10.32509/wacana.v21i2.2290.
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Leggi l’articolo.
[PB2] Paolo Berretta. Exercise addiction e social media: dal lavoro ISS del 2024 allo studio longitudinale del 2026. Leggi l’articolo.
[PB3] Paolo Berretta. Exercise addiction: il ruolo fondante della ricerca ISS. Leggi l’articolo.