L’attività fisica costituisce uno dei principali strumenti di promozione della salute. In alcune persone, tuttavia, l’allenamento può assumere caratteristiche compulsive, diventare difficile da controllare e proseguire nonostante infortuni, disagio psicologico o conseguenze negative sulla vita quotidiana.

L’articolo Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review, è stato pubblicato il 10 maggio 2024 nella sezione Addictive Disorders della rivista internazionale Frontiers in Psychiatry.

Il lavoro è una revisione della letteratura dedicata alle relazioni tra dipendenza da esercizio fisico, uso dei social media, immagine corporea, perfezionismo e salute mentale.

Il gruppo di lavoro

La pubblicazione nasce dalla collaborazione tra ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Università degli Studi Internazionali di Roma. Il gruppo di autori è composto da:

  • Adele Minutillo;
  • Annagiulia Di Trana;
  • Valeria Aquilina;
  • Gerolama Maria Ciancio;
  • Paolo Berretta;
  • Nunzia La Maida.

Cinque autori afferiscono al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, mentre Valeria Aquilina afferisce all’Università degli Studi Internazionali di Roma. Annagiulia Di Trana è indicata come autrice corrispondente.

La dichiarazione dei contributi permette di ricostruire con precisione il lavoro svolto dai diversi componenti. Adele Minutillo ha partecipato alla definizione concettuale dello studio e ne ha curato, tra gli altri aspetti, metodologia, analisi, supervisione, coordinamento e redazione. Annagiulia Di Trana ha contribuito alla raccolta e all’analisi dei dati, alla metodologia e alla scrittura. Gerolama Maria Ciancio e Nunzia La Maida hanno lavorato alla selezione e all’elaborazione delle evidenze, alla metodologia e alla preparazione del manoscritto; La Maida ha inoltre contribuito alla visualizzazione dei risultati. Valeria Aquilina ha partecipato alla validazione e alla revisione del testo. Paolo Berretta ha curato la revisione critica e l’editing scientifico del manoscritto.

Questa articolazione documenta un lavoro condiviso, nel quale competenze di ricerca sulle dipendenze comportamentali, analisi della letteratura e revisione scientifica sono state integrate per affrontare un fenomeno ancora non completamente definito.

Che cosa ha analizzato lo studio

La revisione ha esaminato le pubblicazioni individuate nelle banche dati PubMed, MEDLINE, PsycARTICLES, Embase e Web of Science, considerando il periodo compreso tra gennaio 2019 e ottobre 2023. La selezione è stata condotta seguendo le indicazioni PRISMA e ha portato all’inclusione di 15 studi.

L’obiettivo era valutare le evidenze più recenti riguardanti la relazione tra dipendenza da esercizio fisico, uso dei social media e caratteristiche individuali quali perfezionismo e percezione dell’immagine corporea.

La dipendenza da esercizio fisico non coincide semplicemente con un allenamento frequente o particolarmente intenso.

Il problema emerge quando l’attività assume una dimensione rigida e incontrollabile, occupa in modo persistente il pensiero, provoca sintomi assimilabili all’astinenza quando viene interrotta e continua nonostante danni fisici, psicologici o sociali.

La letteratura distingue inoltre una forma primaria, nella quale il comportamento compulsivo riguarda direttamente l’esercizio, e una forma secondaria, frequentemente associata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e finalizzata, per esempio, al controllo del peso o della forma corporea.

I principali risultati

Gli studi esaminati indicano associazioni tra il rischio di dipendenza da esercizio fisico e diversi fattori individuali, tra cui:

  • perfezionismo;
  • insoddisfazione per il proprio corpo;
  • sintomi depressivi;
  • caratteristiche ossessivo-compulsive;
  • comportamenti problematici legati all’alimentazione.

Il rapporto con l’uso dei social media risulta invece meno definito. Gli studi disponibili hanno prodotto risultati eterogenei e, nel complesso, non permettono di affermare che l’utilizzo delle piattaforme digitali determini direttamente lo sviluppo della dipendenza da esercizio fisico.

I social media possono favorire la diffusione di informazioni sull’attività fisica, sostenere la motivazione e creare comunità di supporto.

Al tempo stesso, l’esposizione ripetuta a corpi idealizzati, modelli di allenamento estremi e contenuti centrati sulla prestazione può alimentare il confronto sociale e l’insoddisfazione corporea nelle persone maggiormente vulnerabili.

La revisione invita quindi a evitare interpretazioni semplicistiche: non è lo strumento digitale in sé a determinare il rischio, ma l’interazione tra modalità d’uso, caratteristiche personali, immagine corporea e condizioni psicologiche.

Perché questo lavoro è rilevante

Lo studio sottolinea la necessità di distinguere l’attività fisica intensa ma salutare dal comportamento compulsivo. Il numero di ore dedicate all’allenamento, considerato isolatamente, non è sufficiente per identificare una condizione problematica.

La valutazione dovrebbe prendere in considerazione soprattutto:

  • perdita di controllo;
  • rigidità del programma di allenamento;
  • disagio quando non è possibile esercitarsi;
  • prosecuzione nonostante infortuni o prescrizioni mediche;
  • interferenza con il lavoro, lo studio e le relazioni;
  • centralità dell’esercizio nella regolazione del peso, dell’immagine corporea o delle emozioni.

La relazione tra esercizio, social media e salute mentale rimane complessa. Per questo il gruppo di lavoro richiama la necessità di ampliare la ricerca, identificare con maggiore precisione i fattori di rischio e di protezione e sviluppare interventi preventivi capaci di promuovere un’attività fisica equilibrata e un uso consapevole delle piattaforme digitali.

L’articolo è stato incluso nel Research Topic di Frontiers in Psychiatry intitolato “The Relationship between Exercise Addiction, Social Media Use, and Mental Health”, dedicato alla distinzione tra esercizio eccessivo e dipendenza comportamentale e al possibile ruolo dei social media nelle persone vulnerabili.