Una pubblicazione scientifica acquista particolare valore quando non rimane isolata, ma viene utilizzata da altri ricercatori per formulare nuove domande, definire le lacune ancora presenti nella letteratura e progettare studi successivi.

È quanto avvenuto con l’articolo “Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review”, pubblicato nel maggio 2024 su Frontiers in Psychiatry e firmato da Adele Minutillo, Annagiulia Di Trana, Valeria Aquilina, Gerolama Maria Ciancio, Paolo Berretta e Nunzia La Maida. Il lavoro è stato richiamato nel 2026 da una nuova ricerca dedicata all’influenza dei tratti di personalità sull’uso problematico dei social media. Gli autori del lavoro del 2024 afferivano prevalentemente al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il nuovo studio, intitolato “The Effect of Personality Traits on Social Media Addiction”, è stato pubblicato da Ersen Fazıl Çöllü, Eyüp Erdal Yörük e Mehmet Erhan Summak nel numero 59 della Selçuk Üniversitesi Sosyal Bilimler Enstitüsü Dergisi, alle pagine 264-283. La rivista è un periodico scientifico peer-reviewed e open access della Selçuk University, presente in TR Dizin e DOAJ.

Non una citazione marginale

Il riferimento a Minutillo et al., 2024 non viene inserito soltanto per ampliare formalmente la bibliografia. Il lavoro viene utilizzato per sostenere un passaggio centrale dell’argomentazione: la letteratura avrebbe esaminato in maniera ancora insufficiente il modo in cui fattori demografici, caratteristiche individuali e tratti di personalità interagiscono nel determinare la vulnerabilità all’uso problematico dei social media.

La revisione del 2024 viene richiamata anche nella ricostruzione dell’evoluzione scientifica del settore, dove gli autori del 2026 sottolineano la crescente attenzione verso l’interazione tra personalità, età, genere e contesto digitale. La citazione contribuisce quindi a definire il razionale scientifico del nuovo studio e a giustificarne l’attenzione per le differenze individuali e demografiche.

Questo utilizzo è più significativo di una semplice menzione bibliografica. Una ricerca successiva e indipendente riconosce infatti che il lavoro del 2024 aveva individuato una questione ancora aperta e scientificamente rilevante.

Il contributo della revisione del 2024

Il lavoro pubblicato su Frontiers in Psychiatry aveva un obiettivo più ampio rispetto alla ricerca del 2026. Non si limitava alla relazione tra Big Five e social media, ma analizzava il complesso intreccio tra:

  • uso dei social media;
  • dipendenza o esercizio fisico compulsivo;
  • perfezionismo;
  • immagine corporea e insoddisfazione per il corpo;
  • disturbi alimentari;
  • depressione e disagio psicologico;
  • tratti ossessivo-compulsivi;
  • altri comportamenti potenzialmente additivi.

La ricerca bibliografica aveva interessato PubMed, Medline, PsycARTICLES, Embase e Web of Science, considerando gli studi pubblicati tra gennaio 2019 e ottobre 2023. Il processo di selezione era stato organizzato secondo le indicazioni PRISMA e aveva portato all’esame di 15 studi originali.

Gli studi inclusi erano stati ricondotti a quattro grandi aree: alterazioni dell’immagine corporea, disturbi alimentari, caratteristiche individuali e uso problematico dei social media. La revisione aveva evidenziato associazioni tra rischio di dipendenza dall’esercizio fisico, perfezionismo, disagio per il proprio corpo, sintomi depressivi, distress psicologico e tratti ossessivo-compulsivi. Il rapporto diretto tra uso dei social e dipendenza dall’esercizio risultava invece meno uniforme, con risultati non sempre concordanti.

Uno dei principali meriti della revisione consisteva proprio nell’evitare spiegazioni lineari. L’esposizione ai social media non veniva presentata come causa automatica di dipendenza dall’esercizio, così come l’attività fisica intensa non veniva considerata di per sé patologica. Il rischio emergeva piuttosto dall’interazione tra vulnerabilità personali, rappresentazioni corporee, motivazioni, salute mentale e caratteristiche dell’ambiente digitale.

Dalla “fitspiration” alle differenze individuali

Un punto particolarmente attuale del lavoro riguardava la cosiddetta fitspiration, ossia la circolazione sui social di immagini e contenuti che presentano corpi allenati, alimentazione controllata e attività fisica come modelli di salute e realizzazione personale.

Questi contenuti possono avere una funzione motivazionale, ma possono anche alimentare confronto sociale, standard corporei difficilmente raggiungibili, insoddisfazione per il proprio aspetto e bisogno di approvazione. In persone vulnerabili, la combinazione tra perfezionismo, immagine corporea negativa e ricerca compulsiva di risultati può contribuire alla trasformazione dell’esercizio da comportamento salutare a condotta rigida e difficilmente controllabile.

La revisione del 2024 aveva inoltre sottolineato che gli stessi contenuti non producono necessariamente gli stessi effetti in tutte le persone. La risposta dipende da numerosi elementi individuali e contestuali. Proprio questa attenzione alle differenze personali costituisce il principale ponte con lo studio del 2026.

Che cosa ha esaminato il nuovo studio

Çöllü e colleghi hanno condotto una ricerca quantitativa trasversale su 798 utilizzatori di social media residenti nella provincia di Konya, in Türkiye. Il campione comprendeva 408 donne e 390 uomini ed era stato reclutato mediante campionamento di convenienza e raccolta dei dati in presenza.

I partecipanti hanno compilato:

  • la Social Media Addiction Scale, composta da 20 item;
  • un inventario di personalità basato sul modello dei Big Five;
  • una scheda relativa alle caratteristiche demografiche e alle piattaforme maggiormente utilizzate.

Gli autori hanno applicato analisi fattoriali confermative, confronti tra gruppi, correlazioni e regressione lineare multipla. Lo scopo era verificare quale quota delle differenze nei punteggi di uso problematico dei social potesse essere associata ai cinque principali tratti di personalità: estroversione, amicalità, coscienziosità, nevroticismo e apertura all’esperienza.

I risultati principali del 2026

Nel modello statistico elaborato dagli autori, i cinque tratti di personalità spiegavano complessivamente il 19,4% della variabilità dei punteggi relativi alla dipendenza dai social media. Si tratta di una quota rilevante, ma che lascia contemporaneamente intendere come la maggior parte della variabilità dipenda da altri fattori psicologici, sociali, ambientali e tecnologici.

La coscienziosità risultava il principale fattore associato negativamente all’uso problematico. Le persone con maggiore capacità di pianificazione, autodisciplina e controllo degli impulsi riportavano punteggi mediamente inferiori. Anche l’amicalità, intesa come orientamento cooperativo e prosociale, presentava un’associazione negativa.

Al contrario, nevroticismo e apertura all’esperienza mostravano associazioni positive. Nel primo caso, gli autori interpretano il risultato alla luce della maggiore instabilità emotiva e della possibile utilizzazione dei social come strategia disfunzionale per gestire ansia, stress o emozioni negative. Nel secondo, ipotizzano che la ricerca continua di novità possa rendere alcune persone più sensibili ai flussi pressoché infiniti di contenuti personalizzati. L’estroversione non risultava invece un predittore statisticamente significativo nel modello finale.

Lo studio ha inoltre rilevato punteggi più elevati nelle fasce d’età più giovani, differenze connesse al livello di istruzione e assenza di una differenza statisticamente significativa tra uomini e donne. L’età, quindi, sembra avere un ruolo più evidente del genere nel campione esaminato.

Personalità e scelta della piattaforma

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il rapporto tra profilo individuale e piattaforma maggiormente utilizzata.

Nel campione del 2026, gli utenti di TikTok mostravano livelli di nevroticismo superiori rispetto agli utenti di Facebook, mentre questi ultimi riportavano valori più elevati di coscienziosità. Gli utenti di Instagram tendevano invece ad avere punteggi relativamente più elevati in estroversione, amicalità e apertura all’esperienza rispetto ad alcuni degli altri gruppi.

Questi dati non dimostrano che una determinata piattaforma modifichi la personalità, né che uno specifico tratto conduca inevitabilmente a scegliere un social. Mostrano però che piattaforme diverse possono attrarre utenti con caratteristiche differenti oppure interagire in modo diverso con bisogni psicologici preesistenti.

È uno sviluppo coerente con il lavoro del 2024: non è sufficiente misurare quanto tempo una persona trascorra online. Occorre considerare quali contenuti utilizza, con quali motivazioni, su quale piattaforma e in presenza di quali vulnerabilità personali.

I principali punti di contatto

Area Revisione del 2024 Studio del 2026
Differenze individuali Evidenzia perfezionismo, immagine corporea, distress e tratti ossessivo-compulsivi Esamina sistematicamente i cinque grandi tratti di personalità
Fattori demografici Segnala la necessità di studiare meglio età, genere e popolazioni vulnerabili Confronta fasce d’età, genere e livello di istruzione
Social media Analizza uso problematico, fitspiration e confronto corporeo Studia direttamente i punteggi di dipendenza dai social
Comportamenti additivi Propone una lettura biopsicosociale e transdiagnostica Quantifica il contributo statistico della personalità
Prevenzione Richiede l’identificazione di fattori di rischio e protezione Individua coscienziosità e amicalità come possibili fattori protettivi
Limiti metodologici Invoca strumenti più uniformi e studi longitudinali Offre nuovi dati empirici, ma mantiene un disegno trasversale

Le due ricerche sono quindi complementari, non sovrapponibili. Il lavoro del 2024 costruisce una cornice ampia, collegando social media, salute mentale, immagine corporea ed esercizio compulsivo. Quello del 2026 restringe l’analisi a una domanda più precisa e la verifica su un campione numeroso.

Conferme e risultati ancora da chiarire

I risultati relativi a nevroticismo, coscienziosità e amicalità sono sostanzialmente coerenti con una precedente metanalisi comprendente 63 studi e oltre 32.000 partecipanti: il nevroticismo risultava associato a un rischio maggiore, mentre coscienziosità e amicalità mostravano associazioni protettive. Una ricerca del 2024 condotta su futuri insegnanti aveva osservato un andamento analogo.

Il risultato sull’apertura all’esperienza deve invece essere interpretato con maggiore cautela. Nel lavoro del 2026 l’apertura costituisce un predittore positivo, mentre alcune metanalisi precedenti avevano trovato associazioni negative molto piccole oppure non significative. La differenza potrebbe dipendere dalle caratteristiche del campione, dagli strumenti utilizzati, dalla cultura di riferimento o dalle specifiche piattaforme considerate. Non esiste quindi ancora un consenso definitivo su questo tratto.

Il nodo della causalità rimane aperto

La ricerca del 2026 rappresenta un passo empirico importante, ma non risolve uno dei problemi già indicati dalla revisione del 2024: la scarsità di studi longitudinali.

Il disegno trasversale fotografa personalità e utilizzo dei social nello stesso momento. Può identificare associazioni e predittori statistici, ma non permette di stabilire se un tratto di personalità favorisca nel tempo il comportamento problematico, se l’uso persistente delle piattaforme modifichi alcuni aspetti psicologici oppure se entrambe le condizioni siano influenzate da variabili ulteriori.

La generalizzabilità è inoltre limitata dal campionamento di convenienza e dalla provenienza dei partecipanti da una sola area geografica. Gli stessi autori indicano la necessità di studi longitudinali e di ricerche condotte in popolazioni differenti.

Perché la citazione valorizza il lavoro del 2024

Il dato più rilevante non è soltanto che il nostro articolo sia comparso nella bibliografia di un lavoro successivo. È il modo in cui viene impiegato.

La revisione viene utilizzata:

  1. per documentare una lacuna nella letteratura;
  2. per motivare l’analisi delle variabili demografiche;
  3. per sostenere una lettura basata sulle differenze individuali;
  4. per collegare uso problematico dei social e più ampio spettro delle dipendenze comportamentali;
  5. per orientare la ricerca verso fattori di rischio, protezione e prevenzione.

La pubblicazione del 2026 dimostra quindi che le questioni poste nel 2024 non erano contingenti, ma continuano a essere considerate rilevanti nell’evoluzione internazionale della ricerca sul benessere digitale.

Dalla ricerca alla prevenzione

La lettura congiunta dei due lavori suggerisce che le strategie preventive non dovrebbero concentrarsi esclusivamente sul numero di ore trascorse davanti allo schermo.

Un approccio più evoluto dovrebbe includere:

  • capacità di regolazione emotiva;
  • autocontrollo e gestione degli impulsi;
  • consapevolezza dei meccanismi di personalizzazione algoritmica;
  • educazione al confronto sociale;
  • promozione di un’immagine corporea realistica;
  • riconoscimento precoce dei comportamenti compulsivi;
  • attenzione particolare agli adolescenti e ai giovani adulti;
  • valutazione delle motivazioni che sostengono l’utilizzo delle diverse piattaforme.

I tratti di personalità non sono diagnosi né destini individuali. Possono contribuire a definire profili probabilistici di maggiore o minore vulnerabilità, ma devono sempre essere interpretati insieme al contesto familiare, sociale, culturale e tecnologico.

Una necessaria precisazione terminologica

L’espressione “dipendenza dai social media” viene ampiamente utilizzata nella ricerca e misurata attraverso scale psicometriche. Non corrisponde tuttavia, allo stato attuale, a una diagnosi autonoma formalmente riconosciuta nei principali sistemi diagnostici internazionali.

È quindi preferibile distinguere tra uso intenso, uso problematico, presenza di sintomi simil-additivi e disturbo clinicamente significativo. Un punteggio elevato in un questionario non equivale automaticamente a una diagnosi.

La prudenza terminologica non riduce l’importanza del fenomeno. Al contrario, aiuta a evitare la patologizzazione di comportamenti comuni e a concentrare l’attenzione sui casi nei quali compaiono perdita di controllo, compromissione del funzionamento quotidiano e conseguenze psicologiche o relazionali rilevanti.

Riferimenti bibliografici

  1. Minutillo A, Di Trana A, Aquilina V, Ciancio GM, Berretta P, La Maida N. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Frontiers in Psychiatry. 2024;15:1392317.
  2. Çöllü EF, Yörük EE, Summak ME. The Effect of Personality Traits on Social Media Addiction. Selçuk Üniversitesi Sosyal Bilimler Enstitüsü Dergisi. 2026;59:264-283.
  3. Huang C. Social media addiction and personality: a meta-analysis. Asian Journal of Social Psychology. 2022;25(4):747-761.
  4. Isbulan O, Cam E, Griffiths MD. The mediating effect of social network identity management on the relationship between personality traits and social media addiction among pre-service teachers. BMC Psychology. 2024;12:146.
  5. Rajesh T, Rangaiah B. Relationship between personality traits and Facebook addiction: a meta-analysis. Heliyon. 2022;8:e10315.
  6. Fineberg NA, Menchón JM, Hall N, et al. Advances in problematic usage of the internet research: a narrative review by experts from the European network. Comprehensive Psychiatry. 2022;118:152346.
  7. Moretta T, Wegmann E. Toward the classification of social media use disorder: clinical characterization and proposed diagnostic criteria. Addictive Behaviors Reports. 2025;21:100603.

Tabella delle fonti principali

Autore/Anno Titolo Rivista Impact Factor Contributo al testo
Minutillo et al., 2024 Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction Frontiers in Psychiatry 3,8, indicato dall’editore Revisione alla base dell’articolo e citata nel nuovo studio
Çöllü et al., 2026 The Effect of Personality Traits on Social Media Addiction SUSBED Journal Impact Factor non verificato Studio empirico che cita e sviluppa alcuni temi della revisione
Huang, 2022 Social media addiction and personality Asian Journal of Social Psychology Non riportato nelle fonti consultate Metanalisi sui Big Five e uso problematico dei social
Isbulan et al., 2024 Personality traits, identity management and social media addiction BMC Psychology Non riportato nelle fonti consultate Conferma il ruolo di nevroticismo, amicalità e coscienziosità
Rajesh e Rangaiah, 2022 Personality traits and Facebook addiction Heliyon Non riportato nelle fonti consultate Documenta l’eterogeneità dei risultati tra tratti e piattaforme
Moretta e Wegmann, 2025 Toward the classification of social media use disorder Addictive Behaviors Reports Non riportato nelle fonti consultate Chiarisce lo stato diagnostico ancora non formalizzato del costrutto