I risultati dello studio nazionale sull’EtG e le nuove evidenze

L’esposizione fetale all’alcol in Italia è stata oggetto di una vasta indagine multicentrica coordinata con il contributo del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. Lo studio, pubblicato nel 2023 su American Journal of Obstetrics & Gynecology Maternal-Fetal Medicine, ha utilizzato l’etilglucuronide (EtG), un biomarcatore diretto dell’etanolo, per valutare il consumo alcolico durante la gravidanza e l’esposizione prenatale attraverso l’analisi dei capelli materni e del meconio neonatale.

I risultati hanno evidenziato una prevalenza di esposizione rilevata nel meconio dello 0,74%, inferiore al 7,9% riportato da un precedente studio italiano. Le ricerche successive, pubblicate fino al 2026, permettono oggi di approfondire il significato di questi dati, i limiti dei biomarcatori e le implicazioni per la prevenzione dei disturbi dello spettro feto-alcolico (FASD) [1,2].

Lo studio italiano: una rete nazionale per misurare l’esposizione prenatale all’alcol

Il lavoro Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey, firmato da La Maida e collaboratori, è stato pubblicato online il 25 marzo 2023 e successivamente nel fascicolo di giugno della rivista American Journal of Obstetrics & Gynecology Maternal-Fetal Medicine.

L’indagine rientrava nel progetto finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del programma CCM 2019, dedicato alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al trattamento mirato dei disturbi dello spettro feto-alcolico e della sindrome feto-alcolica.

Tra il 2020 e il 2022, 53 reparti di neonatologia e 47 reparti di maternità, distribuiti sul territorio italiano, hanno contribuito alla raccolta di campioni biologici e informazioni cliniche [1].

Metodologia e matrici biologiche

Sono stati raccolti:

  • 1.489 campioni di meconio neonatale;
  • 1.279 campioni di capelli materni;
  • informazioni cliniche, sociodemografiche e sulle abitudini di consumo alcolico.

I campioni di capelli materni e quelli di meconio non erano appaiati, ossia non appartenevano necessariamente alle stesse coppie madre-neonato.

L’EtG presente nei capelli materni è stato utilizzato per valutare il consumo di alcol nel periodo rappresentato dalla lunghezza del campione, mentre quello rilevato nel meconio ha fornito informazioni sull’esposizione prenatale.

Questa distinzione è essenziale: le due matrici biologiche offrono informazioni complementari, ma non perfettamente sovrapponibili.

I risultati: un’esposizione prenatale rilevata nello 0,74% dei campioni

I risultati del lavoro hanno mostrato percentuali relativamente basse di positività ai biomarcatori utilizzati.

Indicatore Risultato riportato
Campioni di meconio raccolti 1.489
Campioni di capelli materni raccolti 1.279
Esposizione prenatale rilevata tramite EtG nel meconio 0,74%
Donne classificate come astinenti secondo l’EtG nei capelli 94,06%
Donne classificate come consumatrici sociali 5,79%
Donne classificate come consumatrici croniche eccessive 0,16%

Fonte: La Maida et al., 2023. Le categorie relative ai capelli riflettono i cutoff adottati dagli autori e non identificano con certezza ogni episodio di consumo alcolico [1].

Il risultato dello 0,74% è particolarmente rilevante perché deriva da una raccolta multicentrica di ampia estensione territoriale.

Tuttavia, una concentrazione di EtG inferiore al cutoff non dimostra necessariamente l’assenza di qualsiasi consumo alcolico durante l’intera gravidanza. Allo stesso modo, il dato di positività del meconio non può essere interpretato come prevalenza dei disturbi dello spettro feto-alcolico.

Dal 7,9% allo 0,74%: come interpretare la riduzione

Un elemento centrale dello studio è il confronto con l’indagine precedente condotta da Pichini e collaboratori, pubblicata nel 2012 su Alcoholism: Clinical and Experimental Research.

In quel lavoro erano stati esaminati 607 campioni di meconio provenienti da sette città italiane, rilevando una prevalenza complessiva di esposizione prenatale all’alcol del 7,9%, con marcate differenze territoriali [2].

Il confronto con il dato dello 0,74% ottenuto nell’indagine più recente suggerisce una riduzione dell’esposizione rilevata.

Occorre però considerare alcuni aspetti metodologici:

  • i campioni provengono da popolazioni e strutture sanitarie differenti;
  • il precedente studio utilizzava biomarcatori e criteri analitici che non erano del tutto identici a quelli del 2023;
  • non si tratta di un unico studio longitudinale che segue nel tempo la stessa popolazione;
  • il confronto non permette di attribuire causalmente la differenza alle campagne di prevenzione.

La riduzione osservata è quindi un segnale epidemiologico favorevole, ma non rappresenta da sola la dimostrazione di un cambiamento uniforme del consumo alcolico in tutte le donne italiane in gravidanza.

Anche l’Istituto Superiore di Sanità, nel suo aggiornamento del luglio 2026 dedicato ai disturbi dello spettro feto-alcolico, ha richiamato il passaggio dal 7,9% allo 0,74%, sottolineando l’importanza di proseguire le attività di informazione e prevenzione [8].

Perché l’etilglucuronide è importante nello studio dell’alcol in gravidanza

L’etilglucuronide è un metabolita diretto dell’etanolo. La sua determinazione in matrici biologiche rappresenta uno strumento utile per documentare l’esposizione all’alcol senza dipendere esclusivamente dalle dichiarazioni della persona.

EtG nei capelli materni

I capelli possono fornire informazioni retrospettive sul consumo alcolico durante un intervallo temporale prolungato.

L’analisi segmentale permette inoltre di esaminare porzioni successive del capello, ottenendo indicazioni sui possibili cambiamenti del consumo nel tempo.

Già nel 2016, Joya e collaboratori avevano studiato la relazione tra EtG nei capelli materni ed EtG nel meconio neonatale, identificando un’associazione utile per lo studio dell’esposizione prenatale [3].

Un approfondimento sulla storia e sulle applicazioni del biomarcatore è disponibile nell’articolo Etilglucuronide [PB1].

EtG nel meconio neonatale

Il meconio è costituito dalle prime feci del neonato e inizia a formarsi durante la vita intrauterina.

L’analisi dell’EtG nel meconio consente di identificare alcune esposizioni prenatali all’alcol, soprattutto nella seconda parte della gestazione.

Il risultato dipende, tuttavia, da diversi fattori: finestra temporale di rilevazione, concentrazione del biomarcatore, caratteristiche del campione, conservazione e prestazioni del metodo analitico.

È quindi importante non equiparare automaticamente un campione negativo all’assenza assoluta di esposizione all’alcol.

Le nuove evidenze: dall’analisi segmentale alla sorveglianza epidemiologica

Uno studio del 2024 conferma il valore dell’analisi dei capelli

Nel 2024, Okulicz-Kozaryn e collaboratori hanno pubblicato su European Addiction Research uno studio condotto su 150 donne in Polonia, utilizzando EtG nei capelli e informazioni autodichiarate per valutare il consumo alcolico durante la gravidanza [4].

L’analisi del biomarcatore ha indicato un consumo di alcol nel 50,3% delle partecipanti in almeno un momento della gravidanza, mentre le interviste mediche standard non avevano individuato alcun caso.

Si tratta di un risultato che conferma l’importanza degli strumenti oggettivi, ma che non deve essere confrontato direttamente con la prevalenza italiana dello 0,74%, poiché popolazioni, matrici, cutoff e indicatori non coincidono.

Il contributo metodologico è soprattutto nella possibilità di ricostruire cambiamenti del comportamento alcolico durante la gestazione, pur con i limiti temporali e biologici dell’analisi segmentale.

Nel 2026 un nuovo studio esplora la raccolta anonima del meconio

Un’ulteriore evoluzione è rappresentata dallo studio di Jolma e collaboratori pubblicato nel maggio 2026 su Toxics [5].

La ricerca ha valutato la fattibilità della raccolta anonima del meconio direttamente dai pannolini neonatali.

Sono stati raccolti 178 campioni, dei quali 137 risultavano analizzabili. Undici campioni presentavano EtG quantificabile, ma soltanto due aliquote, appartenenti allo stesso neonato, superavano il cutoff di 30 ng/g.

La ricerca ha mostrato che la procedura è tecnicamente possibile, ma anche che la qualità della raccolta e della conservazione rappresenta un elemento decisivo. Il 23% dei campioni raccolti non è risultato idoneo all’analisi.

Il lavoro cita anche lo studio multicentrico italiano del 2023, collocandolo tra le esperienze precedenti di biomonitoraggio dell’esposizione prenatale all’alcol.

Il significato scientifico di questo collegamento è analizzato nell’articolo EtG nel meconio e alcol in gravidanza: studio 2026 [PB2].

Le nuove raccomandazioni del 2026 per l’EtG nei capelli

Nel settembre 2026, la Society of Hair Testing ha pubblicato un nuovo documento di consenso sui marcatori del consumo alcolico nei capelli [6].

Le raccomandazioni confermano l’importanza dell’EtG e propongono, nei contesti di applicazione specificati, soglie di riferimento di 5 pg/mg per la valutazione dell’astinenza e di 30 pg/mg per il consumo cronico eccessivo.

Un valore basso non prova necessariamente l’astinenza assoluta; un valore elevato deve essere interpretato considerando il segmento esaminato, eventuali trattamenti cosmetici e l’intero contesto clinico o forense.

Questa precisazione rafforza una considerazione importante anche per lo studio italiano del 2023: i cutoff sono strumenti di interpretazione analitica, non soglie biologiche che definiscono una quantità di alcol sicura in gravidanza.

FASD e prevenzione: cosa significano questi dati per la salute pubblica

I disturbi dello spettro feto-alcolico comprendono condizioni neuroevolutive e somatiche associate all’esposizione prenatale all’alcol.

Una revisione pubblicata nel 2023 su Nature Reviews Disease Primers ha evidenziato che il rischio è influenzato dalla quantità di alcol consumata, dalle modalità e dalla fase dell’esposizione, oltre che da fattori genetici, nutrizionali e ambientali [7].

Non è stata identificata una quantità di alcol che possa essere considerata sicura durante la gestazione.

Le evidenze epidemiologiche indicano quindi l’importanza di affiancare alla sorveglianza analitica interventi di prevenzione, counselling e sostegno alle donne.

In questa prospettiva si inseriscono anche le linee guida europee FAR SEAS del 2024, dedicate alla prevenzione delle gravidanze esposte all’alcol, con particolare attenzione agli interventi precoci e al coordinamento tra servizi sanitari e sociali [9].

Il nuovo documento OMS/UNICEF del giugno 2026, ripreso dall’Istituto Superiore di Sanità, ha ulteriormente ribadito che non esiste un momento della gravidanza nel quale il consumo di alcol possa essere considerato privo di rischio [8].

Limiti dello studio nazionale e prospettive future

Il valore dello studio italiano risiede soprattutto nell’ampiezza della rete di raccolta e nell’impiego di biomarcatori diretti dell’etanolo.

Rimangono tuttavia limiti importanti.

I campioni di capelli materni e meconio non erano appaiati, impedendo un confronto individuale diretto fra le due matrici. Le informazioni autodichiarate sul consumo alcolico erano incomplete e non hanno consentito un’analisi sistematica della concordanza con l’EtG.

Inoltre, il campione, pur geograficamente ampio, non può essere considerato automaticamente una rappresentazione statistica perfetta di tutte le gravidanze italiane.

Per gli studi futuri sarebbe utile integrare matrici biologiche complementari, protocolli standardizzati, raccolta di coppie madre-neonato e informazioni prospettiche sul consumo, prestando particolare attenzione alle donne più giovani e alle situazioni di maggiore vulnerabilità sociale.

Conclusioni

Lo studio nazionale pubblicato nel 2023 ha documentato una bassa prevalenza di esposizione prenatale all’alcol rilevata mediante EtG nel meconio, segnando una differenza considerevole rispetto ai risultati dell’indagine italiana precedente.

Le successive ricerche hanno confermato l’utilità dell’etilglucuronide, ma anche la necessità di interpretarlo all’interno di un sistema che comprenda qualità analitica, appropriatezza del campionamento e valutazione clinica.

La riduzione dell’esposizione rilevata costituisce un risultato incoraggiante, non una ragione per ridurre l’attenzione.

L’obiettivo resta prevenire le esposizioni evitabili, migliorare la capacità di identificarle e rendere le informazioni scientifiche accessibili alle donne, alle famiglie e agli operatori sanitari.

 


Bibliografia

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] La Maida N, Di Giorgi A, Pellegrini M, et al. Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey. Am J Obstet Gynecol MFM. 2023;5(6):100944. DOI: 10.1016/j.ajogmf.2023.100944. PMID: 36972834.

[2] Pichini S, Marchei E, Vagnarelli F, et al. Assessment of prenatal exposure to ethanol by meconium analysis: results of an Italian multicenter study. Alcohol Clin Exp Res. 2012;36(3):417–424. DOI: 10.1111/j.1530-0277.2011.01647.x. PMID: 22168178.

[3] Joya X, Marchei E, Salat-Batlle J, et al. Fetal exposure to ethanol: relationship between ethyl glucuronide in maternal hair during pregnancy and ethyl glucuronide in neonatal meconium. Clin Chem Lab Med. 2016;54(3):427–435. DOI: 10.1515/cclm-2015-0516. PMID: 26351940.

[4] Okulicz-Kozaryn K, Marchei E, Helwich E, et al. The Prevalence and Changes in Alcohol Consumption across Three Trimesters of Pregnancy Assessed by Ethyl Glucuronide Concentration in Maternal Hair and Self-Reports: A Cross-Sectional Study. Eur Addict Res. 2024;30(6):378–389. DOI: 10.1159/000542474. PMID: 39571549.

[5] Jolma M, Koivu-Jolma M, La Maida N, et al. Anonymous Diaper-Based Meconium Collection for Ethyl Glucuronide Analysis: A Pilot Feasibility Study. Toxics. 2026;14(5):413. DOI: 10.3390/toxics14050413. PMID: 42198539.

[6] Favretto D, Andraus M, Appenzeller BMR, et al. 2026 Consensus for the Use of Alcohol Markers in Hair for Supporting the Assessment of Abstinence and Chronic Alcohol Consumption. Drug Test Anal. Pubblicato online il 28 settembre 2026. DOI: 10.1002/dta.70158. PMID: 42806274.

[7] Popova S, Charness ME, Burd L, et al. Fetal alcohol spectrum disorders. Nat Rev Dis Primers. 2023;9:11. DOI: 10.1038/s41572-023-00420-x. PMID: 36823161.

[8] Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Consumo di alcol in gravidanza e disordini dello spettro feto-alcolico: il nuovo factsheet OMS/UNICEF. 30 luglio 2026. Fonte istituzionale ISS.

[9] Bruguera C, Segura-García L, Okulicz-Kozaryn K, et al. Prevention of alcohol exposed pregnancies in Europe: the FAR SEAS guidelines. BMC Pregnancy Childbirth. 2024;24:246. DOI: 10.1186/s12884-024-06452-9. PMID: 38582887.

[10] La Maida N, Di Giorgi A, Pellegrini M, et al. Erratum to Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey. Am J Obstet Gynecol MFM. 2023;5(9):101059. DOI: 10.1016/j.ajogmf.2023.101059. PMID: 37481461.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Etilglucuronide. 2021.

[PB2] Paolo Berretta. EtG nel meconio e alcol in gravidanza: studio 2026. 2026.

[PB3] Paolo Berretta. Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey. 2023.