Nuove sostanze psicoattive: sistemi di allerta e normative europee nel nuovo Rapporto.

Un nuovo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità analizza i sistemi di allerta precoce, i modelli legislativi e i processi decisionali adottati in Europa e a livello internazionale per affrontare la diffusione delle nuove sostanze psicoattive. Un contributo scientifico che mette al centro la necessità di trasformare rapidamente le informazioni tossicologiche ed epidemiologiche in interventi di prevenzione e tutela della salute pubblica.

Il mercato delle droghe sta cambiando a una velocità che pone nuove sfide alla sanità pubblica, ai laboratori di tossicologia, alle autorità regolatorie e ai sistemi di sorveglianza. La continua comparsa di nuove sostanze psicoattive, spesso caratterizzate da strutture chimiche modificate e da effetti non ancora pienamente conosciuti, rende sempre più complesso individuare tempestivamente i rischi e adottare misure adeguate.

È in questo scenario che si inserisce il Rapporto ISTISAN 26/24, dal titolo “Nuove sostanze psicoattive: analisi dei sistemi di allerta, modelli normativi e meccanismi decisionali in ambito europeo e internazionale”, pubblicato nel 2026 dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) [1].

Il volume, realizzato da ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS e dell’Università Politecnica delle Marche, propone un’analisi dei principali strumenti adottati per identificare le sostanze emergenti, valutarne la pericolosità e definire le risposte istituzionali.

Il punto centrale è che individuare una nuova droga non significa automaticamente essere pronti a gestirne i rischi. Tra il riconoscimento di una molecola, la conferma analitica, la valutazione dei possibili danni e l’adozione di misure di controllo esiste un percorso scientifico e decisionale che deve essere sufficientemente rapido, affidabile e coordinato.

Nuove sostanze psicoattive: perché rappresentano una sfida per la salute pubblica

Le nuove sostanze psicoattive (NSP), note internazionalmente come New Psychoactive Substances (NPS), comprendono sostanze di origine sintetica o naturale non sottoposte, al momento considerato, ai controlli previsti dalle Convenzioni internazionali ONU del 1961 e del 1971, ma potenzialmente capaci di provocare rischi sanitari e sociali comparabili a quelli delle droghe già controllate.

Il termine “nuove” non indica necessariamente molecole appena sintetizzate. In molti casi si tratta di composti conosciuti da tempo, sviluppati originariamente per finalità scientifiche o farmaceutiche, che compaiono successivamente nel mercato illegale.

Il rapporto evidenzia come la continua modifica delle strutture chimiche costituisca uno degli elementi più problematici del fenomeno. Una variazione molecolare anche limitata può determinare effetti farmacologici differenti, modificare la tossicità e rendere più difficile l’identificazione attraverso le metodiche analitiche disponibili.

A questo si aggiunge la diversificazione delle modalità di commercializzazione. Le NSP possono essere presenti in polveri, compresse, liquidi per sigarette elettroniche, prodotti alimentari, preparazioni adulterate o medicinali contraffatti.

La conseguenza è una maggiore incertezza per chi consuma queste sostanze e, parallelamente, una crescente complessità per le strutture sanitarie chiamate a riconoscere e trattare le intossicazioni.

Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dai nuovi oppioidi sintetici. Le famiglie dei fentanili, dei nitazeni e delle orfine sono oggetto di crescente attenzione per la loro potenza farmacologica e per i rischi associati al consumo, anche inconsapevole. Queste trasformazioni sono approfondite nell’articolo “Nuovi oppioidi sintetici: la mutazione del mercato e la risposta della sanità pubblica”, pubblicato sul sito nel luglio 2026.

Il mercato delle nuove sostanze psicoattive in Europa e in Italia

Una prima parte del Rapporto ISTISAN è dedicata all’evoluzione del mercato delle NSP, attraverso l’esame dei dati disponibili sulla loro diffusione e sulle principali categorie di sostanze monitorate.

Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) nella Relazione europea sulla droga 2026, alla fine del 2025 erano 1.050 le nuove sostanze psicoattive monitorate a livello europeo, delle quali 50 segnalate per la prima volta nel corso dello stesso anno [2].

Questi numeri descrivono la varietà delle sostanze identificate dal sistema di sorveglianza e non devono essere confusi con il numero di persone che ne fanno uso.

Tra le categorie di maggiore interesse sanitario emergono i cannabinoidi sintetici e semisintetici, i catinoni sintetici e i nuovi oppioidi sintetici.

Particolare attenzione viene riservata ai nitazeni e alle orfine, famiglie di oppioidi sintetici che possono presentare una potenza farmacologica estremamente elevata e che sono state associate, in diversi Paesi europei, a intossicazioni gravi e decessi.

Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalla presenza di queste molecole in medicinali contraffatti, commercializzati come prodotti contenenti principi attivi conosciuti, quali ossicodone o alcune benzodiazepine.

La situazione italiana

Il rapporto riporta anche dati specifici per l’Italia.

Nel 2025 il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (NEWS-D) ha notificato 92 nuove sostanze psicoattive circolanti nel mercato nazionale, con un incremento di circa il 16% rispetto al 2024 [1].

Le categorie più rappresentate sono risultate i cannabinoidi sintetici e semisintetici, pari al 30% delle NSP segnalate, e i catinoni sintetici, pari al 17%.

Secondo lo studio ESPAD Italia 2025, il 5,7% degli studenti di età compresa tra 15 e 19 anni ha dichiarato di aver consumato almeno una NSP nell’ultimo anno.

Si tratta di indicatori differenti, che descrivono rispettivamente le sostanze identificate attraverso la sorveglianza e la prevalenza di consumo riferita dalla popolazione studentesca.

Per approfondire il significato dei dati nazionali e le modalità operative della rete, è disponibile l’analisi “Droga: il 2025 del NEWS-D”, dedicata alla struttura, al funzionamento e alle principali attività del sistema italiano di allerta.

Per quanto riguarda i nuovi oppioidi sintetici, il rapporto documenta segnali che richiedono particolare attenzione, pur senza descrivere una diffusione generalizzata in Italia paragonabile a quella osservata in alcune aree europee.

Il significato di questi risultati risiede soprattutto nell’importanza di mantenere attivi sistemi di sorveglianza capaci di intercettare tempestivamente fenomeni emergenti, anche quando la loro diffusione appare ancora limitata.

Dall’EMCDDA all’EUDA: l’evoluzione del sistema europeo di allerta precoce

Uno dei capitoli centrali del volume ricostruisce l’evoluzione dell’Early Warning System (EWS), il sistema europeo di allerta precoce sulle nuove sostanze psicoattive.

Il sistema nasce formalmente nel 1997 come meccanismo di cooperazione per lo scambio di informazioni sulle nuove droghe sintetiche. Nel corso degli anni è stato progressivamente potenziato, integrando dati provenienti dai sistemi sanitari, dai laboratori tossicologici e forensi, dalle autorità di polizia e dalle reti scientifiche nazionali.

Un passaggio particolarmente importante si è verificato il 2 luglio 2024, con l’entrata in funzione dell’European Union Drugs Agency (EUDA), istituita dal Regolamento (UE) 2023/1322 in sostituzione dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) [3].

Il nuovo mandato rafforza le funzioni dell’Agenzia, ampliando le capacità di monitoraggio, valutazione delle minacce, preparazione alle emergenze e supporto alle decisioni.

Il rapporto descrive il passaggio da un modello prevalentemente orientato alla raccolta e all’analisi delle informazioni a un sistema maggiormente rivolto alla loro utilizzazione operativa.

L’obiettivo non è soltanto conoscere il fenomeno, ma contribuire a riconoscere precocemente le situazioni di rischio, sostenere gli interventi di sanità pubblica e migliorare il coordinamento tra gli Stati.

Il collegamento tra le attività di sorveglianza e le successive decisioni di controllo è approfondito anche nell’articolo “NPS: dal sistema di allerta alle norme europee”, che ricostruisce l’evoluzione normativa e istituzionale del sistema europeo.

Come funziona un sistema di allerta sulle nuove droghe

Il funzionamento dell’EWS si fonda sull’integrazione di informazioni provenienti da fonti diverse.

Un laboratorio può identificare una sostanza mai rilevata in precedenza. Un pronto soccorso può segnalare un episodio di intossicazione anomala. Un centro antiveleni può rilevare una serie di casi con caratteristiche simili, mentre le Forze dell’ordine possono individuare una nuova molecola in materiale sequestrato.

Presi singolarmente, questi elementi possono offrire un quadro parziale. Collegati attraverso una rete di sorveglianza, possono invece consentire di riconoscere un fenomeno emergente.

Come illustrato dall’EUDA nella documentazione ufficiale sul funzionamento dell’Early Warning System europeo, il percorso comprende la rilevazione e la notifica della sostanza, la verifica delle informazioni disponibili, il monitoraggio degli eventuali eventi avversi e, quando necessario, l’avvio di una valutazione formale del rischio [4].

La valutazione considera non soltanto gli aspetti chimici e tossicologici, ma anche la diffusione della sostanza, le modalità di consumo, il potenziale di abuso e le conseguenze sanitarie e sociali.

Le informazioni raccolte possono quindi contribuire all’adozione di misure di prevenzione, comunicazione del rischio e controllo normativo.

Il valore del sistema consiste nella capacità di trasformare segnali inizialmente frammentari in informazioni scientificamente utilizzabili per la decisione.

Questa impostazione trova un precedente nelle attività del Sistema Nazionale di Allerta Precoce italiano, descritte anche nella pubblicazione scientifica “Sistema Nazionale di Allerta Precoce: una piattaforma web per il contrasto alla diffusione delle nuove sostanze psicoattive”, pubblicata nel 2021 su Biochimica Clinica.

Il ruolo dei laboratori e del sistema italiano NEWS-D

Il rapporto dedica ampio spazio ai laboratori di tossicologia clinica e forense, che rappresentano una componente essenziale dei sistemi di allerta.

La disponibilità di metodiche analitiche sensibili, specifiche e continuamente aggiornate è determinante per identificare le sostanze emergenti, soprattutto quando si tratta di composti per i quali non sono ancora disponibili standard di riferimento consolidati.

Tecniche come la cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa e la spettrometria di massa ad alta risoluzione permettono di migliorare l’identificazione delle molecole e la caratterizzazione delle loro strutture chimiche.

Tuttavia, il dato analitico deve essere interpretato nel contesto clinico, epidemiologico e forense.

Questo tema è approfondito nel Rapporto ISTISAN 26/8, dedicato alle linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e delle nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche, che affronta la standardizzazione delle analisi su sangue, urina, saliva e capelli.

Un ulteriore riferimento è rappresentato dalle procedure operative standard per la determinazione di sostanze d’abuso in matrici biologiche, sviluppate per migliorare l’affidabilità e la comparabilità dei risultati nella tossicologia clinica e forense.

In Italia, il NEWS-D costituisce lo strumento di riferimento per la sorveglianza e l’allerta rapida sulle minacce droga-correlate. La sua attività si inserisce nel collegamento con il sistema europeo e con le altre reti di monitoraggio.

Il Punto Focale Nazionale italiano della rete REITOX è incardinato presso il Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso le competenze del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, contribuisce alle attività scientifiche e tossicologiche necessarie alla valutazione dei segnali.

Un importante aggiornamento istituzionale è rappresentato dal DPCM 7 luglio 2026, n. 156, entrato in vigore il 18 settembre 2026, che disciplina l’organizzazione e il funzionamento del sistema nazionale. Le principali disposizioni sono illustrate nell’approfondimento “DPCM 156/2026: come cambia il sistema NEWS-D sulle droghe”.

Come cambiano le leggi sulle nuove sostanze psicoattive in Europa

Uno degli aspetti più significativi del Rapporto ISTISAN 26/24 è l’analisi comparativa delle normative adottate nei Paesi europei.

La comparsa continua di nuove molecole ha infatti evidenziato i limiti dei sistemi tradizionali fondati esclusivamente sull’inserimento di ogni singola sostanza negli elenchi delle droghe sottoposte a controllo.

Il rapporto prende in esame gli ordinamenti dei Paesi appartenenti alla rete europea REITOX e approfondisce anche il quadro normativo del Regno Unito.

Dalla comparazione emergono tre principali approcci.

La classificazione individuale

È il modello fondato sull’identificazione specifica di ciascuna sostanza e sul suo inserimento nelle tabelle normative.

Questo sistema garantisce un elevato grado di precisione giuridica, poiché individua in maniera puntuale le molecole sottoposte a controllo.

Il principale limite consiste nella necessità di aggiornare continuamente gli elenchi, seguendo la comparsa di nuove varianti chimiche.

Il controllo generico per famiglie chimiche

Alcuni Paesi hanno introdotto sistemi che consentono di sottoporre a controllo intere categorie di sostanze caratterizzate da strutture molecolari comuni.

Questo approccio permette di intervenire anche su composti non ancora identificati individualmente, purché riconducibili alle definizioni chimiche previste dalla normativa.

La classificazione generica può rendere più tempestiva la risposta regolatoria, ma richiede definizioni sufficientemente precise per evitare incertezze interpretative.

I sistemi basati sugli analoghi e le misure temporanee

Altri ordinamenti prevedono il controllo di sostanze strutturalmente o farmacologicamente simili a quelle già vietate.

In alcuni Paesi sono inoltre previste misure temporanee o procedure accelerate che permettono di intervenire in presenza di un rischio emergente, in attesa del completamento della valutazione scientifica e dell’eventuale classificazione definitiva.

La comparazione mostra come non esista un unico modello legislativo valido per tutti i contesti.

La questione fondamentale è individuare strumenti capaci di bilanciare tempestività, certezza giuridica, proporzionalità e solidità delle evidenze scientifiche.

Per un approfondimento specifico sui diversi ordinamenti nazionali è possibile consultare l’articolo “NPS e normative nei Paesi della rete REITOX”, dedicato allo studio comparativo pubblicato nel 2026 sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità.

La valutazione del rischio: il collegamento tra scienza e decisione normativa

Un aspetto trasversale all’intero rapporto riguarda i processi decisionali attraverso i quali una nuova sostanza viene sottoposta a misure di controllo.

L’identificazione chimica, da sola, non è sufficiente a stabilire quali interventi siano necessari.

Le autorità devono poter considerare le caratteristiche farmacologiche e tossicologiche, gli eventuali episodi di intossicazione, i danni documentati, le modalità di diffusione e la disponibilità di informazioni scientifiche attendibili.

Questa valutazione può risultare particolarmente difficile quando le sostanze sono appena comparse sul mercato e le conoscenze disponibili sono ancora limitate.

Il rapporto evidenzia quindi l’importanza di un approccio fondato sull’integrazione delle evidenze, capace di considerare anche le incertezze scientifiche.

Una decisione troppo lenta può ritardare interventi utili alla prevenzione. Al contrario, una decisione non sufficientemente documentata può determinare criticità giuridiche e applicative.

La qualità del processo decisionale dipende pertanto dalla trasparenza dei criteri adottati, dall’affidabilità delle informazioni e dalla possibilità di aggiornare le valutazioni quando emergono nuove conoscenze.

Un nuovo fronte della sorveglianza: i precursori chimici

Il Rapporto ISTISAN approfondisce anche un ambito di crescente interesse: il monitoraggio dei precursori chimici impiegati nella produzione illecita delle droghe sintetiche.

Si tratta di sostanze utilizzate nei processi di sintesi che, pur non avendo necessariamente effetti psicoattivi, possono essere impiegate per produrre molecole destinate al mercato illegale.

Il nuovo mandato dell’EUDA attribuisce maggiore attenzione a questo settore, anche attraverso strumenti specifici di valutazione, come i Precursor Assessment Reports.

L’obiettivo è migliorare la capacità di riconoscere i rischi prima che le sostanze finite raggiungano il mercato dei consumatori.

Questa prospettiva amplia il significato della sorveglianza: non soltanto individuare i prodotti già in circolazione, ma acquisire informazioni utili sulle dinamiche della loro produzione e distribuzione.

La dimensione internazionale: ONU, WHO e sistemi globali di monitoraggio

L’ultima parte del rapporto colloca il fenomeno delle nuove sostanze psicoattive in una prospettiva internazionale.

La regolamentazione delle droghe si fonda sulle Convenzioni delle Nazioni Unite del 1961, 1971 e 1988, che definiscono il quadro generale degli obblighi internazionali in materia di controllo delle sostanze stupefacenti, psicotrope e dei relativi precursori.

Un ruolo importante è svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), attraverso l’Expert Committee on Drug Dependence (ECDD), che produce valutazioni scientifiche e raccomandazioni sui controlli internazionali delle sostanze.

Le attività di questo organismo e le relative valutazioni sono documentate anche nel 48° rapporto del Comitato di esperti dell’OMS sulla dipendenza da droghe, pubblicato nel settembre 2026 [5].

Parallelamente, l’United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) contribuisce al monitoraggio globale delle nuove sostanze psicoattive e alla circolazione delle informazioni attraverso l’Early Warning Advisory on New Psychoactive Substances, una piattaforma internazionale dedicata alla raccolta e alla condivisione delle conoscenze sulle sostanze emergenti [6].

Questi livelli di cooperazione assumono particolare importanza perché la comparsa di una nuova sostanza in un Paese può rappresentare un segnale anticipatore di rischi destinati a manifestarsi anche in altri territori.

La disponibilità di dati comparabili, procedure condivise e comunicazioni tempestive costituisce quindi un requisito fondamentale per rafforzare la prevenzione a livello internazionale.

Perché questo rapporto è importante per la prevenzione

Il contributo del Rapporto ISTISAN 26/24 non si limita alla descrizione del fenomeno delle nuove droghe.

Il documento propone una lettura integrata dei diversi strumenti che concorrono alla tutela della salute pubblica: identificazione analitica, sorveglianza epidemiologica, valutazione del rischio, cooperazione istituzionale e regolamentazione.

L’analisi evidenzia inoltre un aspetto spesso sottovalutato: l’efficacia di un sistema di allerta dipende anche dalla qualità della comunicazione.

Un’informazione scientificamente corretta, ma trasmessa troppo tardi o in una forma non adeguata ai destinatari, può perdere parte della propria utilità preventiva.

I professionisti sanitari devono disporre di informazioni pertinenti per riconoscere e gestire le intossicazioni. I laboratori devono poter aggiornare le proprie metodiche. Le autorità devono ricevere elementi affidabili per orientare le decisioni.

Anche la popolazione deve poter accedere, quando necessario, a comunicazioni comprensibili, proporzionate e prive di allarmismi ingiustificati.

In questa prospettiva, la comunicazione del rischio non rappresenta un’attività accessoria, ma una componente della risposta di sanità pubblica.

Verso sistemi di allerta più integrati e decisioni basate sulle evidenze

Le conclusioni del rapporto richiamano la necessità di una maggiore armonizzazione dei sistemi di sorveglianza, dei criteri di valutazione del rischio e dei processi decisionali.

L’obiettivo non è necessariamente uniformare tutte le legislazioni nazionali, ma rafforzare la coerenza degli approcci, la trasparenza delle procedure e la capacità di condividere informazioni scientifiche affidabili.

Le nuove sostanze psicoattive continueranno verosimilmente a evolversi, adattandosi alle trasformazioni dei mercati, alle modalità di distribuzione e alle misure di controllo.

Per questo motivo, la risposta delle istituzioni deve mantenere un’elevata capacità di aggiornamento e di cooperazione.

La sfida non consiste soltanto nel riconoscere una nuova sostanza, ma nel comprendere tempestivamente quando la sua comparsa rappresenti una minaccia concreta e quali interventi siano proporzionati alle evidenze disponibili.

Il Rapporto ISTISAN 26/24 offre un contributo a questa riflessione, proponendo un quadro di riferimento utile per ricercatori, professionisti sanitari, laboratori, autorità regolatorie e decisori pubblici.


Il rapporto, gli autori e le istituzioni coinvolte

Il volume “Nuove sostanze psicoattive: analisi dei sistemi di allerta, modelli normativi e meccanismi decisionali in ambito europeo e internazionale” è stato pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità nella collana Rapporti ISTISAN, numero 26/24, anno 2026.

Autori: Maria Rosaria Varì, Valeria Aquilina, Guglielmo Rezza, Giorgia Iacobone, Francesco Tavoletta, Francesco Paolo Busardò, Paolo Berretta, Simona Pichini e Silvia Graziano.

Affiliazioni: Centro Nazionale Dipendenze e Doping, Istituto Superiore di Sanità, Roma; Università Politecnica delle Marche, Ancona.

Il documento è stato realizzato nell’ambito delle attività collegate all’accordo di collaborazione tra Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità per il progetto “Regolamentazione delle NPS: modelli europei e ipotesi di nuovi indirizzi per un approccio armonizzato a livello europeo – eLEX-NPS”.

Ho partecipato alla realizzazione del rapporto in qualità di coautore, nell’ambito delle attività scientifiche del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.

Riferimenti bibliografici

[1] Varì MR, Aquilina V, Rezza G, Iacobone G, Tavoletta F, Busardò FP, Berretta P, Pichini S, Graziano S. Nuove sostanze psicoattive: analisi dei sistemi di allerta, modelli normativi e meccanismi decisionali in ambito europeo e internazionale. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2026. Rapporti ISTISAN 26/24.

[2] European Union Drugs Agency. New psychoactive substances – the current situation in Europe. European Drug Report 2026. Lisbon: EUDA; 2026.

[3] Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea. Regolamento (UE) 2023/1322 del 27 giugno 2023 riguardante l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA).

[4] European Union Drugs Agency. The EU Early Warning System on new psychoactive substances (NPS). EUDA.

[5] World Health Organization. WHO Expert Committee on Drug Dependence: forty-eighth report. Geneva: WHO; 2026.

[6] United Nations Office on Drugs and Crime. Early Warning Advisory on New Psychoactive Substances. UNODC.